Dissertazioni sul tutto e sul niente dopo la seconda delle due prime colazioni

Nella maggior parte dei casi mi rendo conto che il Mondo così come se lo spiegavano gli antichi risultava molto più interessante di come nessuno se lo sa più spiegare adesso.
Come dire che un tempo ci si provava, almeno, ad everne un idea, a darne spiegazione; oggi, mi pare, ci si limita a lasciarsi trasportare dalle correnti, senza sapersi più chiedere chi e cosa siamo e da dove arriviamo e dove stiamo andando ecc ecc….
Siamo diventati troppo intelligenti, diciamo così, per fermarci e chiederci ancora e di nuovo che senso ha tutto questo pensarci.
Non è necessario, forse, dicono; in fin dei conti si vive lo stesso, è vero, perchè è pieno il Mondo di gente che non si fa domande, ma che lascia che altri continuino a dargli risposte.
Ma mi chiedo se il MODO in cui si vive adesso non abbia perso il gusto di cercare un senso anche alle cazzate più ordinarie, o straordinarie, o alle questioni improbabili.
L’improbabile viene snobbato in nome di certezze inconfutabili che pochi, pochissimi si permettono di mettere in discussione.
Lo trovo triste, perchè se c’è un gusto vero nel fare qualcosa per noi esseri minimi, beh, quello lo si trova nel mettere in discussione le certezze che ci appiattiscono le esistenze come dei rulli compressori.
Magari è vero che un senso diverso da quello preconfezionato non esiste, ma il gusto di cercarlo, quello un tempo c’era e non era cosa da poco.
Adesso mi pare non ci sia più, ecco. S’è perso il gusto.
E lo dico a seguito di diversi confronti con l’umano, perchè mi duole dirlo, ma personalmente questo cercare lo trovo sempre più raramente nelle persone che incontro.
Forse anch’io ne sono priva… forse non cerco abbastanza.
E’ pur vero che gli orsi incontrano pochissima gente e forse si fanno un’idea un po’ sviata e limitata dell’umano. Possibile, forse.
Il fatto è che quando incontro l’umano, il più delle volte, mi tocca ascoltare l’inutile dimenarsi nel nulla pensato; mi si palesa concretamente e mi rattrista, sto fatto.
Come se l’umano stesse nuotando con movimenti inconsulti in una matrice indefinita, in un qualcosa che non ha inizio e non ha fine.
Quantomeno gli antichi ci provavano a darsi un inizio ed una fine… oggi ci pensa la scienza, dicono, ma anche lì, mi chiedo se non si sta facendo esattamente una nuotata maldestra nel nulla, muovendosi goffamente nel dubbio più assoluto ed ognuno per i fatti propri, bonfonchiando e cercando ossigeno ovunque, tranne che nelle risposte che stanno dentro, perchè quelle sono sbagliate.
Ecco, magari è questo che manca tra le altre cose: la coesione fra l’umano e se stesso in relazione con ciò che è altro da se stesso.
Può essere?
E forse è un errore cercare di scindere l’umano dal tutto, come fosse una componente a sè stante, qualcosa che si può osservare come un corpuscolo al microscopio e con un occhio esterno, con l’idea di poter essere in un certo senso al di fuori e al di sopra di tutto; l’occhio del pensiero, nemmeno che il pensiero umano fosse la fine e l’inizio del Mondo.
Certo (o non certo?) è che il pensiero è stato il creatore di se stesso e di conseguenza il creatore del Mondo umano.
Come se quello che molti venerano con il nome di un dio che si ripropone più o meno con caratteristiche simili fosse appunto il pensiero umano stesso.
Perchè noi che ci sappiamo pensare, pensandoci creiamo il tutto in cui sguazziamo e lo veneriamo perchè pensato a nostra immagine e somiglianza; no? Non è così?
E se è così, siamo o non siamo un po’ divini solo perchè siamo anche un bel po’ innamorati dell’idea che abbiamo di noi stessi?
No, perchè così ci dimentichiamo di tutto il resto, che è tanto e potente, ma non lo sentiamo più nostro, che noi siamo altro,siamo “ben altro”; è che così pensando non sappiamo più capire che di tutto il resto non possiamo farne a meno se vogliamo continuare a viverci.
Secondo me questo nostro pmodo di pensarci ci porterà a ripiegarci su noi stessi e a spegnerci definitivamente… forse anche finalmente.
Ci auto immoliamo alla nostra personalissima divinità di piccoli esseri umani incapaci di pensarci nel modo giusto, insomma.
I sacrifici umani mi son sempre parsi uno spreco, specie se si tratta del mio.
No, secondo me non siamo tanto divini; solo molto piccoli e illusi e mi sa che pensarci come fossimo il centro di tutto è la vera, nostra gran cazzata, quella che maggiormente mi autorizza a definirci “poca cosa”!
Lo dico dopo aver osservato le conseguenze che questo nostro modo di pensarci ha portato.
Trattandosi tuttavia anche questo semplicemente di un pensiero, è possibile che mi sbagli; in fin dei conti sono solo un essere umano che si sente più orso che umano, giusto per avere una visione un po’ più varia della faccenda ed avere l’illusione di potermene tirare fuori mettendo in piedi un’idea di me stessa che è altra dalla realtà.
Oggettivamente parlando, tutto ciò che filtro pensandolo umanamente sa un po’ troppo di umano e qualcuno su questo fatto qualcosa già ne disse, quindi non sto qui a ripetere, che forse ne ho già dette tante di già dette.
E allora mi professo orso e guardo il mondo con l’occhio di un orso, che magari mi va meglio. Senza dubbio, riuscendoci.

