Delle donne di cui mi compiaccio

Traduco un profilo perfetto, di una donna bellissima; avviene come quando ti tocchi il sopracciglio di piume con un dito e ti sembra di velluto e ne gusti lentamente tutta la lunghezza e intanto nemmeno ci pensi, però lo senti un po’ volare.
L’ho vista camminare fra la folla ed è stata dolcezza e freschezza, come quel lungo toccarsi di velluto, antico come la tenacia e la sopportazione del vivere, soffrendo.
E sono stata felice di essere donna, che le donne sanno essere anche questo; come quando vedi i loro occhi dire il Mondo, piano, con il chinarsi di lato di una testa morbida di capelli, per parlare con l’adagiare lento e morbido di una ciocca e sentirne tutt’attorno la musica bassa che non vibra.
Fra le fortune che ho avuto, non so se vi è anche quella di esserci; sia come sia, l’esserci al femminile forse mi ha insegnato a sopportare fin da subito, un po’ tutto.

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Delle donne di cui mi compiaccio

58 pensieri su “Delle donne di cui mi compiaccio

  1. Sarò fuori moda, ma a me questo parlar di donne come entità astratte mortifica l’idea che ho di donna come appartenente alla mia specie, e quindi mia pari. C’è poesia anche in un uomo che si gratta le palle dopo una giornata passata seduto. Parla di libertà, di riscatto dall’oppressione, dei costumi che ci impediscono di indossare una più ergonomica gonna relegandoci a un ruolo che non ci appartiene e non sentiamo più nostro. Non è il sesso a darci una visione più o meno diversa del mondo, o renderci più o meno felici di quello che siamo, ma la testa. E quella non si divide in generi.

    1. gelsobianco ha detto:

      La testa non si divide in generi, Roberto?
      Non ne sarei così sicura.
      Nella testa vi è anche la sensibilità.
      …e la sensibilità femminile è diversa da quella maschile.
      Non indago qui i vari perchè.
      Concordo con te sul fatto che ci sia poesia anche nel grattarsi le palle da parte dell’uomo… dopo una giornata di lavoro.
      Siamo pari, noi donne e voi uomini, ma diversi.
      Vive la différence!
      gb

      1. Non posso essere certa della diversità in termini di sensibilità fra uomini e donne, Gelso; io conosco me stessa come donna, fino ad un certo punto e conosco troppo poco gli uomini per poter dire una cosa come questa. Lo si dice spesso e mi è venuto il dubbio che anche questo sia un luogo comune, un qualche cosa che deriva anch’essa dall’educazione, dal modo di viverci che ci è “stato insegnato”. Ci sono sensibilità, non importa se maschili o femminili, che sanno andare ben oltre alle chicchiere ed ai pensieri; questo depone a favore del pensiero di Roberto, per il quale non è il genere a fare la diferenza, ma il modo personale di percepire il mondo. E’ innegabile che fisiologicamente uomini e donne sono diversi; noi siamo il nostro corpo, è vero, ma al di là di questo io credo che abbiamo tutti le medesime potenzialità, così come abbiamo un po’ tutti i medesimi limiti nel modo di percepire la realtà. Sta poi alle singole menti elaborare qualcosa di diverso, ma questo ha forse meno a che vedere con il genere di quel che invece siamo abituati a credere. Le diversità esistono ed è giusto che sia così; e le diversità sono ricchezza, sempre. Questo è il modo più vantaggioso di percepirle, per tutti.

        1. gelsobianco ha detto:

          stileminimo · 20/10/2012 – 8:45 am · Risposta→
          Le diversità sono grande ricchezza!
          La penso esattamente come te, sm.
          Al più presto… 😉
          gb

    2. Tu devi provenire da qualche epoca del futuro, Roberto, senza dubbio… o almeno lo spero tanto, perchè il tuo pensare mi piace un sacco ed è raro nel presente, per non parlare del passato. Però, vedi, io credo che grattarsi le palle sia molto maschile, ecco, seppure condivido il tuo modo di pensare “la testa”.Il punto è che in fase di transizione verso quuesto tuo pensiero evoluto, c’è gran bisogno di sentirsi unite fra donne, per superare l’incerterzza e senza fare muro contro nessuno, ma solo per prendere coscienza e poi per potersi sentire uniti fra generi. L’unione fra il genere maschile è più presente, per questioni culturali; l’uniuone fra donne è molto meno scontata, sempre per questioni culturali. Si deve fare un passo alla volta per portarci tutti nella stessa direzione, comprendi?

