Uncasodimalcelatoorgoglioediunamancataredenzione

C’è stato un tempo in cui pensavo seriamente di volermi redimere, perchè mi sentivo poco colpevole e per questo poco degna, ma non riuscivo a trovare in me le risposte necessarie; mi sforzavo, davvero, ma c’era qualcosa in me che non mi permetteva di comprendere, seppure c’era chi quotidianamente tentava di farmi capire che io ero colpevole, irrimediabilmente e profondamente colpevole. E vedevo che invece tutti gli altri comprendevano benissimo,sembrava, e per questo mi sentivo ancor più indegna, ma per nulla colpevole, diciamolo.

Mi rivolsi al mio confessore che mi disse che peccavo d’orgoglio, fra le altre molte, moltissime mancanze. Allora decisi che dovevo cambiare, che dovevo essere più umile e sentirmi colpevole. Ma il senso di confusione non mi lasciò e la colpa non fece capolino nel mio sentire. Allora tornai dal mio confessore chidendogli consiglio, ancora, perchè proprio non capivo come potevo fare per sentirmi un po’ più colpevole e gli dissi che volevo assolutamente essere umile, ma non ci riuscivo mica, seppure ogni giorno mi si diceva che è proprio così che avrei dovuto sentirmi.

Gli chiesi anche come aveva fatto a capire che il mio più grande peccato fosse proprio l’orgoglio, perchè io nella mia ignoranza delle cose del Mondo mica lo potevo sapere, il perchè; mi disse che una che pretendeva di essere più umile della media delle persone umili, per forza doveva peccare d’orgoglio.

Ah… ecco, dissi.

Mi confuse ancora un po’, lo confesso, e per anni vagai ed errai in solitudine, non avendo ben capito se sono troppo umile o troppo orgogliosa. Poi, un giorno, svegliandomi all’alba al cinguettare di una cincia o allo starnazzare di un’ oca, non ricordo bene, trovai la spiegazione ai miei tormentosi dubbi e formulai dentro di me, nel mio profondo, il mio credo che forse mi venne suggerito in sogno, o forse in qualche altra circostanza, non so bene; il mio credo da quel giorno fu: “Francamente me ne infischio!!”

Andai dal mio confessore che trovai parecchio invecchiato, ma ben pasciuto, addormentato sulla panchina all’ombra del glicine del giardino, con le mani grassoccie incrociate sul ventre prominente. Lo svegliai con entusiasmo e gli comunicai la lieta novella, gli dissi che avevo trovato le mie risposte!

Lui mi guardò speranzoso, mi parve, e mi chiese se per caso non avessi sentito la chiamata. No, dissi io, non di recente perlomeno… poi confessai: ma è anche vero che tengo spesso il cellulare spento.

Lui mi guardò con gli occhi sgranati che strabuzzavano tondi dalla sua faccia pasciuta e tonda; sbottò dicendo che ero posseduta, che non avevo speranze! Così disse. Fu allora che ebbi le mie conferme e mi sentii finalmente veramente sollevata, coerente con il mio credo; lo salutai con rispetto, con un inchino come conviene fare al cospetto di un confessore e quando fui sulla porta del cancello del giardino mi voltai e gli dissi: “Don, in tutta sincerità, io… francamente me ne infischio!!

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9 pensieri su “Uncasodimalcelatoorgoglioediunamancataredenzione

      1. mellie ha detto:

        E quindi niente, c’è un che di presuntuoso effettivamente nel voler essere umili a tutti i costi. Forse l’unica cosa che quello lì ha detto giusta!

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