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Dissertazioni sul tutto e sul niente dopo la seconda delle due prime colazioni

39 pensieri su “Dissertazioni sul tutto e sul niente dopo la seconda delle due prime colazioni

  1. Ummm non è che è cresciuto a dismisura il menefreghismo?? Le persone non si fanno più domande anche per questo secondo me e soprattutto sono sempre di più quelli che guardano solo a se stessi e non al contesto totale nel quale vivono ed a tutto quello che lo compone.

      1. Penso che con il passare del tempo si siano persi per strada molti valori. Un piccolo esempio… una volta le persone anziane erano ritenute il pilastro delle famiglie e mai e poi mai sarebbero state messe in un angolo… ora invece moltissimi una volta messi gli anziani nei centri appositi poi se ne dimenticano e nemmeno vanno più a far loro una visita. In molti casi c’è cattiveria in queste scelte… comunque c’è anche da dire che il ritmo frenetico della vita sta rovinando i rapporti tra le persone, si corre si corre e si corre senza mai voltarsi indietro, scansando quello che potrebbe intralciare il cammino, i minuti sono contati, le incombenze tante. C’è stato un risucchio di questa modernità e di questo cosiddetto sviluppo che ha tolto tanto alle persone. Ovviamente non a tutte, ci sono persone che mettono sempre i valori umani al di sopra di ogni altra cosa, mentre altre invece si sono fatte assorbire totalmente perdendoli per la via….

        Forse sono troppo dura con le mie considerazioni, ma guardandomi intorno è quello che i miei occhi vedono… sono forse cecata?? (beh in effetti non ho un’ottima vista, ma qui non sono gli occhi quelli che contano principalmente, o sbaglio?? )

        Ciao, buona giornata. Pat

  2. gelsobianco ha detto:

    Qui ci sarebbe da scrivere un saggio analizzando con calma tutti i punti che tu tocchi, sm.
    Ci vuole calma e concentrazione.
    Appena possibile…
    “Forse anch’io ne sono priva… forse non cerco abbastanza.”
    Tutto si può affermare, ma non che tu sia una persona che non “cerca”… forse perchè sei un’orsa (per tua fortuna!).
    “…la coesione fra l’umano e se stesso in relazione con ciò che è altro da se stesso.”
    Sì. manca totalmente oggi.
    Le persone non si pongono più alcuna domanda su nulla.
    Si stanno spegnendo.
    Ritorno,
    Bello scritto il tuo!
    Un sorriso, Orsa.
    gb

  3. gelsobianco ha detto:

    Sai che hai scritto qualcosa su cui sto pensando anche ora.
    E’ questo spegnimento delle persone, questo non interessarsi più alle domande fondamentali sul vivere, questo non cercare in se stessi i propri perchè veri, per, poi, potersi accostare agli altri, è tutto questo, insieme ad altro, a terrorizzarmi.

    So che c’è anche altro nel tuo post.
    Per fortuna il tuo blog rimane aperto… 😉
    Posso tornare e scrivere nuovamente.
    Un abbraccio, Orsa
    gb

  4. non ti libererai mai dalla tua umanità, millenomi. E questo in parte è un bene, in parte un male. Ma per la maggior parte non è né un bene né un male. Solo un dato di fatto, di quelli che piacciono a te.

    1. gelsobianco ha detto:

      vere le tue parole, intesomale!
      “un dato di fatto”… uno di quelli che piacciono a sm che è molto umana anche se orsa.

  5. Non è che vivi in quello strano posto di cui parla Landolfi in Lettere dalla provincia, in cui gli uomini, come gli orsi, andavano in letargo per tutto l’inverno? A parte gli scherzi, stileminimo, il mondo sta diventando sempre più complesso. Le informazioni da acquisire per poter sperare di capire la vita sono ormai troppe. La scienza, la filosofia, l’arte, la poesia sono diventate sempre più complicate. L’uomo a questo punto si rende conto di non essere più all’altezza e rinuncia addirittura a pensare, perché è troppo faticoso. E’ faticoso anche per gli intellettuali, figuriamoci per le persone di limitata cultura. La scuola d’altra parte ormai non educa più a pensare, ma a fare, copiando le idee e gli assunti di chi ha pensato prima di noi. Questo è sufficiente per lavorare e produrre: il resto a che serve? il pensiero lo si lascia ai geni, ai professionisti del pensare. Gli altri possono limitarsi a copiare un aforisma.