  2. gelsobianco ha detto:

    “L’ho vista camminare fra la folla ed è stata dolcezza e freschezza, come quel lungo toccarsi di velluto, antico come la tenacia e la sopportazione del vivere, soffrendo.”
    Una toccante descrizione di una donna “bellissima”!
    Hai saputo tradurre il profilo perfetto di questa donna.
    Splendide l’imaggine della sensazione che il sopracciglio voli e quella della testa morbida di capelli che si china e non sente vibrare la musica bassa.
    Mi fermo qui.
    C’è altro nel tuo post. Lo so.
    Voglio fermarmi qui però.
    Grazie, sm.
    gb

  3. Gelso, siamo tutti diversi. Io da te, tu da lei, lei da lei, lui da lui. Non posso parlare per tutta la categoria, ma io a volte mi sento più madre di certe madri. Piango mentre vedo certi film. Mi piacerebbe truccarmi, almeno per nascondermi le rughe intorno agli occhi. Mi alzo la mattina per preparare gli gnocchi per quando torna la mia compagna da lavoro. Adoro i fiori. Certo sono sciocchezze lo so, ma conosco molti uomini come me, e conosco molte donne a cui piace la meccanica, la mia ragazza ridipinge i muri e passa lo stucco sulle crepe, ripara lavandini. Ho visto ragazzine fare a botte come maschi, e maschietti dedicare più tempo a pettinarsi che a giocare a calcio. La “mascolinità” così come la “femminilità” è una sfumatura dell’istinto, non un pensiero. L’essere più o meno sensibili è una questione di cultura personale, e la differenza tra sensibilità lo fa il proprio percorso non il sesso. Ma questo è solo quello che penso, poi magari hai ragione tu.

    1. gelsobianco ha detto:

      Roberto Albini · 20/10/2012 – 9:45 am · Risposta→
      Roberto, voglio risponderti con calma. Ora sono troppo stanca.
      “Gelso, siamo tutti diversi. Io da te, tu da lei, lei da lei, lui da lui.”
      E’ verissimo.
      Ti spiegherò quello che è in me!
      A presto!
      Grazie, Roberto!
      gb
      Grazie sempre a sm.
      Con calma anche a te scriverò. 🙂 gb

  4. Capisco cosa intendi, ma preferirei che occupassimo il tempo a cercare l’unione tra persone, non tra appartenenti allo stesso genere. Avete un nemico più potente da combattere del maschio, che vi è solidale in certe battaglie. Non è autolimitandovi in una categoria che diverrete più forti. Non è costringendovi in un parco naturale che eviterete l’estinzione come persone, e non è esaltando la vostra diversità che vi sentirete più emancipate come singoli. Credo sia tempo di eliminare qualsiasi divisione concettuale, etnica, razziale, di genere, territoriale, e recuperare il significato di coscienza di classe, perché è il rendersi conto di appartenere ad essa che unisce gli uomini al di là di qualsiasi diversità naturale tra esseri umani. La vita, questa vita, è quello che ci rende meravigliosamente simili, ed è questa l’esperienza che condividiamo quotidianamente. Io non vengo dal futuro, vengo da un passato dimenticato, sono la scoria irriciclabile, il papiro nascosto nella grotta.

