Nostalgiche rimembranze

Rigare di segni superfici effimere non è più come vergare con liquido scuro superfici più o meno ruvide al tatto. Il pensiero viene affidato al pensiero, trasmesso dall’impalpabile lampeggiare di micropixel e di elettronici rimandi. Niente odori pregnanti di cellulosa e tannini, nessun sfioramento di materia calda e rassicurante al tatto; è il tickettare su tasti freddi di plastica dura, il rimando di colori luminosi e distanti. E’ un altro dire, questo. Non è più lo stesso dire.

Tuffarsi in una boccetta di inchiostro azzurro e riemergerne per rotolarsi con i vestitit pregni e inzuppati di pigmenti e colore su superfici immacolate e limpide di morbida carta vergine! Questo era il mio sogno di bambina e forse un giorno lo realizzo! Ci faccio un bel lavoro, un giorno. Quando sarò più grande! Sicuro!

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