C’eraunavoltaunamarascaeunagallina

Guardavo le galline razzolare libere nei prati e sui cumuli di letame, un tempo, e pensavo che quelle, con la loro piccola testa, con il loro razzolare da mattina a sera, davvero dovevano essere felici, solo che non lo sapevano, forse. O forse sì, non so. Mi sarebbe piaciuto trasformarmi in una gallina e provare ad essere felice. E poi, un giorno, mentre leggevo il Mago di Oz sotto un albero, una marasca cadde a terra distraendomi un attimo e in quell’attimo mi chiesi se non ci fosse qualche essere invisibile che mi stesse osservando, pensando che io dovevo essere proprio un essere felice, forse, lì sotto all’albero a leggere di nascosto il mio libro. Forse lo ero, ma se lo ero non me lo ricordo. E pensai che chissà se quell’essere invisibile non avrebbe voluto prendere il mio posto. Pensai che se quell’essere mi avesse lasciato prendere la sua invisibilità, io gli avrei lasciato prendere volentieri il mio posto. Ma lui fu timido e non mi chiese mai di prendere il mio posto. Io non sapevo come contattarlo e così continuai a leggere e ognuno rimase quello che era.

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11 pensieri su “C’eraunavoltaunamarascaeunagallina

  1. il concetto di felicità, così come quello di Dio, credo che in occidente abbia fatto più danni che altro
    viviamo in una società in cui vi è un obbligo di essere felici, chi non lo è passa per disturbato e necessita di cure farmacologiche o di igiene mentale
    recentemente mi è stato chiesto di rfilettere sul fatto “cultura” significa essenzialmente il culto dominante, del momento, per cui un dato mutabile nel tempo e nei luoghi e certamente non un dato naturale che si ah ain sè perchè esseri umani
    questo per dirti che semmai felicità esista, quella credo sia proprio accettare e godere dell’essere chi si è, senza invidiare galline o esseri invisibili

    1. non era invidia… forse curiosità. Ci penso ancora.Penso ancora a come potrebbe essere se si fosse altro.Ci penso sempre. Non ha niente a che vedere con l’invidia. Si tratta di qualche cosa di molto, molto più interessante.

        1. tu lo sai fare, lo puoi fare, presumo, perchè sai esattamente chi e cosa sei. Chi non ha bisogno di cercarsi è già dove vuole e deve essere, suppongo. Di mio non so ancora chi sono, di preciso… e nemmeno so come potrei essere, di conseguenza, o se mi vado bene così. E a dirla tutta, non invidio molto chi vive di certezze, perchè se una cosa ho potuto vedere fino ad oggi è che la Vita non consente di avrene troppe per troppo tempo; prima o poi ti stupisce, nel bene o nel male.
          E detto questo, non si cerca per avere un tornaconoto in termini di “utilità”; si cerca perchè, personalmente, trovo di non avere alternative più valide e mi piace così.

          1. Cercare, e ricercare, è vivere. Certezze o no, se si smette di crescere è finita. Anche io ho la mia buona parte di certezze, una su tutte: la vita è impermanente non ci si può ancora a nessun pensiero!

            1. In un certo senso il tuo pensiero mi rassicura poco, perchè le certezze mi rendono diffidente… ma se stanno così le cose, se la vita è impermanente, meglio non fare troppo affidamento sul tuo pensiero. 😛 E per amor di chiarezza: amo le contraddizioni.

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