    1. Io non parlo di unione fra appartenenti allo stesso genere; parlo di consapevolezza della propria condizione, di qualsiasi genere si faccia parte, perchè se non si parte da questo, non ci può essere cambiamento. E per essere consapevoli della propria condizione non basta subirla o semplicemente viverla, bisogna anche chiedersi quali sono le dinamiche che ci assoggettano ad essa. E la coscienza di classe andava bene quando qualcuno doveva lottare per qualcosa; oggi per che cosa vorresti lottare? Per il benessere? Forse lo potrebbero fare i disperati che arrivano da un mondo al quale l’Occidente ha tolto tutto, ma non certo noi pingui ed annoiati occupanti di materassi e divani che viviamo con l’unico pensiero fisso di quale tasto pigiare per rincoglionirci meglio. Io non parlo a nessuno defininendolo come categoria; tu lo hai appena fatto.
      Tu parli a “noi donne”, come se noi donne fossimo altro da “voi uomini”, come se “voi uomini ci doveste dare il consiglio giusto per crearci una condizione che ci equipari a “voi”. Non c’è un voi donne e non c’è un voi uomini. Non c’è! Ci siamo NOI Persone, solo che pochissimi sanno veramente pensare in questo modo.
      Pensandoci con il VOI ci rimangiamo tutte le buone intenzioni e ciò che dici a parole rendendo evidente e sottolinenado ciò che comunemente invece si percepisce e si sente e cioè proprio la diversità rispetto all’altro viene messa in primo piano.
      Nessuno dovrebbe diventare più forte, ma solo avere il riconoscimento della forza che è già di ognuno, la dignità di esserci per quello che già si vale, uomini o donne che siano.
      Non è una corsa al potere; questa la si lascia fare a chi mette la competizione fra i valori fondanti di una società. Per me il potere non è fra i valori fondanti e non lo è nemmeno l’aggressività, la competizione e l’ambizione.
      Avere modo ed essere messi nelle condizioni di poter fare ciò che si sa fare meglio e che veramente si vuole fare, può dare soddisfazione e senso di realizzazione, ma sembra che questo non sia possibile.
      Questo accade raramente per il genere femminile, anche se le cose sono molto migliorate nel tempo, mentre accadeva ed accade più frequentemente per il genere maschile, anche se quest’ultimo lo da per scontato o se ne rende conto solo quando non è una condizione raggiungibile.
      La frustrazione di non potersi realizzare non è solo delle donne, ma per le donne diciamo che si manifesta decisamente più frequentemente.
      Eppure essere liberi di essere ciò che siamo dovrebbe essere consentito da una società civile; eppure accade solo raramente e se avviene, avviene nonostante il contesto che rema contro, nonostante tutto ciò che in noi stessi ci indica il “modo più appropriato di agire e di pensare “perchè frutto di indottrinamenti durati secoli.
      Questi “nonostante” non dovrebbero proprio esserci.
      Per poter vivere la vita come dici tu bisogna prima liberarsi di zavorre che abbiamo, donne e uomini, tutti. Tu parli di presa di coscienza, ma questa può avvenire in direzioni e secondo i dettami più disparati, anche nelle direzioni che ci possono portare ad un regresso e la Storia ne è la prova; vorrei soltanto che i dettami per una volta fossero quelli del cuore, quelli del sapersi comprendere e del reciproco comprendersi, del reciproco viversi. Vorrei fosse altro dalle barriere costruite per rendere le differenze fonte di conflitto e renderci ancora una volta tutti più manipolabili e aizzabili gli uni contro gli altri. Perchè è questo che avviene, a più livelli e in più direzioni. La diversità che è ricchezza è un’arma a doppio taglio e ad oggi, il più delle volte, viene usata male, subdolamente e furbamente da parte di chi ha tutto l’interesse per tenere sotto controllo le masse. Il conflitto che si annida fra le masse rende danaro e rende queste manipolabili in nome di interessi che sono solo di pochi e a discapito di tutti. Lo stesso vale per il conflitto fra i generi; questo è uno dei tanti aspetti dei giochi di potere. Unire le forze risolvendo democraticamente i conflitti, in qualsiasi senso e in qualsiasi ambito ci porterebbe ad essere civili nel senso più alto del termine; questo trovo possa essere ciò a cui tendere. Per tutti.

      1. gelsobianco ha detto:

        “Unire le forze risolvendo democraticamente i conflitti, in qualsiasi senso e in qualsiasi ambito ci porterebbe ad essere civili nel senso più alto del termine; questo trovo possa essere ciò a cui tendere. Per tutti. ”
        Questo è veramente ciò a cui ognuno (insieme a tutti) dovrebbe tendere.
        Con più calma… in in altro momento… mi spiegherò meglio.
        Grazie, sm.
        gb

  5. mi piace questo post,ti posso dire che esistono donne sensibili e uomini sensibili, donne stronze e uomini stronzi…….quindi la differenza dove stà?…..è la testa che conta come in tutte le cose………

