L’analisi con le bambole di porcellana

Andavano in molti a trovarla; parenti, amici degli amici dei genitori, cugini e fratelli del capo ufficio del padre, il panettiere, la barista, che chiudeva il bar per un po’ di ore pur di andarla ad ascoltare; anche l’Arturo, che teneva l’edicola aperta tutti i giorni di festa e tutte le domeniche, per un po’ chiudeva e andava a trovarla, quando lei poteva riceverlo… insomma, in molti, l’andavano a trovare.
Perchè da un paio di mesi si era sparsa la voce che lei sapeva tutto di chiunque, anche ciò di cui nessuno parlava mai, anche delle cose più intime e scabrose, o semplicemente intime e nascoste, spesso inutili, a volte talmente segrete che nemmeno il diretto interessato ne poteva sapere nulla; ma lei sì, lei le conosceva e le raccontava anche.
E così tutti andavano a trovarla e facevano la fila per vederla, perchè erano curiosi di sentirsi dire quello che nessuno sapeva sul loro conto, nemmeno loro stessi.
Lei li riceveva, sempre gentile, con il sorriso negli occhi mentre giocava con la sua bambola di porcellana e muoveva veloce le manine piccole a pettinare i lunghi capelli rossi ed i pizzi e merletti degli abiti da principesse, a vestire le braccia fredde e dure con maniche ricamate e infilarvi a forza le piccole dita finte.
Lei stava seduta un po’ di lato, vicino alla finestra grande e li riceveva così, con le gambe ripiegate sul tappeto morbido e bianco, vestita con il suo vestitino azzurro ed il nastro di raso da bambola fra i capelli d’oro.
La nonna se ne stava vicno alla finestra, nella sua grande poltrona e la osservava ogni tanto di sottecchi, mentre continuava abile e veloce il suo lavoro a maglia; prendeva forma una coperta immensa e coloratissima, veramente bella, che la piccola ogni tanto toccava allungando le braccia e immergendovi le mani, sorridente, compiaciuta.
Entravano uno alla volta e si sedevano su una sedia vicino ad un tavolino messo al centro della stanza; sul tavolino c’erano dei biscotti piccoli sparsi sopra un vassoio d’argento,
Nessuno assaggiava mai nemmeno un biscotto, anche se dovevano essere buonissimi, perchè in quei momenti avevano ben altro a cui pensare.
Lei li guardava entrare e quando si erano seduti li salutava chiamandoli per nome, anche se non li aveva mai visti:
– Ciao Signor Quinto!-
oppure
-Buongiorno Signora Serena!-
Loro sbarravano gli occhi, deglutivano un po’ e si aggrappavano alla sedia, come se dovessero caderne da un momento all’altro, rispondendo spesso balbettando, con un ciao sommesso, o un buongiorno Signorina Bianca.
Tutti la chiamavano Signorina Bianca, un po’ perchè lei davvero sembrava bianchissima, come la luce del sole quando si riflette sulla neve, ma anche perchè lei effettivamente è così che si chiamava.
Vedendola si pensava subito che i genitori ci avevano preso, per una volta.
Cominciava sempre lei il discorso, perchè loro, di solito, non sapevano da dove cominciare e allora la si sentiva dire:

– So che vuoi sentire la tua storia. Te la racconto?-

E quelli annuivano tutti e la fissavano seri.

Entrò Terenzio e anche lui annuì e la fissò serio.

– Sei un po’ scemo, Terenzio. Lo sei sempre stato, ma oramai te ne sei fatto una ragione, anche se un po’ ti spiace che la Signora Teresa non ti abbia voluto sposare per questo motivo, e preferì invece il Mario della cantina che certo non è meno scemo di te, ma di sicuro ha molti più quattrini. Però adesso stai tranquillo nel tuo negozio e ti sei abituato all’odore della pelle conciata, che invece da piccolo ti faceva davvero schifo. Sai che se non fosse per tuo fratello non riusciresti a mandare avanti il negozio, perchè sei un po’ scemo e questo fatto ti fa molta rabbia.
Ti arrabbi molto quando tuo fratello ti dice che sei scemo e lui lo sa e te lo dice spesso. Quando te lo dice te ne corri al porto e ti metti a guardare le gru che scaricano le navi, così ti senti un po’ meglio, come se ad ogni scarico qualcuno ti levasse un po’ di peso dal cuore. Farai ancora molte volte la strada che dal negozio va verso il porto; la farai a piedi, camminando svelto all’andata e più lento al ritorno, anche quando sarai vecchio, e ogni volta le gru ti alleggeriranno un po’ il cuore.-

La nonna sembrava non ascoltare e continuava a sferruzzare, guardandola distrattamente ogni tanto e di sottecchi.

– Un giorno non dovrai più andarci al porto, perchè non ci sarà più nessuno in negozio a dirti che sei un po’ scemo. Da quel giorno tu gestirai il negozio da solo, anche se non lo potrai fare per molto tempo; però in quel poco tempo sarai libero e sarai davvero felice.-
Bianca mentre parlava sorrideva sempre con gli occhi e continuava a giocare con la sua bambola di porcellana.Poi smetteva di parlare, fermava il suo gioco e fissava chi le stava di fronte, seria.

