Penelope io mica l’ho mai capita, ecco.

Penelope se ne stava lì a tessere e disfare e aspettava; aspettava lui. Aspettava che tornasse e invece arrivò un altro, uno con il suo stesso nome, con la sua faccia vecchia, con il suo titolo di re e la spada per farsi rispettare; ma non era l’uomo che lei aspettava, l’uomo che aveva salutato tanti anni prima, no, era un altro. E mi chiedo: ma allora, che ha aspettato a fare Penelope? Lei, che invece aveva passato la vita, giorno dopo giorno, notte dopo notte, lì, a rimanere sempre la stessa, mentre lui era passato attraverso la Vita e attraverso la Morte, e aveva vissuto, ed era diventato un altro.

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Penelope io mica l’ho mai capita, ecco.

70 pensieri su “Penelope io mica l’ho mai capita, ecco.

    1. Perchè quando uno invecchia dopo essersi dato alla bella vita (sacrosanta bella vita) si sente stanco e allora torna a casa e reclama proprietà, diritti e moglie. E ovviamente la moglie ha da esserci ancora, possibilmente fedele. Ed è su quest’ultimo punto che mi sento di dissentire, che la vita è da vivere bellamente mica solo per Ulisse, no? Pure Penelope con tutti quei pretendenti per casa avrebbe avuto diritto di che svagarsi, come si dice. E invece niente; lei pur di non concedersi a nemmanco uno di quelli, stava notti intere a disfar tele. Però così funzionano ste vecchie storie, ecco. Ma mi chiedo: se Ulisse non fosse stato re, se fosse stato uno qualunque, la moglie, lo avrebbe aspettato lo stesso difendendo casata, buon nome e patrimonio? Eh? Non è che qui l’amore è na roba di contorno, mentre quel che conta son meri fatti d’interesse e potere? E perchè il buon nome lo deve difendere Penelope prendedosi tutte ste respnsabilità di un regno, con il rischio che quello magari nemmeno tornava?

      1. Tu dimentichi una cosa fondamentale. Lei lo ha aspettato perché voleva, non perché costretta. Anzi avrebbe potuto mettersi con uno degli altri venuti apposta, e invece no. Perché a volte aspettare vale la pena.

          1. No scusa, ma che Penelope t’ha telefonato? Con i “se” non si fa la storia, e la storia dice che lei l’amava e lo aspettato, punto. Vabbè la Circe… E mica siamo di marmo su…

            1. No no, mi preme dire che Ulisse non s’è fatto la Circe così per una botta e via… quanti anni ci è rimasto lì fra le sue braccia? Quattro? Non ricordo. E anche questa è storia. E la Penelope lì che sperava e aspettava e aspettava… e la storia dice che aspettava fedele, mica palle! Che nemmeno la Penelope sarà stata di marmo! No?! Eppure lei fedele e lui fedifrago giustificato! E su!

                1. Ma no, guarda che io mica sto difendendo alcuna posizione, solo mi sono chiesta sto fatto, no? Perchè una donna dovrebbe mettersi ad aspettare un uomo per vent’anni, quando lo sa benissimo che se anche torna, quello non sarà comunque più lo stesso uomo. E’ una domanda che non mi dà pace, ecco. Romanticismi a parte. Mi manca qualcosa per poterlo comprendere, forse, ma ad oggi non mi sembra verosimile, ecco.

                  1. Non aspettano solo le donne, te lo assicuro. Per ragioni deontologiche non dovrei dirlo, ma io convivo con una ragazza spagnola. Ho fatto il pendolare per due anni prima di averla qui. Ho aspettato e ne è valsa la pena. Circe o non Circe. Forse le tue attese non sono state proficue.

                    1. A dir la verità io non ho mai aspettato. Forse è per questo che non so capire. Ci vuole un’esperinza per poter comprendere. Però la tua è una bella storia e son felice che sia andata bene. Mi rallegro sempre quando sento dei lieto fine reali. 🙂

                    2. Nessuno ha detto che questa è una storia a lieto fine, e non è questo il punto. Il punto è la ragione per la quale si attende. Ci vuole tempo, come in tutte le cose, per capire il valore dell’aspettare. E forse Penelope lo aveva compreso.