    1. come dire che la sensibilità è cosa di testa? O che l’educazione, le cose che vengono imparate, assimilate dal contesto in cui si cresce e si vive fanno la differenza più di quanto si sanno “sentire” le varie situazioni? O forse che c’è chi sa far prevalere un pensiero suo su ciò che gli è stato inculcato e insegnato fin da piccolo, donna o uomo che sia?
      Come dire che se io penso al rosa, automaticamente lo associo alla donna, se penso all’azzurro…
      Come dire che giocare con le macchinine è tipicamente maschile, mentre giocare con le bambole…
      E questo tanto per citare banalità sul tipo di educazione che porta a rimarcare diversità che potrebbero anche fare a meno di essere rimarcate, se davvero vivessimo in un contesto che si fonda su ciò che tu dici.

  6. non si nasce imparati, educati, sensibili e tutto il resto………io volevo ssolo specificaare che accusione troppo ingiustamente gli uomini, ma ci sono donne che sono peggio……..avere un cervello e saperlo usare non è da tutti purtroppo……….

  7. Ognuno deve dare il meglio di sè per il bene di tutti, esprimendo il suo pensiero, lavorando meglio, sviluppando la sua naturale creatività. Non ha importanza se si è femmine o maschi, operai, funzionari, contadini o imprenditori. Purtroppo, invece, si rimane ancorati a una concezione animale dell’aggregazione in branchi, in cui le bestie adottano come capobranco il più aggressivo, il più robusto e violento, attribuendogli il potere e confidando che lotti per noi e che ci difenda. Questa concezione naturalistica del mondo ha sempre svilito e continua a svilire l’uomo e incoraggia le persone a lottare, a scannarsi per prevalere, per primeggiare, rendendo la democrazia un fantasma, un’utopia irrealizzabile.

    1. La democrazia ho sempre avuto il sospetto che fosse un sistema utopico; l’unica via perchè si possa davvero arrivare ad una vera democrazia è il totale cambiamento della specie umana in qualche cosa di diverso, di meno bestiale, di più evoluto e civile. Insomma, per essere davvero in democrazia non dovremmo essere bestie come invece ancora siamo, il che mi lascia un po’ perplessa, ecco. E forse anche cinicamente disillusa, ma questo già si sa.

        1. Ma io ambivo ad un misero dieci per cento… mi pare onesta come richiesta e garantirebbe una certa continuità di rapporto. Ma hai ragione tu: l’ “amore” poggia su razionali razionalizzazioni, in fin dei conti.

            1. A dir la verità io ambivo al dieci per capire di che novanta si trattasse e poterne così trarre le conclusioni per esclusione. Tuttavia mi rendo conto che chiedere dieci a te equivale a chiederti novanta. La prossima volta (?) mi regolo di conseguenza. L’anniversario decadde anni or sono nella totale indifferenza e come diretta conseguneza non ne rimembro l’esistenza ormai da tempo immemore.

                    1. no, guarda, che io il pensiero lo avevo preservato, solo che a te non interessava perchè probabilmente lo reputi noioso e quindi hai assecondato finchè non hai saggiamente tagliato corto. Ma e poi, non avevi detto di passare oltre?

  8. Non capisco perché associ la coscienza di classe alla lotta armata, e soprattutto non capisco cosa intendi con “benessere”. Intendi forse due macchine e un bel paio di scarpe? Credo di sì. Allora ti tranquillizzo perché non è quello a cui mi riferivo. Un motivo per lottare lo potresti trovare proprio negli stravaccati davanti alla tv, per cercare di progettare un tipo di società dove non accada che le persone si addormentino sul divano, stanche, senza più desideri, vogliose solo di scordarsi il giorno appena trascorso.
    Io parlo di “voi”, perché “voi” non siete “noi”. Ma se vuoi ti mento e parlo di noi. Io non te l’ho mai augurato di finire come “loro”. Nemmeno “loro” vogliono essere se stessi. “Noi” dobbiamo aspirare a fare meglio. Parli di libertà, ma poi la ingabbi dandogli un senso solo in mezzo a quei cinque che ti danno a disposizione. Ed è per questo che ti confondi. Il cambiamento non è una guerra, ma un sedimentarsi di concetti.
    Di zavorra ne abbiamo solo una: il possesso. E’ da lì che scaturisce il resto: le ingiustizie, le disparità, gli egoismi. Non c’è niente di ancestrale in questo, è solo il prodotto di questo sistema. Il possesso può uccidere l’amore, figuriamoci cosa capita all’uomo. Nella mente media, quando parlo di “abolizione della proprietà”, gli torna in mente la Russia, e quando scarto quell’obiezione, inizia subito a tirare in ballo l’utopia. “E’ bello ma impossibile”, dici tu, e dicono tutti. E lo dite perché a voi sembra più plausibile trovare il modo di essere felici in questo sistema piuttosto che trovare un sistema per stare sul serio felici. Dal mio punto di vista, questa forma di democrazia è un’utopia, e non lo dico perché lo penso, ma perché la vivo. Il semplice fatto di non aver la forza di realizzare un cambiamento non indica che quel cambiamento non vada fatto.
    Risolvere cinquemila anni di totalitarismo economico, non è qualcosa che si può ottenere con una rivoluzione, con la pancia. Serve saper offrire un modello differente, renderlo raggiungibile. O ti dovrai aspettare dal futuro nient’altro che un abbassamento delle tasse. O a sognare un mondo dove la gente s’abbraccia, senza un perché.