    per le persone di a pensare

    1. Io non sono un genio, ma il fatto che pensare sia faticoso me lo fa piacere tanto quanto una camminata di 500 m di dislivello, giusto per il gusto di vedermi il paesaggio dalla cima. 🙂 Diciamo che a me piacciono le sfide e mi piace affrontarle a modo mio, con i miei ritmi, con i miei tantissimi limiti… che son tantio davvero e fra questi c’è anche l’abitudine a non pensare che mi venne insegnata a suo tempo anche a scuola. Insomma, Guido, io lo so che la tua è una provocazione e a provocazione mi vien da rispondere così, ecco: il non-pensiero mi annoia a morte.

      1. hai ragione, stileminimo: è una cosa noiosissima. E poi a furia di ripetere sempre le frasi fatte degli altri si diventa pedanti. Pensa ai filosofi che nel medioevo non facevano altro che fare glosse ad Aristotele. Oggi è più o meno lo stesso. E’ meglio dire una cavolata originale, che fare la brutta copia di un pensiero geniale.

        1. Concordo, anche se spesso non ci si rende nemmeno conto di dire cose già dette, specie se si è ignoranti ed io, purtroppamente, come direbbe un famoso comico, lo sono. E paradossalmente non è nemmeno tanto triste non rendersi conto di essere scontati e per niente originali, perchè come si fa a rattristarsi di qualcosa di cui non si ha coscienza?
          Penso che la consapevolezza spesso renda tristi e malinconici proprio per questo motivo.

            1. Non ti preoccupare, capita a tutti di ripetere qualcosa di già detto, anche perché parlano e scrivono in tanti e non si può leggere proprio tutto. Però vuoi mettere la soddisfazione di scoprire in assoluta autonomia e per nostro conto le stesse cose scoperte da un genio che ha pubblicato una cinquantina di libri di grosso spessore e che guadagna almeno cento volte più di noi?

              ha

              1. eh… in effetti! Però, sto fatto mi fa venire in mente che non ho mai capito perchè se anch’io a certi ragionamenti ci arrivo piano, piano, ma quello che prende un mucchio di soldi è solo lui. 😦 Mi sa che ci deve essere una differenza sostanziale nel metodo 😀

                1. Il metodo è sempre il solito, quello della cadrega. E’ solo quella che ti garantisce di prendere tanti soldi, e una volta che ci stai seduto sopra puoi anche sparate tante cazzate, ma con i toni giusti e con tante belle parole di contorno, meglio se incomprensibili ai più.

                  1. Però, Guido, io le cadreghe le ho viste da vicino e sai che ci ho visto? La pochezza, la noia, la paura di perdere, la foga di “volerne ancora”, l’insoddisfazione perenne. Sinceramente delle cadreghe non me ne può fregare di meno e la stima rivolta agli occupanti mi nasce spontanea altrettanto rararmente come le fioriture delle rose selvatiche in gennaio a 1500 metri.Qualcuno l’ho stimato, ma forse perchè non ho avuto il tempo per cnoscerli bene, gli occupanti delle cadreghe. Preferisco di gran lunga le menti che sanno dire con semplicità, che sanno darsi con slancio perchè credono ne valga veramente la pena. Gli occupanti di cadreghe sono troppo occupati ad occupar cadreghe, per giungere a poter far tanto. 🙂

                  2. gelsobianco ha detto:

                    22/10/2012 – 6:57 pm · Risposta→
                    l’importante è che ciò che dicono sia totalmente incomprensibile ai più che si guardano in faccia e pensano di essere loro gli ignoranti!
                    gb

        2. gelsobianco ha detto:

          guido mura · 22/10/2012 – 6:06 pm · Risposta→
          “E’ meglio dire una cavolata originale, che fare la brutta copia di un pensiero geniale.”
          Oggi non si dice più nulla, purtroppo.
          Anche fare la brutta copia di un pensieri geniale costa troppa fatica.
          Devi cercare il pensiero geniale prima… e non è facile.
          Devi saper fare una brutta copia poi.
          No. Si sta zitti. Non si pensa più.
          gb

      1. gelsobianco ha detto:

        a me piacciono troppo le imperfezioni umane.
        l’essere umano DEVE essere imperfetto!
        tu hai mai trovato la perfezione negli umani, sm?
        gb

          1. gelsobianco ha detto:

            Tu sei una perfezione im-perfetta!
            E’ il massimo, sm!
            Dovremo far conoscere il tuo caso per allathare il conoscere…
            😉
            gb

              1. gelsobianco ha detto:

                ma… “Quando ce vo’ ce vo'”
                mi hai fatto scrivere anche un’espressione che non è nelle mie corde, ma che rende… rende molto bene.
                😉
                gb

                  1. gelsobianco ha detto:

                    io non amo il romanesco, ma rende, rende…
                    credo che tutti i dialetti abbiano grande potere!
                    non bisogna snobbarli!

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