Di aquile, oche, viaggi e moscerini

No, è che le guardavo passare. Volavano in cerchio, loro.
Planavano, si alzavano sempre più in alto.
Gran bel volare, maestoso, regale.
E io lassù, con loro, più o meno… o quasi.
E se non avessi potuto respirare, in quel momento, sarebbe stato lo stesso, perchè vedevo il mondo dall’alto e mi sarebbe sembrato normale, perchè in quota, si sa, l’aria è rarefatta e le aquile è da lassù che prendono il volo, mica dalle grotte in fondo al mare, a meno che non siano aquile di mare.
Lo so, è banale, ma avrei voluto volare; tuttavia per una serie di circostanze a me ignote, io non sono un’aquila, non ho le ali e non so volare.
Niente di ché, solo che non volo.
Anche i moscerini volano! Io no.
Ne trovi anche a 3000 metri, di moscerini, e se li mangiano le cincie ed i rampichini, e a volte anche le timide pernici bianche, che volano anche loro, manco a dirlo; e tuttavia non c’è niente da fare, io non sono nemmeno un moscerino… nemmeno quello.
E non volo, pare.

Le oche selvatiche se ne vanno per poi tornare; le vedi partire e le vedi tornare e nel mezzo c’è il Viaggio.
Il Viaggio, capite? Noi con gli occhi da uomini e donne vediamo la partenza e il ritorno, o il loro ordinato passare; non ne vediamo il Viaggio… però, volendo, possiamo immaginarlo.
E per ogni oca il Viaggio è un Viaggio diverso, e per ogni Viaggio ci si può immaginare un Mondo diverso, un sentire diverso; che le oche mica perchè son oche non sentono il Mondo, sia chiaro!
Se così fosse, non partirebbero; se così fosse se ne starebbero qui con noi a guardare le beccacce e le rondini che partono, chiedendosi dove andranno, semplicemente.
Invece le oche sentono il Mondo, lo ascoltano e vanno. Vanno lontane.

E poi leggi le fiabe, no? Quelle dove gli animali parlano e dove gli uomini che non sanno ascoltare il Mondo non esistono.
Allora, nelle fiabe, si può prendere su e andare anche noi; si può armarsi di ali da moscerino e cera e con immane fatica prendere quota e puntare verso l’ignoto, salire fin dove l’aria toglie il respiro e ti porta nel freddo e poi non smettere mai di andare, di muoversi, di volare, finchè non si incontra il sole.
E poi si sa… prima o poi si cade, ma fa niente!

Quello era il Viaggio da fare, perchè così son le fiabe, così diceva il Mondo, così chiamava, ed un viaggio breve è pur sempre meglio di un Viaggio non fatto, di una risposta non data, di una vita non vissuta.

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Di aquile, oche, viaggi e moscerini

18 pensieri su “Di aquile, oche, viaggi e moscerini

    1. …non so se lui è contento… che in fin dei conti continuiamo anche a farlo cadere, ma quelli che ne sanno più di me dicono ste robe, tipo: non si può sfuggire al proprio destino… o alla propria ombra, che un po’ si somigliano.

    1. “è sufficiente gettare le zavorre”… è un lavoraccio, questo, costa fatica, molta. Non è che prendi un forbicione e ZACK! Fatto! No, non è così che va.
      E’ ben più complicato.
      Ma s’ha da fare, non c’è dubbio.
      …e buongiorno, e buon anno!

  1. neanche io so se lui è contento ma in questo modo continua a vivere e a far volare noi…in quanto al destino e alle ombre… è un po’ come la storia del bicchiere mezzo vuoto e mezzo pieno. dipende dai punti di vista, e se la vista è buona e la visione limpida, la nostra percezione e di conseguenza l’azione cambiano.

    1. avere la vista buona significa saper vedere al di là della percezione… quel che si vede può essere meraviglioso, ma può anche non essere piacevole e tuttavia è pur sempre parte del Mondo, quindi si impara a viverlo. O ci si lascia cadere; anche questa è una possibilità, non contemplata fra le aquile, però… e nemmeno fra i moscerini. Solo gli umani si lasciano cadere.

    1. Piacerebbe anche a me Pan… mi piacerebbe moltissimo. Forse un giorno ci riesco: sto costruendo delle ali da moscerino molto grandi che funzionano senza inquinare… un progetto molto ambizioso, ammetto… ma seconod me ce la fò.

  2. Anche secondo me ce la fai…e poi mica bisogna essere per forza un’aquila per vedere grandi cose da lassù e imparare a librarsi libere nell’etere, che anche le creature più piccole e meno considerate (a torto) hanno un universo dentro di sé. E non è solo nelle favole che gli animali parlano…eccome se parlano, riescono a dirci tante di quelle cose e comunicarci tante di quelle emozioni che manco gli umani a volte con tutta la loro prosopopea intellettuale riescono. Una mia cara amica riesce a parlare con tutte le creature con cui viene a contatto, sarà il suo innato amore per gli animali, sarà il posto bellissimo dove vive, sarà quel che sarà….ma mi ha raccontato cose incredibili…e chissà che un giorno mi decida a scriverci un racconto…lucertole, galline e ranocchi. Quindi pensa un po’ se le ali di un moscerino non possano essere un valido mezzo per planare alto….quasi quasi ti seguo 🙂

  3. mai dire mai…potrebbe essere un’idea originale..e si sa in questi tempi grami bisogna spremere l’ingegno 🙂
    e la mia amica è forte si, ogni tanto viene fuori con certe storie…davvero carine…
    in gamba Stile, a presto
    Pan

  4. ” Ma dove mai andranno a dormire le anatre di Central Park durante l’inverno?” [Il giovane Holden, di J.D. Salinger]
    Forse hai risolto l’ultimo dubbio dell’adolescente del famoso libro. 🙂

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