-Ciao Terenzio.-

Terenzio aveva ascoltato tutto con le labbra contratte e sempre più tremanti, con il viso rosso e gli occhi gonfi di lacrime, ma quando Bianca disse che per un po’ sarebbe stato felice, un po’ sorrise addirittura e piangeva davvero, adesso, copiosamente. Si tolse un fazzolettone verde dalla tasca dei pantaloni di fustagno, si soffiò il naso e si alzò muovendosi piano, un po’ di sbieco per evitare il tavolino. Fece poi un inchino buffo prima di girarsi verso la porta con le spalle chine, tirando un po’ su con il naso e, dopo un passo, si sorprese a sorridere per voltarsi di nuovo e dire:

-Grazie Signorina Bianca!-

– Prego Terenzio! Ciao!-

E Terenzio uscì sereno, con il pianto nel fazzolettone verde e l’animo ed il cuore un po’ meno pesanti.

Bianca faceva sempre quell’effetto, perchè non risparmiava niente a nessuno, ma poi addolciva con una verità consolatoria, quasi sempre. E questa bastava, perchè era la verità che tutti si volevano sentire dire, per potersi meglio sopportare, ed assolversi e per poter così sopportare la vita.
Entrò una signora distinta che indossava un abito molto bello color smeraldo; occhi neri e profondamente tristi, si sedette con grazia sulla sedia al centro della stanza, le mani pallide e magre sul grembo.

– Ciao Teresa!-

– Buongiorno Signorina Bianca.-

– So che vuoi sentire la tua storia; te la racconto?-

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L’analisi con le bambole di porcellana

24 pensieri su “L’analisi con le bambole di porcellana

  1. asfodelo50 ha detto:

    …bellissimo racconto breve! …. pirandelliano..così è se vi pare o meglio sarebbe : se vi piace… ognuno se ne esce con una verità consolatoria, non quella assoluta… ma …conveniente per sopportare il dramma della vita… Grazie, complimenti!

    1. in fin dei conti è vero che di verità ce ne sono a milioni, finchè non si vive quella vera. Tanto vale viversene di migliori, se è vero che l’immaginazione è verità per il nostro cervello…. salvo poi riuscire a vivere comunque ciò che immaginazione non è.

      Pirandelliano? Sì! 🙂

      1. asfodelo50 ha detto:

        è un argomento affascinante e, per certi versi, anche inquietante quando coinvolge più soggetti intorno alla stessa verità, con più letture, spesso così diverse… mi sovviene Rashomon… ma forse mi sto allontanando troppo dalla tua trama, apparentemente “leggera”…. invece così profonda…

        1. Kurosawa amava Pirandello. 🙂 Io amo Kurosawa. Lui parla di egoismo e forse qui si parla della stessa cosa. Ed è affascinante anche secondo me la possibilità infinita di vivere il reale, al di là degli egoismi e delle paure, ma semplicemente per il potenziale che l’immaginazione può avere a prescindere dalle coscienze che la producono. E’ nell’immaginazione che l’uomo non conosce limiti, mentre nel reale è costretto a fare i conti con i limiti che gli sono propri in quanto essere umano.

          1. gelsobianco ha detto:

            Kurosawa… non ho parole!
            ” è nell’imagginazione che l’uomo non conosce limiti” scrivi, sm.
            è proprio nell’immaginazione che noi uomini possiamo superare il quando, il dove, il quanto, il perchè…
            un sorriso
            gb

    2. gelsobianco ha detto:

      @asfodelo50
      non posso commentare ciò che ho ascoltato nel tuo blog e che mi ha incantato.
      grazie
      gb
      grazie, sm.
      scusami per questo messaggio per sonale per un tuo lettore.

        1. …non se ne sa mai abbastanza. Però, forse è meglio scoprire quel che c’è da scoprire prendendo sentieri meno inquietanti. A me le bambole di porcellana hanno sempre fatto uno strano effetto, non so se mi spiego.

  2. gelsobianco ha detto:

    un breve racconto così profondo, scritto con ciò che io amo di più nella scrittura, la semplicità.
    un racconto pirandelliano… affascinante… con le sue verità diverse…
    sembra tutto così “leggero” da te, mentre tutto ha un respiro così vasto!
    complimenti!
    gb

    1. gelso, dici che sembro leggera? Meno dieci chili mi ci vorrebbero, altro chè! Ma detto questo, io ho sempre paura di essere moltissimo pesante, invece (vatti a leggere certi post tipo quello sull’immortalità e puoi capire cosa intendo). Tuttavia sei gentile e ti ringrazio, perchè cerco di fare il possibile per non zavorrare. Ho pensato anche che forse i post brevi sono meno mattoniani, meno sonniferolenti… ma vado a momenti, a periodi se va bene, e non posso che assecondarmi, come facciamo tutti.

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