Ricordid’infanziaricordisbagliati

Appoggiavano la scala sempre un po’ troppo distante per me che avevo le gambe più corte; loro con un balzo erano sui tetti e potevano cominciare a giocare. Io arrivavo sempre due minuti dopo, che lo sforzo di allungarmi e non perdere l’equilibrio richiedeva un minuto di concentrazione. Una volta caddi; si trattava di ben tre metri. Non dissi nulla, non dissi delle botte, finsi di stare bene. Mi alzai da terra, piano, spostai la scala quel tanto che mi serviva, con la schiena e la spalla che mi facevano male, poi salii. E cominciai a giocare, con una spalla rotta.

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