Unmodocomeunaltroperprendersilerivincitedovute

Ero una bambina molto piccola, mi pare. Convintissima di avere il potere di volare a cavalcioni di una scopa! Ma proprio ne ero assolutamente sicura. Mi mettevo nelle notti di Luna piena a fare i miei tentativi di volo nel bel mezzo di una grande prato. Era un posto bellissimo, che adesso è diventato un giovane bosco.

Aspettavo di decollare e mi dicevo che se non accadeva era solo perchè qualcosa mi sfuggiva; mi dicevo che mi mancava qualche parola nella formula magica, che il rito peccava di qualche passaggio e così mi inventavo altre parole e altri passaggi per completare il rito, prendendo appunti sul mio libro magico per non dimenticarmi nulla. E da una Luna piena all’altra continuavo a provare a decollare.

Mi dicevo che più tentativi facevo e più aumentavano le possibilità di riuscire.Poi qualcuno rovinò tutto. Fu il solito adulto che sapeva il fatto suo e che si infastidiva molto nel vedermi dedicare con tanta convinzione ad un “gioco tanto stupido”.

Mi spiegarono la matematica ed il calcolo di probabilità con esempi efficaci e comprensibili. Purtroppo io capii. Mi incazzai moltissimo e lasciai perdere la scopa; accadde però che dentro avvertissi una sorta di rancoroso malumore, dovuto, presumo, all’impossibilità di sfogare la delusione una volta messa di fronte all’inevitabile realtà delle cose. Mi pareva ingiusta tutta quella faccenda della realtà delle cose. E la realtà era che le probabilità che io potessi volare a cavalcioni di una scopa erano parecchio remote, diciamocelo.

Il giorno dopo mi dedicai alla palla di cristallo. Presi spunto da uno dei libri che mi regalò mia zia e che leggevo e rileggevo in continuazione. Fu una scelta oculata meditata durante la notte; pensai al giorno in cui qualcuno mi avrebbe detto chiaramente che non funzionava, che erano solo storie di immaginazione e superstizione.

Pensavo a quando mi avrebbero spiegato il motivo razionale per cui in una palla di cristallo non ci potevo vedere il futuro. Mentre facevo questo pensiero, però, dentro, io sorridevo compiaciuta.

Mi dissi che perlomeno, quando sarebbe accaduto, avrei avuto la soddisfazione non indifferente di gettare la palla di cristallo a terra, vedendola scoppiare in mille pezzettini. Andai al mercatino dell’usato con la zia ignara e generosa, la stessa che mi regalava i libri. Dopo un breve periodo di ricerca la trovammo; doveva essere di cristallo, non di vetro. La zia la pagò un occhio, ma era una cosa necessaria da fare e lei, la zia, lo capì.

Ci guardavo dentro ogni sera prima di andare a dormire, cercando di vederci il futuro, ma niente… ogni volta fingevo di essere contrariata e mi alzavo con fare stizzoso e deluso. Lo facevo in maniera un po’ troppo teatrale, forse, ma serviva perchè tutti capissero che c’era qualcosa che non andava, perchè prima o poi qualche adulto saccente mi chiedesse che cosa avevo e si mettesse a ridere della mia ingenuità e creduloneria e con fare paziente e bonario, usando argomenti razionali e convincenti, mi spiegasse perchè in una palla di cristallo è impossibile vederci il futuro. Li aspettavo al varco.

Oggi mi rendo conto che forse non ero del tutto consapevole, non mi rendevo conto del perchè stessi facendo tutto ciò, ma sapevo che ra la cosa giusta da fare, per “rimettere le cose a posto”.

L’adulto prescelto fu un amico di famiglia che una sera d’estate venne a cena su invito di mia madre. Si soffermò a lungo a spiegarmi il perchè ed il percome. Io lo guardavo, annuivo. Quando finì di dirmi come stavano realmente le cose gli sorrisi, credo, presi la palla di cristallo fra le mani, salii le scale del soggiorno, sollevai le braccia sopra la mia testa e scagliai la palla di cristallo con tutta la forza che avevo nel bel mezzo del salotto sottostante. Il botto fu memorabile, meraviglioso; un PPOFFF che mi rese una gioia indescrivibile!

Rimasi a guardarla per qualche minuto dall’alto; tutta quella palla stronza e muta adesso se ne stava sparsa ovunque e l’amico di famiglia se ne stava lì in fondo alle scale a guardarmi sbigottito, con la bocca aperta, gli occhi fissi… anche quella faccia da ebete mi rese felice! Io lo guardavo con un sorriso maligno, suppongo… un sorriso da piccola strega!

Il resto non fu che un’ovvia conseguenza: urla, scene da tragedia greca da parte di mia nonna, urla isteriche da parte di mia madre, qualche strattone… macchissenefrega! Io mi ero presa la mia rivincita e andai a dormire senza cena, sorridendo, e sorrisi per almeno una settimana credo… sorrido anche adesso, se ci ripenso!

Annunci
Unmodocomeunaltroperprendersilerivincitedovute

2 pensieri su “Unmodocomeunaltroperprendersilerivincitedovute

  1. capita che le cose si mettano a posto da sole. più spesso, quando ci mettiamo mano, creiamo un caos organizzato che solo l’amor proprio ci fa definire ordine. il resto sono palle di vetro, come dici tu, lanciate…

  2. lanciare le palle di vetro però non è casuale… lo si fa perchè lo si vuole fare. Crea un po’ di caos, ma fa anche sorridere molto, dentro… A me piacciono i greci, che frantumano i bicchieri dopo averli svuotati, ad esempio. 😀 Mi stanno simpatici.
    Grazie per la musica, per il video del film, che sono belli!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...