IpensieriimportantipiaccionoanchealleMontagne

Camminava, pensando. E quando i pensieri si facevano veloci lui camminava lento. E viceversa. Non camminava mai dove cammina molta gente, perchè la gente gli interrompeva i pensieri e lo forzava ad andare più piano e più veloce e di conseguenza lo costringeva a pensare più piano e più veloce e poi perdeva il filo. Non gli piaceva perdere il filo.
Camminava pensando e metteva i piedi grandi uno davanti all’altro, allungando il passo quando il pensiero si faceva più limpido e meno insistente, pesante, contorto.
Portava sempre un ombrello con sè e spesso, quando camminava su sentieri comodi, sperava che venisse la pioggia, perchè con la pioggia i pensieri si facevano più interessanti, più colorati e vari e seguivano un po’ il ritmo del tichettare dell’acqua che cadeva sulla tela dell’ombrello.
Gli piaceva molto il rumore della pioggia sull’ombrello, diceva; gli faceva fare pensieri sorridenti, diceva.
E poi, dopo che aveva piovuto, se si aveva la fortuna di incontrarlo, lui narrava delle storie bellissime e noi lo si andava a cercare in paese per questo, per ascoltare le sue storie, quando smetteva di piovere.
Aveva dei basettoni biondi e una faccia scarna e degli occhi blu che sorridevano sempre. Non era bello, ma a noi piaceva.
Camminava lento su delle gambe lunge e molto magre e di solito indossava dei pantaloni troppo corti, recuperati chissà dove in qualche mercatino che vendeva roba usata. Frequentava spesso i mercatini dell’usato; diceva che gli oggetti li sentiva parlare e gli parlavano delle persone alle quali erano appartenuti. Sapeva storie incredibili sui precedenti proprietari di quegli oggetti e a noi le raccontava.
Gli piaceva la stoffa scozzese, quella a quadri grandi e piccoli, di tutti i colori; diceva che quella era la stoffa delle persone distinte, delle persone che sapevano vestire.
Girava con i suoi pantaloni troppo corti di panno scozzese anche in estate e vestiva sempre una camicia di lino bianco, senza colletto, sempre la stessa, ma sempre pulita; probabilmente, pensavamo noi, aspettava che asciugasse prima di rimetterla dopo averla lavata, perchè aveva solo quella.
Quando camminava si infilava la punta dell’ombrello un po’ di sbieco dietro la schiena, direttamente nei pantaloni che teneva su con delle larghe bretelle color prugna. E così, da un lato, gli usciva una buffa protuberanza proprio all’altezza di una natica e a noi faceva sempre un po’ ridere, però lui non se ne curava per niente.
A lui piaceva camminare e pensare e quando gli si chiedeva a che cosa pensasse si fermava un attimo, si grattava la testa e rispondeva che di preciso non lo sapeva, ma che certamente si trattava di pensieri importanti.
Un giorno andò sulla Montagna con il suo ombrello infilato dietro ai pantaloni, venne la pioggia, poi un temporale e della grandine e quando tutto finì, noi aspettammo che tornasse al paese, per chiedergli che cosa gli aveva raccontato la pioggia, ma lui non tornò più.
Lo cercarono a lungo, ma nessuno lo ritrovò mai, perchè la Montagna lo aveva voluto tenere lassù per ascoltare i suoi pensieri importanti e le storie incredibili, perchè in quel modo speciale le sapeva raccontare solo lui. Andò così, probabilmente.
E come darLe torto?

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