    1. Hmmm… no, non mi hai convinta. Mi devi una pinta.
      1. non ho mai associato la coscienza di classe alla lotta armata. Non ho mai usato le prole “lotta armata”
      non le ho nemmeno pensate, pensa un po’.
      2.Per benessere (inteso in senso ironico)non intendevo qualità della vita dignitosa, come hai ben capito,ma spreco, esubero dell’inutile.
      3.Non trovo motivo per lottare, perchè la lotta non mi interessa; ci può essere presa di coscienza anche senza lotta. Certo non senza fatica, ma non necessariamente con la lotta, con lo scontro e quindi mettendo in campo l’aggressività di cui tutti si fanno forti. Anche nella non lotta c’è forza e qualcuno lo ha saputo dimostrare in passato.
      4. Ti sbagli, se mi permetti di dirti il mio pensiero: in quel “voi” c’è volontà di distanza, conscia o inconscia che sia, non importa. Il voi non è utile quando crea distanze. E noi siamo anche voi, voi siete anche noi.In tal senso non esistono nemmeno “loro”. Loro siamo noi, sempre noi. Perchè dire voi e loro equivale a non avere coscienza di fare parte di un qualcosa che presenta problemi che si riversano su tutti. Non possiamo permetterci di tenerci fuori, nemmeno a parole, perchè le parole sono importanti e sono potenti e vanno usate con cautela. E sinceramente non so tu, ma io non lo posso sapere che cosa vuole veramente il prossimo e non ho idea se vogliano o meno arrivare ad essere se stessi. IN realtà non comprendo bene che cosa intendi con questa affermazione.
      5.Io non ho “quei 5 che mi danno a disposizione”; io non ho nessuno a disposizione e se mi confondo è solo perchè svii il discorso forse volutamente, ma la cosa mi diverte anche, diciamolo.
      6.Il cambiamento non credo sia un sedimentarsi, ma uno smuovere e non solo di concetti, ma di coscienze, sopratutto.
      7. Di zavorre ne abbiamo a milioni ed il possesso è solo una; poi c’è l’ignoranza, la pigrizia mentale, l’egoismo (che forse può essere equiparato al possesso), la paura e chi più ne ha e più ne metta.
      8. Questo sistema non nasce dal nulla; l’ha prodotto l’umanità usando pensiero. E’ il pensiero il motore di tutto, nel bene e nel male e con il pensiero puoi creare cambiamento, nel bene e nel male. Purtroppo ci si allontana dal pensiero perchè la tecnica è più affascinante, perchè sa valicare il limite umano e risponde all’idea di invincibilità, di immortalità che anestetizza le nostre paure (queste sì ancestrali) della morte, del dolore.
      9. Tu parli di abolizione della proprietà: questo è pensiero; qualcuno ha provato ad applicare questo pensiero ed i risultati non sono stati dei migliori. Ciò non significa che non sia un pensiero valido, ma solo che l’applicazione del pensiero presenta variabili imperscrutabili a priori.
      10. Tu continui a metterti sulla difensiva con frasi tipo “lo dite tutti”, “dici tu” (io non ho detto che è bello e impossibile) e in tal modo non poni le basi per un confronto. Non è detto che tu abbia ragione, come non è detto che tu abia torto.E comunque sia non puoi sapere quanto e se hai ragione se ti metti sulla difensiva. Il confronto è da cercare con tenacia e pazienza, anche quando sembra inutile e impossibile.
      11. Tu dici che la Democrazia è un utopia e io non so se hai ragione o meno; anch’io la vivo, la viviamo tutti e tutti vediamo che cosa non funziona in questa forma di organizzazione. Tutti lo vediamo e pochi propongono, si mettono in gioco, pensano ed elaborano idee NUOVE. Il motivo è semplice: le idee nuove in un contesto globale tanto complesso non sono facili da elaborare. Si preferisce lamentarsi e se va bene riproporre idee già elaborate e già collaudate, anche se queste si sono dimostrate altrettanto utopiche del sistema democratico che stiamo vivendo adesso.
      12.Io non credo che non si abbia la forza di realizzare un cambiamento: perchè credo nella forza del confronto, nelle idee, nella capacità di adattarsi a contesti ben più ampi rispetto a quelli ai queli ci siamo dovuti adeguare fino a ieri.
      13. E se il cambiamento ci sarà sarà repentino e probabilmente doloroso; l’assestamento, quello sì, sarà lento, probabilmente tanto da farci dimenticare gli errori già commessi e volerli rifare pari pari. Accade sempre così; la Storia c’insegna.

