Diventare altro

E’ così che va: se c’è un modo per rendermi un po’ meno invisibile a me stessa, forse è proprio quello di dissolvermi e rendermi nebbia.
Sì, insomma, rendermi simile alla nebbia che mi sta attorno, capite?
E sollevarmi, saper svanire, riaffiorare, rigenerarmi dal nulla e srotolarmi su superfici liquide, lentamente e poi repentina, dissolvermi e ritornare, ancora, come non fossi mai svanita, come non mi fossi mai generata, non fossi mai stata.
E così via…
In fin dei conti è così che si può essere niente; in fin dei conti è questo l’essere niente e non è nemmeno tanto difficile.
Pensateci: basta pensarci e si può “essere o non essere”.
Che ci vuole?! Perchè è così che si muove tutto, dentro; esattamente come si nuove la nebbia.
E per me, come per voi, che siamo in fin dei conti solo acqua compressa, in definitiva, che volete che sia evaporare e dissolvere un po’, prima di sparire e diventare altro?

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Diventare altro

42 pensieri su “Diventare altro

  1. Si fa presto a sparire volendo, basta annullarsi agli occhi degli altri, senza però perdere ciò che si è veramente. Poi quando si ha voglia, puff si ritorna
    Ciao, Pat

    1. …no, non si fa presto a sparire, Patrizia. A sparire veramente, a dissolversi, fino a diventare niente. E non è tanto per gli altri che si cerca di diventare nebbia, io credo; penso sia più una condizione che ha a che fare con noi stessi, con la parte più intima che è in tutti. Poi gli altri ne riflettono la condizionecome fanno le foglie con la luce che si diffonde in un bosco di faggio quando quelle cambiano colore, presente? La luce che si diffonde non potrebbe essere se ogni foglia non cambiasse intimamente colore.
      Essere nebbia o essere foglia o essere (“…o non essere”), non è per nulla semplice. Perchè noi umani pensiamo. Mi sono capita? 😛

      1. Sparire agli occhi degli altri per me significa riuscire ad entrare nella parte più profonda di me stessa, ci riesco quando i miei pensieri sono talmente forti da non udire e vedere più nulla, in questa maniera per gli altri non esisto perché non li seguo, esisto per me nel mio intimo e basta.
        Quindi lo ritengo un entrare nella mia nebbia personale 🙂

        1. ..capisco. Ma, mi chiedo, nel momento in cui tu ti pensi in relazione a qualcosa (in relazione agli altri), mi sa che diventa ancora più difficile non essere niente; per due motivi:
          1. ti pensi
          2. ti pensi concentrandoti sugli “altri”

              1. Io ho scritto che gli altri non li seguo, diciamo che diventano un sottofondo della situazione, ma un sottofondo completamente senza suoni, muto e quindi non mi creano distrazioni…
                Forse sono io che non riesco a spiegarmi, non è certamente un discorso facile 🙂

  2. Mi ha incuriosito il fatto che hai esordito con “basta annullarsi agli occhi degli altri”, come se ognuno di noi esistesse solo in funzione di qualcuno e in funzione dei nostri simili (per altri suppongo tu intendessi persone, esseri umani, giusto?); come se per essere niente bastasse che ognuno divenisse invisibile agli occhi degli “altri”. Ma se rileggi il post io non ho menzionato “gli altri”. Eppure io ho scritto, ed “altri”, come te, hanno letto. Ciò significa che io non so essere niente, non so essere nebbia, non so essere altro da ciò che sono. NOn so farlo perchè penso, mi penso e lo faccio in relazione a qualcosa… o a qualcuno. E non so “gli altri”, ma probabilmente è così un po’ per tutti. Perchè siamo umani, non siamo nebbia, purtroppo; a me piacerebbe tanto essere nebbia.