                    3. Ok, lasciamo perdere il lieto fine; il senso del post era proprio questo, ovvero il cercare di comprendere quello che hai capito anche tu aspettando la tua ragazza e quallo che ha capito Penelope aspettando il fedifrago. Che cosa aveva compreso?

                    4. Cazzo tu fai delle domande che necessiterebbero risposte chilometriche. Il concetto di “fedifrago” è puramente culturale. Quelli erano greci no cattolici di merda, lo capisci? Niente colpa, niente pentimento. Ci sei? Solo vita, e se nella vita di capita di fare un viaggio come quello di Ulisse, ci sta che ti scopi una maga. Ma il sentimento che lega due persone è qualcosa che va al di là del “tu sei mia”. Adesso ti faccio io una domanda. Hai mai letto Di Mello?

                    5. No, ma mi è piaciuto praticamente tutto il discorso che hai fatto e anche il modo in cui lo hai fatto… se non altro perchè ho capito perfettamente. 😛 Mo’ mi segno pure Di Mello. Che dice Di Mello?

                    6. Di Mello è un prete protestante italo americano che sfrutta certi concetti sacrosanti per portare acqua al suo mulino. Non leggerlo. Leggi invece il suo omonimo italianissmo Giacobbe (non il comico) “Come smettere di farsi le seghe mentali e godersi la vita”. Non dico che è una “bibbia”, ma ti da belle dritte. Se speri che ti faccia il trailer te lo scordi, o mi paghi 🙂

                    7. Dai che ti pago!! Giacobbe l’ho già letto, ma molto tempo fa (un anno?); penso di capire che cosa intendi. NOn leggo i preti, nemmeno quelli protestanti, perchè tutti quanti hanno sto vizio di indottrinare. Odio gli indottrinatori, specie quelli chesembrano qualcos’altro.

                    8. Ti pago per il trailer che son certasarebbe divertente perchè creativo. E come si fa a sapere che stiamo leggendo ciò che già proviamo naturalmente, se prima non lo leggiamo, scusa?

                    9. Hey, ma tu stai parlando con una che medita in un eremo in mezzo ai boschi da almeno quattro anni! Se chiudo gli occhi arrivo alla levitazione.

                    10. Conosci “Alice nel paese delle meraviglie”? C’è una frase: “Qui non serve camminare: se voi muoverti devi correre di più”. A cosa pensi quando pensi?

                    11. quando mi va bene davvero arrivo a non pensare a niente, altrimenti penso che sto pensando a quello che sto pensando, mentre lo penso. Di solito penso a quello che sento, fisicamente intendo e poi arriva il resto, che forse non è nemmeno pensiero; sono immagini immaginate e condite di sensazione. Alice mi è familiare; la amo molto. E tu a che cosa pensi quando pensi?

                    12. ma che c’entra la mamma orsa?!! Ho detto che pure io devo scrivere per rendermi conto. E che è? Gli orsi scrivono per rendersio conto, forse? E perchè le “mamme orso”, poi? Eh? Che c’azzecca?

                    13. gelsobianco ha detto:

                      domanda a cui io non saprei dare una risposta valida… credo.

                      o, forse, non ho compreso la domanda…

                      non so.

                    14. gelsobianco ha detto:

                      “Odio gli indottrinatori, specie quelli chesembrano qualcos’altro.”
                      questo è vero.

                      qualcosa di valido in Di Mello c’è al di fuori dell’indottrinamento.
                      dovrei aver letto di più per poterne parlare veramente.

                      so che condivido qualcosa che lui dice…. per quel poco che conosco.

                      e non ti arrabbiare, sm.
                      fa male alla salute!
                      un abbraccio
                      gb

