Il gioco delle biglie

Aveva le biglie azzurre nelle tasche.
Ogni tanto, mentre camminava, infilava una mano e ci giocava facendole rotolare su se stesse e fra le dita.
Era una bella sensazione; le faceva rotolare e schioccare l’una contro l’altra.
Avete presente no, il rumore che fanno le biglie quando scricchiolano e schioccano le une contro le altre? Ecco, quello.
Ogni biglia era una vaga probabilità, un’opportunità; così gli aveva spiegato la vecchia che gliele aveva vendute per pochi soldi un giorno che lui stava camminando sulla baia.
La vecchia disse che ad ogni occasione bastava tirar fuori una biglia azzurra dalla tasca ed ecco, l’occasione era colta!
Lui camminava, aspettando l’occasione.
Camminava da molto tempo, si guardava attorno, ci pensava alle biglie azzurre che teneva in tasca, ci pensava sempre.
Erano il suo asso nella manica, visto che di talento proprio non si poteva dire che ne avesse molto; contava sulle biglie e camminava, camminava per il Mondo.
Un giorno venne la neve, moltissima neve e dopo aver camminato per moltissimo tempo, la bufera arrestò il suo cammino.
Si sedette sulla panchina sotto il grande acero, in fondo al viale dove in autunno non passava ormai più nessuno.
Stette lì a pensare alle sue biglie e intanto la neve continuava a cadere.
Stringeva nei pugni le biglie azzurre e piano si addormentò.
Venne la notte, venne l’inverno e poi la primavera.
Fu solo allora che lo trovarono e quando lo portarono via, cinque biglie azzurre caddero dalle tasche del suo cappotto e rotolorano via, chissà dove.

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Il gioco delle biglie

33 pensieri su “Il gioco delle biglie

  1. ps siccome la mia sapienza eccede le mie capacità di contenerla, ve ne lascio un piccolo pezzo: ci si tocca i cojones come gesto scaramantico perchè si esorcizza la morte toccando “la vita”, o al meno quei due contenitori ovoidali senza i quali…babbè se semo capiti. A differenza del fare le corna che invece è gesto onomatopeico…serve a infilzare gli occhi del mal-occhio, essere che appunto con il solo sguardo getta sfiga…

        1. Giusto. Diciamo, Germogliare, che se lui ha camminato tanto per tutta una vita senza saper cogliere nemmeno un’occasione, si spera che chi raccoglierà le biglie alla prossima, saprà coglierla.

          1. Così! forse, nessun incontro necessitava l’opportunità di usare la biglia, penso, perché gli stava già bene in quel modo o perché non aveva valore abbastanza da giocarsi la fortuna. Ha regalato la possibilità ad altri, al caso, a chi saprà riconoscere che delle biglie a terra possono potare fortuna.

            1. non so Germogliare, se le occasioni perse abbiano nulla a che vedere con la fortuna o con la sfortuna; penso siano più una questione di scelte. 🙂 E in tal senso hai ragone tu: si può scegliere di non cogliere le occasioni, camminare comunque e poi finire, senza rimpianti, possibilmente.

    1. E perchè mai, Roberto?! Se ti spavento con le biglie, chissà che effetto ti faccio quando mi metto a scrivere di morti viventi (vedasi come esempio il blog del Beccamorto) e mostri marini…

  2. Io, invece, avevo pensato che lui avesse desiderato di vivere in una qualche dimensione a me sconosciuta, e che fosse stato esaudito. Amante del lieto fine a tutti i costi 😀

    1. Sì, per via del fatto che entrambe cercate delle spiegazioni plausibili senza prendere in considerazione la più semplice, ovvero quella che più somiglia alla realtà delle cose, il più delle volte. Prendete in considerazione le eccezioni, insomma… il che è interessante.
      PS: non ho visto colei che citi. Non so se c’è.

  3. Il guaio (il guaio?) è che la cosiddetta eccezione è la prima che mi viene in mente.
    Ho vissuto troppo tempo nelle pieghe, o nei buchi delle tasche, o fuori dai cancello 🙂 ?

    1. L’eccezione piace, perchè lo sappiamo benissimo tutti che la regola è fastidiosa. Prendiamo un esempio qualsiasi: la Morte ( 😀 ). A chi piace morire? A nessuno, o quasi, credo. Quindi che si fa? Ci si inventa un modo per fingere che non esista, che non sia reale, o perlomeno definitiva. E ci si dimentica che invece la Morte c’è. Tutto qui. Non so se vivere nelle pieghe o nei buchi delle tasche, o fuori dai cancelli ci possa salvare da questo meccanismo. Non so… fatto sta che se tu chiedi in giro, chiunque preferisce l’eccezione, alla realtà delle cose. 😛

  4. Vero! Un po’ perché ognuno è un eccezione, un po’ perché l’eccezione è parte anch’essa della realtà; e riconoscerai che l’eccezione, la diversità attira e incuriosisce, sennò dove saremmo.
    Poi, la realtà, comunque, è così ineluttabile che uno può pure inventarsi storielle se lo diverte, che fa lo stesso; Ho avuto la fortuna di vivere per tanto senza stress da regole e duro bisogno, e le storielle del cavolo mi vengono tuttora in automatico; Ma non ho perso consapevolezza, non ancora, almeno 😀

    1. non sono sicura che “faccia lo stesso”, capisci? NOn per tutti. Nel senso che sì, è vero, l’ineluttabile mica lo si può controllare, accade e punto, ma quella consapevolezza della quale tu parli non in tutti rimane ben presente; a forza di pensare come se la regola non esistesse prediligendo invece le eccezioni più allettanti, ci si dimentica pure dell’ineluttabile e si rischia di sentirsi immortali, onnipotenti e quasi divini. Mentre la regola equivale a ben altro, che però viene accantonato, ignorato, dimenticato… salvo poi esser costretti a guardarlo ben in faccia quando il tempo prezioso è già trascorso e magari dopo aver fatto innumerevoli danni a se stessi e, peggio ancora, ad altri.NOn ho mai trascorso del tempo così come lo descrivi tu, ma le storielle me le sono inventate comunque, e non perchè il mio tempo era leggero, ma solo per sopportarlo e leggerlo meglio. Posso dire che le storielle funzionano, purché non mentano.

  5. Beh ? Dillo a quelli che si sentono onnipotenti. A me le tue storie piacciono molto come sono, io invece mi diverto a inventare storiellette irreali, mi vengono quelle!

    1. …l’irreale mi incuriosisce più del reale, ovviamente, ma il reale spesso ha dell’irreale. Quando succede mi pare che valga la pena raccontarlo. Come viene, non sempre bene… ma ci si prova, perchè è divertente.

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