A volte…

C’erano delle volte che nemmeno sapevo dov’ero, e cosa stessi facendo, e dove stessi andando… e quelle volte erano la maggior parte delle volte… e non è che da quelle volte, sia cambiato poi molto, a dir la verità. Delle volte mi pareva di starmene al posto giusto nel momento giusto e nel giusto modo, ma durava poco; poi tornavo nel dubbio e con il dubbio m’imbulimivo nuovamente di illusione. Mi illudevo di starmene nel posto giusto a fare la cosa giusta nel giusto modo… continuamente. Allora era così, delle volte. Adesso non saprei…

A volte…

Mi aspettavo altro, lo confesso

Da te mi aspettavo altro, lo confesso;

mi aspettavo che avresti saputo capire di me ciò che io non so nemmeno vedere, e che me lo spiegassi nei dettagli, perlomeno.

Mi aspettavo che mi prendessi sul serio, e non tanto per dire, e che una volta presa(mi) come conviene, ti prendessi tutte le responsabilità del caso, anche quelle che non mi sarei mai e poi mai presa io fossi stata al posto tuo, non c’è bisogno di dirlo, ma te lo devo dire lo stesso.

Da te mi aspettavo quella maturità che non ho mai maturato di mio, perché se l’avessi maturata di mio, che bisogno c’era di aspettarmi la stessa medesima maturità da te, eh?!

Da te mi aspettavo una dichiarazione palese, ma contenuta; chiara, ma non troppo esplicita; romantica, ma non svenevole; diretta, ma non imbarazzante! Eccheccevò?!!

Da te mi sarei aspettata quel mazzo di rose non rosse, ma rosee; non spinose, ma nemmeno finte; non pretenziose, ma perlomeno eleganti; non scialbe, ma nemmeno volgari… delle rose un po’ girasoli, un po’ tulipani, ecco… un mazzo di rose così, almeno questo!

Da te mi aspettavo la profondità pacata di chi sa cogliere l’essenza profonda dell’esistere cosmico, senza cadere nell’effimero sragionare logorroico del filosofo new age!

Da te mi aspettavo quel tocco magico dell’uomo concreto alla Mister Wolf, pratico e pragmatico, che sa risolvermi le situazioni mediocremente contingenti del quotidiano, ma senza annoiarmi facendomi accorgere che il quotidiano, effettivamente, esiste.

Da te mi aspettavo il filo di follia che all’occorrenza sa trasformarsi in esplosiva creatività, ma senza che questo ti facesse sfavillare troppo, coprendo con la tua ombra la mia incommensurabile persona.

Sì, insomma, non volermene, ma devo dirtelo: da te mi aspettavo altro, ecco.

 

 

Mi aspettavo altro, lo confesso

Gratitudine al Tempo che non è

All’alba di un nuovo cammino si spengono gli occhi e si aprono le vie dello stupore, ancora e di nuovo, rinascendo inerme e felicemente, ancora bambina.

Ed è un tempo che ha un valore immenso, questo, apparentemente perduto e nel contempo rinnovato fra gli anfratti di una coscienza che si fa illuminare a macchie, come i sottoboschi che danzano di luce quando i venti sollevano le fronde.

Nei luoghi che più riconosco vi è quella luce, e sa di cannella e nettare, e un po’ di brillantini d’argento, ed è chiara, di un azzurro quasi violento, satura di contentezza e di silenzi che vibrano della musica più sublime, sottile, come i petali delle rose selvatiche lungo i sentieri dei giorni liberi, o le foglie nuove dei frassini sulle rive dei torrenti,

i rovi avvinghiati a se stessi e prostrati, abbracciati ai terreni esposti e scoperti.

Mi permetto di fermarlo, questo tempo, di lasciare che duri, che mi sollevi e mi porti, finché vive, finché sono.

 

Gratitudine al Tempo che non è