L’acqua e la vocazione dei generali

Il generale con la vocazione

Svegli, attivi, con il fuoco negli occhi! Li vedevo dall’alto del mio destriero, li guardavo disporsi così come gli era stato insegnato; erano i miei guerrieri, la mia gente, il mio popolo! Ed erano orgogliosi nelle loro movenze di soldati, agili e forti.

Quella pioggia sottile non cessava da giorni, ma era arrivato il momento di attaccare. Oramai il fango ci era diventato elemento familiare quasi quanto l’aria; gli uomini ed i cavalli ci camminavano da giorni eppure mi apparivano colmi di dignità; ad un vero soldato non importa in quali condizioni è costretto a vivere, perchè lui sa che che in qualsiasi condizione il suo obiettivo è vincere.

Erano loro gli uomini che mi avrebbero portato alla vittoria e lo avrebbero fatto per me, per il loro generale, per la loro gente e per la loro terra! Apparivano possenti, invincibili, li avevo addestrati personalmente! E’ così che deve essere un guerriero: abituato al fango, felice di servire il proprio generale, pronto a morire in qualsiasi momento ed in qualsiasi modo. Li sentivo miei e sapevo che mi avrebbero seguito fino all’inferno pur di compiere il loro dovere, con onore, di fronte al nemico, per conquistare ciò che a loro era dovuto: la gloria della vittoria.

Sentivo nell’aria l’odore del sangue che sarebbe scorso fra breve e questo mi rendeva energico, mi rendeva vivo! Appena si fosse diradata la nebbia avremmo avvistato l’esercito nemico laggiù in fondo e avremmo messo in atto la strategia più consona, attaccando prima al centro con i fanti e poi sorprendendoli ai fianchi, con la cavalleria.

Non avrebbero avuto scampo; erano in inferiorità numerica, mal addestrati e con armi obsolete rispetto alle nostre. Quei campi sarebbero stati nostri! Eravamo vicini alla vittoria, finalmente, alla gloria! E non avremmo dovuto avere alcuna pietà, alcun dubbio, ma questo i miei soldati lo sapevano fin troppo bene; era stato detto chiaramente che non ci servivano prigionieri. Li avremmo fatti fuori tutti con una tattica ineccepibile che sarebbe passata alla Storia.

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Il generale senza vocazione

Schieravo le mie truppe e le guardavo disporsi sul campo con la dovuta calma mentre la pioggia incessante picchiettava sulle corazze, da giorni ormai; ne osservavo il luccicare fra il brulicare di frecce e spade e corazze sporche di fango, e loro, i miei uomini senza volto, impassibili fra la melma.

Li osservavo, senza guardarli negli occhi; non c’era fretta di vedere la paura, di assistere al trionfo anticipato della morte.

Li lasciavo mormorare, li lasciavo parlarsi con sguardi bassi, l’uno con l’altro, per dirsi che sì, c’era la paura, ma che non era permesso dirselo, mai. Salivo a cavallo e li vedevo dall’alto, vedevo l’ordine compatto e predisposto prendere forma, le corazze, i capelli chiari e rossi grondanti fra le foschie, sentivo l’odore della terra calpestata dai cavalli, del fango e della paura che serpeggiava ovunque lungo le migliaia di spine dorsali, chiudendo le gole, contraendo gli stomaci.

Ci saremmo messi in marcia prima che la nebbia si fosse diradata; il nemico ci aspettava, avrebbe  attaccato all’alba, ne ero certo.

Loro, il nemico, erano lì nel fango, esattamente come noi e ci aspettavano, erano vicini e sentivo anche la loro paura, la sentivo arrivare ad ondate con il vento freddo. La morte era vicina ed io osservavo e non pensavo che forse sarebbe stata l’ ultima alba anche per me; pensavo alla morte di tutti quegli uomini, a quanto fosse visceralmente attaccata alla stupidità umana, a quanto la corteggiasse e la viziasse per crearsi occasioni come queste, conferendole riconoscimenti mascherati di successi e di vittorie colme di una gloria malata.

In quel momento mi sentii meritevole di morire; non per la mia terra, non perchè mi era stato ordinato, ma solo perchè ero un uomo a cavallo che comandava un esercito di uomini terrorizzati, carichi di adrenalina e foga, pronti a morire per motivi che realmente forse nemmeno ben conoscevano; mi sentivo un uomo inutile e stupido e procedevo nel portare al massacro migliaia di vite, io al comando, per primo, meritavo di morire anche solo per questo.

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Quella notte la pioggia aumentò ancora, e poi ancora.  L’acqua ingrossò piccoli rivoli e poi ruscelli e poi i torrenti più grossi ed i letti dei fiumi che si allargarono ancora, e ancora e strariparono ovunque. Venne l’acqua con boati spaventisi dalle montagne, portandosi il fango e gli alberi e trascinando con sè la terra dai versanti denudati. Venne altro fango e massi grandi come case e si portò via i campi e gli uomini con tutte le loro spade, le loro lance, i loro sogni di gloria e la loro paura di morire.

Venne l’acqua e lavò via la stupidità, le ambizioni e le paure degli uomini e con esse, lavò via anche la guerra e quelli che avevano la vocazione per farla, insieme a quelli che la vocazione nemmeno ce l’avevano. .

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L’acqua e la vocazione dei generali

16 pensieri su “L’acqua e la vocazione dei generali

  1. Tra i due generali sinceramente se dovessi scegliere opterei per il secondo, almeno ammette la paura e soprattutto la consapevolezza di quanto siano stupidi gli uomini in molti casi… decisamente si, mi piace molto di più il secondo generale. Ma poi la natura ha spazzato via tutto, forse perché più intelligente, forse perché era l’unica maniera per fare cessare veramente tutto quanto…. La furia della natura alla fine è stata la più forte.

    Ciao, Pat

  2. il primo mi ricorda Cesare, il secondo Adriano
    che mi è anche più simpatico, per quanto detesti tutti i generali, per principio, per via di quel fanatastico libro della Yourcenar.

    L’acqua è un po’ come il tempo, lava via gloria e stupidità.
    Bella prova davvero, complimenti

    1. stileminimo ha detto:

      Massimo, grazie! Pure a me Adriano sta più simpatico di Cesare (d’altra parte non è che Cesare abbia fatto molto per attirarsi le simpatie di nessuno, eh? ;P )
      Ci sono dei generali che sanno essere umani; sono quelli che all’occorrenza sanno scordarsi di essere generali e fanno il loro lavoro sempre e comunque.

  3. gelsobianco ha detto:

    la furia della natura, che è indubbiamente, più saggia di noi uomini, lava via tutto!
    ci sono generali che sanno scordare, in determinate occasioni, di esserlo e si comportano con umanità.
    sei proprio brava, sm.
    non mi meraviglio più di leggere post così nel tuo blog.
    🙂

    1. stileminimo ha detto:

      Ah perchè? Prima ti meravigliavi? Dì la verità, che pensavi io fossi un po’ bacata, eh? Dillo, dillo, che tanto ci sono abituata! 😀 😀

  4. gelsobianco ha detto:

    dal primo post che ho letto nel tuo blog (che allora era su fondo nero) mi sono accorta del tuo essere molto interessante e della tua scrittura notevole!
    …e tu lo sai benissimo!
    tel’ho scritto così molte volte!
    mi sei proprio simpatica oltretutto!

    1. stileminimo ha detto:

      ..è che, sì, me lo hai scritto, ma… a forza di legerlo comincio a dubitarne. E pensa che ne dubitavo fortissimamente anche prima, ecco. 😛 (Grazie, la simpatia è reciproca.)

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