Rosa

Strascico lungo, passo lento, portamento altero, lei entrava; tutto aveva, tranne i capelli. Ma c’eran le parrucche di capelli veri e di ottima fattura e lei le cambiava spesso, come fossero vestiti da indossare a seconda delle occasioni e tutti lo sapevano, ma non per questo lei di occasioni ne aveva poche, tutt’altro; ne ebbe tante quante erano le sue parrucche, se non di più.

Sopracciglia dipinte, ciglia finte; era donna glabra, magra, scabra per eccellenza e, nemmeno a dirlo, pareva a tutti bellissima e così lei, si sentiva.

Si chiamava Rosa e cantava, fra piume di struzzo e abiti di paiette, profumi di ciprie e odor di soldi lasciati cadere o infilati a forza; si cimentava e vinceva con la sua voce bassa di tortora gutturale che non era bella, non era nulla, ma nell’insime, oh sì… nell’insieme, chissà come…eh, piaceva!

Ogni sera, almeno un’altra vita da vivere, almeno un’ altra anima da far perire d’ombre, fra l’ inutile ed il patetico breve sperare.

Viveva fra i fiori recisi che le inviavano a centinaia, Rosa, e lei che li sfiorava, li annusava e li faceva portare al camposanto a mazzi di cento rose rosse alla volta, ogni mattina, quando già cominciavano a perire e lei le osservava compassionevole, come si osservano i cani di strada.

Aveva un amante, fra i tanti, che un po’, solo un po’, le piaceva; era giovane, lui, dallo sguardo languido, languido. Quando finivano di fare l’amore lui si metteva in posa, le pareva, come quelle statuette di bronzo che un conte le aveva portato dall’Italia e che si diceva vennero scolpite da certo Riccio ai tempi del Donatello in quel di Venezia, e che parlavano la lingua dei corpi perfetti e vivi, ma un po’ stanchi di starsene nella carne. E allora si lasciavano fondere nel bronzo e vi rimanevano e vi riposavano, vivi, per sempre.

Anche lui era giovane e, pensava Rosa, lo sarebbe stato ancora a lungo. Lo lasciò prima del tempo, per scaramanzia; sia mai che un giorno me lo trovo invecchiato prima e più di me, si disse.

E a lei che piaceva camminare in vestaglia da camera, strascicando i piedi nelle morbide ciabatte, scivolando sui tappeti persiani da una stanza all’altra della villa, con un piccolo libro in mano, a darsi arie di grande amante dei vati, lei, che in fin dei conti, nemmeno sapeva leggere e nemmeno se ne preoccupava.

Strascico lungo, nero, passo lento, portamento altero; Rosa era ignorante, e tuttavia ella di se stessa pensava che sì, sapeva vivere. Nemmeno fosse stata allevata ad Arcore, Rosa.

 

 

 

Annunci
Rosa

14 pensieri su “Rosa

  1. quel giovane amante che sembra un bronzertto rinascimentale…mi ricorda qualcuno.
    Anche se i capelli ancora ce l’ho…e la vestaglia rosa non l’ho mai avuta.
    ma tant’è.
    Dettagli…in fondo

      1. non so perché…forse perché mamma ne aveva una rosa, di raso…bellissima (ricordi di banbina…) ed io avrei voluto tanto metterla per andarci in giro in casa…ma lei non me lo permetteva…)
        Chi mei ricorda il bronzetto? Perché…non si immagina’?

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...