    1. io mi baso sugli unici dati oggettivi che ho in mano e cioè sulla testimonianza scritta di Omero; poi di tutto il resto non so. Ma se vogliamo disquisire su argomenti come questi,allora dovremmo chiederci anche: ma siamo proprio sicuri che Biancaneve non si fece tutti i nani prima di spacciarsi per vergine e illibata una volta incontrato il Principe Azzurro? No, perchè se ha dormito nei loro letti, i nani dove dormivano nel frattempo? E sullo stesso filone d’indagine mi chiederei anche: ma siamo proprio sicuri che oltre al bacio, il Principe Azzurro non dedicò anche altre attenzioni alla Bella Addormentata quando se la ritrovò nel castello addormentato, magari con la tacita compiacenza di lei medesima? Queste ed altre domande mi porrei, dovessi davvero mettere in discussione il personaggio di Penelope.
      Ma quel che intendevo dire io è un’altra cosa; mi chiedevo (accantonando l’ipotesi che formuli tu e ammesso che Omero non ci raccontasse “storie”): perchè lei fedele e speranzosa nei secoli e lui mandrillo eroico, giustificato e impunito? Eh? Perchè si racconta così sta faccenda?

    2. gelsobianco ha detto:

      per Melo
      che cosa vuoi dire in realtà, Melo?
      volevi solo scherzare o?
      sono curiosa io!
      sui miti ci sono sempre tante riletture… anche molto interessanti.
      🙂
      gb

          1. gelsobianco ha detto:

            anche io amo i miti.
            e, ogni tanto, leggo qualche nuova interpretazione.
            non sono un’esperta però.
            aspettiamo la replica di Melo!
            🙂
            gb

  1. Rispetto i termini della querelle in corso, ci mancherebbe altro! volevo solo farti sapere (almeno per il momento) che sono contento di avere sbirciato tra le tue nebbie e anzi, tu che puoi – supponendo che tu detenga la dovuta maniera e confidenza – l’ammolli una carezza sul capoccione dell’orso? A nome mio?

  2. gelsobianco ha detto:

    “Un’altra illusione è che gli eventi esterni abbiano il potere di farvi del male, che le persone abbiano il potere di farvi del male. Non è così. Siete voi che date loro il potere di farlo.”
    parole di Di Mello.
    gb

    1. mi pare che di Mello abbia detto una cazzata, perchè se cammini per strada e un pirata che va 300 all’ora ti tira sotto mentre cammini per le vie del centro, non è che l’ho invitato io a passare in centro storico a quella velocità, magari.

  3. gelsobianco ha detto:

    sm, qui Di Mello esprime l’importanza di guardare in noi prima di tutto…
    così io ho inteso.
    certo, poi, esiste il caso!
    non conosco Di Mello talmente bene da poter sostenere una discussione.
    gb

  4. Non mi definirei un esperto di miti, ma un appassionato certamente sì.

    Dunque, la storia ha a che fare con il dio Pan, quello mezzo uomo e mezza capra che vive nei boschi, suona e salta addosso alla ninfe, hai presente ?
    Il dio Pan (che in greco significa “tutto”) rappresenta la Natura, quella selvaggia, inaddomesticabile, quella degli istinti puri. Non per nulla l’ immagina di Pan è stata riciclata da cristiani per rappresentare il diavolo… Un vero bruto, insomma (occhio a te quando vai in giro in montagna).

    Ora, nella versione più comune, il dio Pan è figlio di Ermes e di una ninfa di nome Driope (la quercia).
    Ma secondo altri, ecco, non so come dirtelo…
    Cito Wikipedia, va’, che è meglio:

    “Un altro mito lo vuole figlio di Penelope e di TUTTI i suoi pretendenti, con cui avrebbe avuto rapporti in attesa del marito.”

    Ecco, l’ ho detto.
    Ora, sia chiaro che questa versione a me non convince affatto, secondo me un dio non può mai nascere da rapporti fra umani, neanche (ehm…) se ci si mettono in tanti, diciamo.
    Però, per dire, qualche dubbio su ‘sta cosa di Penelope ce l’ avevano pure gli antichi tipo Cicerone. Ecco.

    Sì, lo so, è un po’ come pensare che Biancaneve, con tutti quei nani… Ah, sì, l’ hai già detto tu.
    Ciao !