    1. Innanzitutto esistiamo in funzione di noi stessi, ma ciò non significa che non esistiamo anche in funzione degli altri. Esempio i familiari dove li metti?? Tante cose che facciamo vengono proprio fatte anche per loro, a volte anche prima che per noi stessi. Ma questo non deve essere vincolante e da qui tutto il resto… essere nebbia per un lasso di tempo breve per me si può… poi inevitabilmente si torna visibili (se così vogliamo dire)

      1. MI sa che se faccio delle cose è perchè sono come sono e non essendo altro (non ancora, ma ci sto lavorando 😛 ), poco o tanto quello che faccio ha ripercussioni su me stessa e su quanti hanno la sf..a o la fortuna di trovarsi nei paraggi o comunque “a tiro” degli effetti delle mei azioni. Detto questo, che io pensi di fare le cose per me stessa (di solito è così) o che io pensi di farle per gli altri (raro, ma può capitare), questo cambia poco se non in funzione della mia coscienza in termini di facente parte di un gruppo che, nel mio specifico caso, è quello umano (la prendo alla larga, che i contesti troppo stretti non mi piacciono molto).
        E d’altro canto la famiglia non la metto da nessuna parte; per il discorso che cerco di fare la famiglia può stare lì dov’è. Il discorso che cerco di fare è un po’ troppo intimo anche per farci entrare la famiglia, ecco, tanto per provare ad essere chiara.
        NOn è possibile essere nebbia per un lasso di tempo; o lo sei o non lo sei. Perchè “essere o non essere” è il vero problema e mi scuso se sta cosa la ripeto a oltranza cercando di farmi forte di parole già dette da menti ben più degne della mia. 😀

                  1. Ma mi stai dando giustificazioni?! No, perchè non ho chiesto giustificazioni e se anche lo avessi fatto, spero vivamente e con tutto il cuore che tu non ti saresti sentita in dovere di darmene! 😀

  3. In realtà non è facile essere nebbia, anche se siamo noi stessi e nello stesso tempo siamo anche altro. Nessun animale può non essere, finché ha coscienza di essere, finché pensa (e tutti gli animali pensano, anche se spesso in modo primitivo). Noi uomini articoliamo parole e diamo nomi alle cose; questo fa presumere che la comunicazione sia il nostro compito principale, non sappiamo ancora bene per quale fine. Certamente questa nostra proprietà non ci consente di annullare il nostro io, e forse, malgrado ciò che sostengono tanti filosofi e mistici, la dissoluzione nell’indifferenziato originario potrebbe configurarsi come una rinuncia a svolgere il nostro compito, che passa invece attraverso il massimo possibile sviluppo delle potenzialità dell’individuo.

    1. Come dire che se un’ “evoluzione” sarà mai possibile, quella la si può trovare solo nel nel silenzio, Guido? E’ un invito allo star zitti, al togliersi di dosso il mito della retorica, overro il mito del potere, forse? Perchè la parola è potere, anche se spesso viene usata da chi, umanamente parlando, vale zero.
      Vivere nel silenzio non è difficile, specie se si ha ben chiara la memoria di che cos’è vivere in mezzo all’inutile blaterare, anche a quel blaterare che produce spesso il nostro pensiero.
      Noi potremmo anche avvicinarci alla condizione della nebbia, ma ci contraddistinguerebbe comuque un’enorme differenza, che non è fisica: lei è assolutamente silenziosa anche dentro; noi possiamo anche passare le nostre giornate non emettendo suono, ma dentro continuiamo a “volerci essere”. Siamo limitati, parecchio, in tal senso. E come dici bene tu, probabilmente è questo che limita lo sviluppo delle nostre potenzialità.

        1. …ma può diventare anche una tavola da pittura, una persiana, una sedia, un comodino…. e no, noi non possiamo diventare una tavola da pittura ecc… però possiamo diventare concime, hai ragione. Questo dovrebbe far riflettere quelli che si autodefiniscono immagine e somiglianza di entità divine. E con questo non voglio denigrare la dignità dei concimi che sono elemento indispensabile.

            1. No, no, è proprio così che funzinerebbe, se dio esistesse. Ed è così che funziona anche se dio non esiste. Perchè la vita sia vita c’è bisogno della morte… e viceversa. Guarda come funziona un bosco, ad esempio: gli alberi nuovi nascono sulla terra fertile fatta di alberi morti. E noi poggiamo il nostro pensare sul pensiero di epoche morte… e così via. E’ un ciclo, un cerchio chiuso sul quale distendere una pasta lunga… infinita… vedasi Leopardi… non per la pasta, ma per le cose infinite.

  4. diegod56 ha detto:

    non siamo niente, un fenomeno elettrochimico nella corteccia posteromediale, ed ecco questa cosa che chiamiamo «io»

    voler svanire, svaporare, è un modo per essere davver quel «non essere» in modo più aderente alla realtà

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