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E anche allora, nemmeno a farlo apposta, c’era la nebbia, c’è niente da fare! E si levava da ovunque ed i piccioni si schiantavano e cadevan le piume, ma loro no; loro non cadevano mai, perchè eran piccioni veneziani che sapevano il fatto loro, in fatto di nebbia, e di virate improvvise dell’ultimo secondo a salvarsi le penne.
E ci fu quel viaggio di nozze ed il giro in gondola, la visita in Piazza San Marco e anche un giorno di sole, dopo la nebbia.
Fu romantico e i piccioni veneziani scacazzavano, ma poco, nemmeno sapessero che quelli erano sposi freschi e non turisti da imbrattare.
C’erano le bancarelle con i colori appesi ai foulard e lui gliene regalò uno, lasciandola scegliere.
Lei prese quello rosso, o forse arancione, con i fiori blu e glielo mise lui, per vedere di che colore erano poi gli occhi di lei, con i riflessi del foulard rosso o arancione.
Erano azzurri, come prima, uguali, cambiò niente, si disse, ma continuava a guardarli.
Se ne stavano poi le luci a chiamare i violini di sera e loro passeggiavano nelle piazze camminando abbracciati; lei sorrideva nel buio e lui anche, ma meno, perchè l’uomo deve sorridere sempre un po’ meno, si sa.
Venezia puzzava d’acqua marcia e lei glelo disse appena arrivati, ma lui la guardò preoccupato e rispose che ci avrebbe fatto l’abitudine, quasi subito, appena avesse visto che bella che era, Venezia.
Invece lei non si abituò all’odore.
Ma mentre passeggiavano lei gli disse che Venezia era bella lo stesso e gli disse anche che sarebbe stata bellissima sempre, anche quando sarebbero diventati vecchi ed i figli ce li avrebbero portati di nuovo, in gita insieme ai nipoti.
Lei sorrideva ed arrossiva nel buio, un po’, lui nemmeno un po’; però forse un po’ pianse.
Intanto la nebbia si alzò di nuovo, i piccioni erano fermi in ogni dove a tubare e a sonnecchiare, i violini suonavano sempre più lontani e le luci si confondevano con i riflessi dell’acqua; era tardi e tenedosi per mano, rientrarono in albergo, in silenzio. Era il primo degli interminabili silenzi, di quelli d’intesa, velati di tristezza e di angosciosa malinconia.

Tornarono e lui andò prima dalla madre, poi passò in paese a salutare gli amici e infine andò a prenderla nella loro nuova casa e poi andarono insieme in canonica, dal parroco, per farsi dare la benedizione.
Lei gli teneva la mano così stretta che l’anello le tagliava la carne, ma nemmeno lo sentiva, se ne accorse solo dopo. Nel tragitto verso la stazione stettero in silenzio, ancora, e lui la guardò così, senza dire niente.

Poi lui prese il treno e partì per il fronte. E quella fu l’ultima volta che lo vide. Di lui conservava sopratutto il ricordo di quei silenzi che le dissero tutto, mentre ogni sera, fra le mani, teneva il foulard rosso, o arancione, con i fiori blu, ad accarezzarlo piano, in silenzio.

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