    😛

    1. Ah, che meraviglia le tue spiegazioni, Melo! E non mi tornava, non mi tornava neppure a me sta storia! Vuoi vedere che i soliti bigotti puritani dell’antichità hanno messo mano alla storia di Omero, snaturando tutta la faccenda?!! Grazie Melo. Adesso sì che mi pare decisamente più verosimile la faccenda. E siccome, come dice Roberto, quelli erano greci, Penelope e Ulisse non se la presero nemmeno un po’ per le reciproce vicende sentimentali dovute alla lontananza e quando si ritrovarono si guardarono e si dissero: “Come te la sei passata nel frattempo?”
      “Discretamente, devo dire, discretamente… e tu?”
      “Mah, pure io, certo, le solite faccende di casa che un po’ annoiano, ma per il resto, non male, non male…”.
      Melo, grazie. 🙂

  5. Ulisse dal canto suo era un gran bastardo, non ci sono dubbi, e non intendo solo con le donne.
    Ci vorrebbe spazio per raccontare, ma ti assicuro che ne ha fatte di ogni colore.

    A parte la storia di Circe (una comica di zelig qualche tempo fa notava che non è necessario essere una maga, per trasformare un uomo in un maiale…) a parte Circe, dicevo, Ulisse ebbe una lunga storia con la ninfa Calipso col la quale trascorse “more uxorio” sette dei dieci anni dell’ Odissea, che non furono evidentemente tutti di pericoli e naufragi.

    Ma qui fece una cosa per me straordinaria. Nonostante Calipso gli offrisse l’ immortalità, lui decise che voleva tornare ad Itaca. l’ immortalità, capisci ?

    Una trovata degna di Shakespeare.
    Vedi perché adoro i miti ? E’ sempre tutto molto più complesso di quanto sembri…

    1. Sì, Calipso, adesso ricordo; fu lì che ci passò degli anni, lui. In definitiva si fece poi tre anni di avventure, ma per il resto semplicemente s’era rifatto una vita con altra, che addirittura gliela poteva far durare in eterno. Capisco cosa intendi; però mi vien da dire che sto fatto di rinunciare alla Morte da parte di Ulisse dovrebbe esser meditato parecchio. Mi pare un punto di quelli che ci puoi stare ore a parlarne, a cercare di capirne il motivo, il senso, e mi parrebbero ore spese bene, per noi che non abbiamo il privilegio della scelta.Rinunciò alla non – Morte ed a Calipso, per tornare a “casa” da una Penelope che concepì uno come Pan…cioè, ma ci rendiamo conto? Se c’è una cosa bella dei miti è proprio questo corrispondere totalmente alla verità dell’animo umano, in tutto e per tutto e contro ogni logica. Purchè si raccontino effettivamente per quelli che sono.

  6. Ad onor del vero, la storia di Penelope Omero la racconta come la sappiamo tutti.
    Ci sono però sempre, nei miti le varianti…

    E qualcuno sostiene che alla vista del figlio di Penelope, Pan (che non era proprio un fiore, diciamolo…), Ulisse girò la nave e ripartì di corsa.

    Quanto alla scelta di Ulisse, sì, è uno di quei dilemmi su cui si potrebbe discutere a lungo, ed utilmente. I Miti, in particolare quelli dell’ antica Grecia, corrispondono totalmente alla verità dell’ animo umano, come dici tu. E fanno luce su quello che siamo, non a caso la psicanalisi ci sguazza da sempre.

    “Queste cose non furono mai e saranno sempre”.

    1. Mi metto nei panni di Ulisse, che si vede Pan che lo chiama papà… cioè, insomma, io pure sarei tornata in mare! 😦 C’è una cosa però che ho notato: le varianti sui miti sono moolto più gustose delle storie che conosciamo tutti. E in fin dei conti, se è cos’, allora ciò che dice Roberto sul ruolo della filosofia greca nella cura delle malattie mentali, torna.Perchè se la psicanalisi Freud, Jung e poi Hillmann e molti altri la vanno a pescare nella mitologia, la filosofia pure viene da lì, no? O quantomeno da un modo di ragionare che è legato a quel mondo.

  7. gelsobianco ha detto:

    il mito di Ulisse ha talmente tante interpretazioni.
    io mi diletto a leggere tutto sui miti.
    non sono un’esperta.
    mi affascina l’animo umano da sempre…
    un sorriso
    gb

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