  9. La tenacia del vivere, tutto questo fiorire di vite che poi immancabilmente, tenacemente, ostinatamente appassiscono senza eccezioni, salvo farne fiorire di nuove prima di appassire, in fondo se congiungi come i puntini della settimana enigmistica tutte le vite di tutti i tempi, mia cara, avrai scritto la Storia in versione integrale.

    1. …intendi dire tutta la Storia? L’appassimento fa parte della vecchitudine, che è a sua volta parte integrante della tenacia di vivere; io mi ci preparo fin da piccola. Però l’idea di “far fiorire” mi suona bella, seppur strana… anche se c’ho il pollice verde, lo ammetto.

      1. Si, intendo la Storia Storia, ma non come somma di appassimenti, bensì come somma di tutte le vite umane. Te lo immagini un libro di Storia che contenga la biografia in versione integrale di tutti gli esseri viventi presenti e passati? Cavoli, rabbrividisco all’idea di vedervi descritta la vita del mio portiere…..magari scoprirei finalmente cosa nasconde in quei lunghi sacchi neri a forma di morto…

        1. …sinceramente la Storia di tutte le Storie degli esseri viventi presenti e passati in versione integrale mi suona abbastanza noiosa come prospettiva di lettura, salvo, ovviamente, la storia del tuo portiere che, a sto punto, incuriosisce anche me, confesso.

          1. Ti dico solo che una volta ebbe il coraggio barbaro di rispondermi, a me che sbraitavo contro di lui quando mi accorsi che mi avevano ciulato la vespa e dovevo andare al lavoro alle 4 (che è il mio orario in quanto panettiere) ebbe il barbaro coraggio di rispondermi “panettiè, tu ieri sei tornato mezzo mbriaco col tram, chissá dove hai. Lasciato la vespa”….

              1. In realtá aveva ragione…ma questo non lo legittimava a fate ipotesi, visto che lui nn sapeva di aver ragione, oibò. Niente birra nè Martini (booooono) ero sbronzo del mio cocktail preferito, il Manhattan (fuori moda, lo so, ma stika, mipia’!)…

                1. Effettivamente la ragione non legittimata non ha da essere! Dovrebbe vergognarsi anche solo a pensarla, figuriamoci poi ad esprimerla, il tuo portinaio.
                  Non conosco il manhattan… a dire il vero l’unica cosa che ho mai bevuto e che si avvicina a un cocktail è un mix di spirito, zucchero e marasche… si chiama anche maraschino e non so se è fuori moda, però io lo bevo ancora, ogni tanto.

    1. noi donne ce li cerchiamo facili, sì! 😀 E’ per questo che poi ce ne pentiamo sempre :(… o quasi.
      Eppurtuttavia, mio caro panettiereazzurro, sappi che lo so, lo so che hai ben altro a cui pensare in codesto perido, cose che non han nulla a che vedere con la raccione inconfutabile delle tonne. 😀

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