MichiamoDamonenonpensiatechesonoilsolitocazzonedaromanzo

Mi chiamo Damon e mi muovo furtivo, solitamente strusciandomi lungo i muri incrostati dei vicoli umidi. Mi chiamo Damon e sguazzo nel fetore, nell’insalubre melma delle nebbie di fogna. E’ il mio nome, Damon, e non piace a nessuno, nemmeno a me, che ne volevo uno un po’ meno usurato, ma niente; mi chiamo così: Damon.

Scavalco spesso i fossati degli scoli fetidi; so fare balzi lunghi, sono agile, molto forte e ho un corpo allenato e asciutto; io sono Damon, ve l’avevo già detto? Ci metto del mio nel mio lavoro, mi impegno, so stare al gioco e non tradisco mai la fiducia del mio comittente, che è sempre lo stesso e lui lo sa che sono affidabile, che lavoro pulito. Lui si fida e mi dice: “Damon, tu sei il migliore sulla piazza!” Così mi dice e sorride con i suoi denti d’oro e poi sputa per terra. Ha uno sputo incredibile,  il mio comittente, tanto che fa un buco come una noce nell’asfalto.

Mi sposto nelle periferie, a volte, per grattarmi via un po’ di nebbia dalla faccia e giusto per vedere che aria tira laggiù. Non ci resisto per molto tempo, perchè c’è troppa luce fra i palazzi bassi e c’ho l’occhio sensibile, io. Però laggiù ti pagano da bere senza dover attaccare bottone con nessuno, perchè si ricordano il mio nome; il mio nome è Damon, per la cronaca, sopratutto quella nera.

Laggiù i banconi dei bar sono lerci uguale, ma un po’ più bassi e un po’ più comodi. Odio i banconi dove i gomiti non ci arrivano, dove il barista ti guarda dall’alto come se fosse un dio del veleno. Sono io il dio del veleno, mica mi chiamo Damon per niente, cazzo! E poi le puttane costano meno laggiù e a volte si innamorano anche, tanto da farmi scopare gratis. Molti mi conoscono fra i palazzi bassi, e tutti mi rispettano; rispettano il mio nome, perchè mi chiamo Damon, non so se ve l’avevo già detto.

Questo nome, il mio, è un sacco difficile da portare; è un nome che solo chi sa il fatto suo può sentirsi cucito sulla fronte, perchè nemmeno quelli che hanno sempre il colpo in canna e all’occorenza sanno colpire senza mirare, sanno davvero come si deve muovere uno che fa un lavoro come il mio, uno che deve respirare con un nome come il mio, nel fetore di me stesso. Mi chiamo Damon, non so se ve l’avevo già detto.

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