Tiaspettavoconunmazzodifioriinmano, invano

E sognavo queste scarpe, no? Scarpe comunissime, con dei calzini dentro e dentro ai calzini i miei piedi, che pensavano a quanto eran calde quelle scarpe con la lana d’agnello dentro.
E sognavo di aspettarti e me ne stavo al freddo, ma con i piedi nella lana d’agnello e mi dicevo che se anche tardavi ancora, in fin dei conti non m’importava, che avevo i piedi al caldo, perlomeno.
E poi mi mettevo a cercare le sigarette e le trovavo e ne volevo accendere una, solo che non fumavo, com’è vero che non fumo, perchè poi mi rimane il sapore di tabacco in bocca e a me non piace il tabacco da sigaretta; a me piace il tabacco da pipa e io solo quella fumo.
Il vento non c’era; quella volta non c’era, però era buio e la luna non si vedeva, perchè c’erano i lampioni accesi e io avevo un mazzo di fiori in mano, enorme, con delle gerbere arancioni e delle rose gialle in mezzo, che pesavano come palle di marmo… palle pesanti di rosa gialla.
Si fece l’alba, ma non fu niente di speciale, perchè la nebbia nascondeva le forme e si sentiva odore di fumo, come quando qualcuno aprofitta della nebbia per bruciarsi le suole delle scarpe e non farsi vedere da nessuno; io non mi sarei mai bruciata le scarpe, perchè erano comuni, ma calde e con la lana d’agnello dentro.
Avrei potuto aspettarti con le palle di rosa pesanti in mano per tutto il giorno, tanto avevo le scarpe calde e mentre aspettavo sognavo di toglierle e di metterle nel mazzo delle gerbere e delle rose gialle pesanti come palle di marmo e poi offrirtele, perchè mi parevano la cosa migliore che avessi da regalarti, in quel momento.
Però venne il mattino e si sa che il mattino è più freddo della notte e allora io tenni le mie scarpe ai piedi, che avevano la lana di agnello dentro, mica per niente!
Aspettai tutto il giorno e le palle di rose cominciarono a pesare e le lasciai cadere a terra, salvando le gerbere appassite, perchè quelle pesavano meno.
Tu non ti facesti vivo, ma a me non importava, perchè avrei potuto aspettarti anche tutta la notte, tanto io avevo le scarpe con la lana d’agnello dentro, mica per niente.

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Tiaspettavoconunmazzodifioriinmano, invano

21 pensieri su “Tiaspettavoconunmazzodifioriinmano, invano

    1. le mani son fra le gerbere e non soffrono tanto; l’importante sono i piedi, perchè è da lì che sale il freddo. Se hai freddo ai piedi hai freddo dappertutto. NOn trattasi tuttavia di stivali, stavolta, ma di ordinarie scarpe con il pelo d’agnello dentro, calde, giuste per le lunghe attese.

  1. 😦 Mi spiace per la vana attesa…
    Ma splendida l’immangine tua, dei petali gialli e arancioni, delle scarpe calde, mentre invano aspetti qualcuno. Se mi fossi trovato lì ti avrei scattato una foto e ti avrei stretto la mano per la tua ostinazione, mica per niente…

    1. mio caro, nessuna attesa è mai vana, perchè insegna sempre qualcosa, ovvero a comprarsi le scarpe calde prima di mettersi ad aspettare, ed esempio. Son confusa dalla tua approvazione, perchè di solito mi biasimano tutti, per la mia ostinazione, che comunque durò poco, giusto il tempo di scrivere un post.

  2. secondo me non aspettare nulla è peggio che aspettare invano.
    in fondo, anche se non ce lo confessiamo, tutti (nel sottoscala delle nostre speranze) aspettiamo qualcosa.

    1. no, no, guarda Nica, io di mio ho capito solo che se non ti aspetti nulla né sopra, né sotto la scala è meglio, perchè allora i casi sono due: o la vita ti stupisce di suo prendendoti alla sprovvista (e non sarebbe cosa da poco per chi fatica a stupirsi da anni, ormai) e ti fa trovare qualcosa, o non ti cambia niente. Se invece proprio non puoi fare a meno di aspettare, allora è meglio se nel frattempo almeno ti godi un paio di scarpe calde, perchè la vita è un soffio e passarla aspettando è una gran cazzata, secondo il mio umilissimo parere, mentre passarla godendo (anche di un paio di scarpe calde) fa in modo di sentire già un sapore diverso… migliore dell’insipida attesa, direi.

  3. Hai ragione naturalmente, ragionissima, ma è difficile dimenticarsi che in fondo ci si aspetta qualcosa, magari di non soffrire troppo. Almeno, io.
    Certo che a preoccuparsi di tenersi i piedi caldi, ci si porta avanti!

    1. non aspettarsi niente garantisce anche la disillusione data da una condizione ovvia. Non soffrire è impossibile; non è il caso di aspettarsi proprio l’impossibile. E se si sopporta poco, poi si arriva a sopportare anche tanto; questo ci si può aspettare, perchè la sofferenza è parte della condizione umana, c’è niente da fare. Per questo preferisco ciò che è lontano dall’umano. Ultimamente lo preferisco in maniera particolare… invecchiando lo preferisco sempre di più, il non umano.

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