Soliloquio per dirimere pretese estreme

La mia specialità è il tuffo a pesce rosso; mi viene bene e mi stampo i tatuaggi d’argento sulle squame perchè il riverbero stordisca le nebbie e le confonda con se stesse; poi lascio scorrere il guizzo a raso d’acqua perchè risulti più coreografico.
Stende le pinne ad ala, dice, e si pavoneggia come un pesce palla; io invece muovo le onde e lascio che siano loro a condurmi; sto lineare, come una riga bianca di filo infinito, certamente comica e delimitante, nella mia saccenza da bolla a piombo, o in risalita.
Sacrifico volentieri le certezze altrui sugli altari delle mie supponenze e in tal modo non capisco mai se l’errore mio più grande è quello di non sapermi biasimare a sufficienza, specie quando mi rendo conto della mia balordaggine cosmica.
Me l’appiccico con base a feltro qui sul torace, la liscio e la stiro con il palmo delle mani, compiacendomi dell’ampiezza polmonare che riesco a raggiungere. Potrei stare mesi in apnea, che nemmeno un guru rasta.
Spengo la lampada di sale, che ho gli ioni che mi girano anche da soli, smetto lo zen e sputacchio un po’ di spread, così, giusto per tenermi al passo con ciò che meno mi interessa.
Mi so fare coscienziosa se mi pare e addirittura mi so applicare con dovizia e dedizione; solo poi cado nella placida contemplazione delle mutande sbagliate e mi sorprendo a criticarne l’elastico lasso.
Strappo smorfie stirate e chiudo il chiavistello delle trappole perpetrate, dei diari scippati e delle fiducie mal sortite e malamente troncate, di netto, con margini coesi e taglienti, come i fili di carta.
Vedo… hmmm, no, lascio.
Ma quanto mi fanno ridere i gendarmi della buona creanza!

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Soliloquio per dirimere pretese estreme

24 pensieri su “Soliloquio per dirimere pretese estreme

  1. gelsobianco ha detto:

    è tutto nel titolo già.
    il tuo post taglia.
    tu sai incidere con “poesia” però.
    tutti i gendarmi, in fondo, fanno ridere!
    anche quelli della buona creanza.

  2. gelsobianco ha detto:

    “La mia specialità è il tuffo a pesce rosso; mi viene bene e mi stampo i tatuaggi d’argento sulle squame perchè il riverbero stordisca le nebbie e le confonda con sè stesse; poi lascio scorrere il guizzo a raso d’acqua perchè risulti più coreografico.”
    vuoi mettere?
    sei bravabravabrava.
    io vedo il tuo tuffo a pesce rosso e tutta la coreogrrafia e non solo…

    🙂
    gb

    1. Gli gnu hanno uno stile più ombroso, perchè quello cercano, vivendo nelle savane assolate. Forse scrivono cose tipo:
      mi sento fiero di aver tante zecche; un serbatoio alimentare per i passerotti di passaggio, un posatoio dondolante per batuffoli di cotone, nonchè bruna macchia di sordido peregrinare fra erbe secche e paurose e feline.

      1. Io una volta avevo scritto un racconto su uno gnu che parlava latino. Questo per dirti che a volte certe bestie sono sottovalutate, altre invece diventano presidenti del consiglio.

    1. …no, il coraggio ci sarebbe anche, il fegato, cioè….personalmente però trovo che anche solo per guardarli ci vorrebbe uno stomaco che non ho, figuriamoci per riderne. 😦

  3. gelsobianco ha detto:

    do ragione ad intesomale.
    sm, devi rafforzarti lo stomaco! 😉
    pensa che cosa vediamo tutti i giorni… da nausea perenne.
    gb

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