Nientediché,solocosevisteenondettechemipiacevaraccontare

C’era molta nebbia bassa che saliva e giocava con la luce e pure con le foglie e con la brina sui rami. La nebbia è fatta per giocare, non si sapesse. C’era l’orrizzonte candido di nuvole e qualche macchia scura di campagna distesa a dormire e c’era il cane, piccolo e brutto, con il pelo ispido come le setole di una vecchia scopa, gli occhietti svegli e sgranati, attenti a guardar la nebbia che gli entrava nel pelo folto, facendogli il solletico e giocando un po’ con lui.
Il cane era sporco e nero, piccolo come una capra nana e a dire il vero, forse era una capra e non un cane. Però guaiva, piano, mentre la nebbia giocava con lui; guaiva sommesso e solo ogni tanto, probabilmente felice.
Ora, le capre non guaiscono e allora quello era un cane.
Accanto al cane c’era un uomo, grande e grosso come un bue, vestito bene, con un lungo cappotto nero coperto di gocce di brina ed un cappello di velluto nero con la falda rialzata di lato, un cappello da gran signore.
L’uomo fumava un sigaro ed il fumo del sigaro saliva ad incontrare la nebbia e la nebbia ci giocava, portandoselo via… il fumo, non l’uomo.
In lontananza sul fiume un lungo barcone scivolava silenzioso, coperto da un telo blu, che però sembrava grigio, perchè la nebbia gli scivolava addosso giocandoci e dipingendolo di grigio.
Sul barcone non si vedeva nessuno e forse era un barcone fantasma, o forse i marinai stavano dormendo o semplicemente giocando, anche loro, con la nebbia… non si sa; fatto sta che il barcone, forse fantasma,si allontanò, passando oltre al filare di giovani tigli e oltre alle reti stese in alto ed un airone e un paio di gabbianelle lo seguirono.
C’era il silenzio e anche quello giocava con la nebbia che si sollevava in volute perfette e poi si dissolveva languida a lasciarsi cadere e nel mezzo intravedere altro morbido candore mentre proprio in fondo, ma in fondo allo sfondo più lontano, dietro alle pareti morbide del mondo di bianco, dietro a tutto questo, il sole, che un po’ si faceva vedere, ma non più di tanto… perchè era un sole di quelli discreti che sanno quando è il momento di lasciaLe la scena.
Intanto tutto accadde e nessuno se ne ravvide, perchè la nebbia stava giocando da ore e tutto celava.

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14 pensieri su “Nientediché,solocosevisteenondettechemipiacevaraccontare

    1. tutto ciò che la nebbia celò e di cui nessuno si ravvide. Se vuoi saperne di più devo prima chiedere parere legale al mio avvocato prima di metterti al corrente. Trattasi di questioni delicate… so che saprai capire.

  1. Ho nostalgia di certi nebbioni…!!! Era la scusa per non tornare mai a casa, mi perdevo alla fermata del tram, e i miei a cercarmi che non ci vedevamo a distanza di un… no, due metri non di più, e a malapena ci si sentiva… Ci sembrava chissà quale avventura metropolitana…
    Hai ragione, la nebbia serve per giocare.

    1. Salvo poi perdersi davvero, quando magari si è a 2500 metri di quota e nessuno ti può salvare e tu non puoi salvare te stessa. In quel caso il gioco si fa pesante, ma se va bene, è stato pur sempre un gioco.

        1. o magari lo sgozzo e lo mangio io… si sa mai come si reagisce alla vita! 😀 😀 … in realtà il pericolo in quota quando c’è la nebbia non è dato dal mostro, ma dalle alte probabilità di perdersi, ovvero non saper più da dove si arriva e dove si è diretti. Esperienza altrettanto angosciante e per i più incoscienti, anche emozionante. 😛

    1. io continuo di continuo roxidor… è un perenne continuare, solo un po’ scardinato, poco coerente all’apparenza… ma in fin dei conti è sempre della stessa storia che porto avanti. 🙂

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