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Capita di inciampare e finire con la faccia a terra, a volte, e poi il naso che sente l’odore dei passi si storce un po’, di curiosità, se non altro. Può capitare di starci così vicino al sottosuolo che ti viene da appoggiare l’orecchio ed ascoltare, perchè lo hai visto fare agli indiani nei film western e ti piace provare.

Allora lo senti brulicare, probabilmente, e ci scaveresti un po’, giusto perchè ti chiedi cos’è che lo smuove. Pensi che lo puoi fare piano, piano, con le dita che prendono a muoversi appena affondando le unghie e ti contorci come fanno i serpenti della sabbia o i pesci sul fondo del mare, per affossarti di più e nasconderti un po’, ancora un po’, più sotto.

E quando scendi lì sotto a forza di scavare, ti fermi e ascolti e ci sono altri animali che scavano, forse dei roditori. Adesso sei abbastanza sotto e vedi il buio e diventi buio. Ti immagini i denti gialli dei topi, delle arvicole, delle talpe: denti piatti, famelici. Ascolti le loro zampe frenetiche affondare nella terra, li senti; ciottoli e sassi smossi, radici strappate, linfa lattiginosa che sgorga e si perde, sangue degli esseri verdi che gocciola da mille, piccole ferite sfilacciate.

Senti il liquido d’acqua che s’insinua fra i pori oscuri e gli anfratti e le fessure profonde e lo senti sparire, forse in qualche fiume che scorre ancora più sotto. Pensi che vorresti essere più liquida, per fare meno fatica. A sto fatto di fare meno fatica ci pensi sempre. No, è che per scorrere via, sarebbe meno faticoso essere liquidi, che startene lì a scavare, con un corpo troppo solido, ingombrante e per nulla adatto alla vita sotto terra, ma forse nemmeno sulla Terra.

Poi il brulicare dei lombrichi che mangiano la terra nera e la riproducono in cumuli di merda fertili, utili; mica come quella che si produce lassù, pensi. Senti sotto i polpastrelli  coleotteri lisci e rotondi, le zampe forti e le mandibole impietose che afferrano, frantumano e bocche fameliche ingoiano e procedono.

Consideri il fatto che sei un essere abbastanza inutile laggiù, fintantoché sei viva; poi ti ricredi e consideri il fatto che lì sotto sei fuori posto, ma lo sei né più, né meno di come lo eri lassù, avvolta da sudari di incompiutezza, compressa da chiacchiere delle quali ormai osservi solo le salive innaffiare l’aria, e sacchi di supponenza accumulati ad arginare paure, con le mani compresse sulla bocca a tenerti le parole in gola ed i pensieri lasciati a stuprarti l’anima.

Francamente, dovendo fare un bilancio d’inutilità, lì sotto potresti quantomeno essere un oggetto fertile, una volta spenta. Ma opti per la naturalità delle cose e ritorni al tuo posto, ti alzi e te ne vai ad occupare la superficie, probabilmente a tuffarti in mare, per toglierti quella terra di dosso.

E mentre nuoti pensi che oggettivamente parlando,vivere come un lombrico avrebbe più senso.

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5 pensieri su “Quandochiamiilsottosuoloorispondelasegreteriaolotrovitroppooccupato

    1. …a me pare, invece, che di questi mondi in noi ce ne siano molti più di quanti ne riusciamo a pensare e comprendere ed è molto difficile che ognuno smetta di credere che ne è il centro, perchè la percezione è di chi osserva ed è vero che dovrebbe essere oggettivo il pensiero che ne deriva, per poter essere compreso veramente, ma è pur sempre filtrato dall’umano. L’umano non è infallibile, non è perfetto e anche se ci prova, non sa mettere davvero ordine, quindi non sa davvero comprendere. Ha necessità di un punto focale, di un punto di vista e si sente più sicuro se questo è dentro di sè. E tutto questo marasma di mondi che sono in noi e tutto attorno a noi ci confonde parecchio le idee, diciamocelo, ma sono incomprensibili solo se ci sforziamo troppo nel volerli catalogare. A parer mio è meglio scorrere e viverne quanti più possibile, magari smettendo di volerli forzare entro schemi umani troppo piccoli e stretti; così crescono e diventano comprensibili, se non altro perchè ne godiamo la bellezza e attraverso essa riusciamo a sentirli meglio, a capirli, anche. Mi pare un po’ così, in questo momento, ecco.

      p.s. sei molto buono, ti ringrazio

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