Le strategie vincenti

Nei vincoli imposti ci si spenge ed esserne talmente succubui da non saperli nemmeno riconoscere è condizione comune. Stagliano immagini allettanti su cartelloni che si imprimono nella mente e sollevano istinti che fanno comodo solo ad alcuni, ai più potenti, assopendo tutto ciò che di umano può nascere e crescere, compreso il sentimento che pochissimi ancora sanno riconoscere, distinguere, vivere.
Si plasmano esistenze anestetizzate all’emozione vera, quella che fa sentire i corpi vivi e le menti capaci di ragionare.
E tutti come caricati su treni che portano al nulla, comprano il biglietto, salgono con il sorriso gonfio di botulino e si fanno merce.
Imparano l’attenzione alle strategie che manovrano coscienze, perchè è in questo che alberga il potere: nelle strategie.
E si adeguano e manipolano, ormai senza saperne più fare a meno, se stessi e chi gli capita a tiro; l’obiettivo è riuscire a gestire.
Imparano che cosa è meglio mostrare e che cosa è meglio tacere, nascondere o rendere ambiguo, se proprio non si può fare in modo che scompaia del tutto.
E così si diventa solo quello che si intende mostrare e ci si trasforma in tabelloni che contribuiscono alla manipolazione delle coscienze, ci si fa complici ignari, finchè il corpo lo consente, finchè l’umano non reclama il diritto di esserci, di mostrarsi per lo sfaldarsi che sa mettere in atto il tempo.
E poi si crolla, ci si tira la pelle, ma inutilmente, ci si fa di pillole, ma inutilmente, ci si violenta con trattamenti che tagliano, stirano, deformano, gonfiano… ma inutilmente.
E la vita passa e nulla rimane, nemmeno il ricordo di un sentimento reale, vero, di quelli che sanno far tremare i polsi e che sanno far sentire vivi.
Il lavoro come fine ultimo, il prestigio, la carriera, la necesità del riconoscimento, la smania di esserci, ovunque, in primo piano, come dei tabelloni esposti a cercare di fare la differenza, a cercare di essere l’esempio da seguire.E intanto, comunque, morire ogni giorno, dimenticandosi di aver avuto pochissimo tempo per vivere e avendolo sprecato tutto, o buona parte, dopo i primi vagiti.

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Le strategie vincenti

28 pensieri su “Le strategie vincenti

  1. Le strategie…ecco…io non le ho mai sapute fare, troppa impulsività!
    Forse è per questo che non mi sono mai sentita a mio agio in questa società schizofrenica e materialmente senz’anima…Bel post Stile!
    A presto
    Pan

  2. La strategia vincente dovrebbe essere quella che ci permette di andare oltre l’amarezza di condizionamenti ineluttabili per approdare in un luogo d’incontro dove gli sguardi hanno un senso, le carezze una sensazione, l’accoglienza un’emozione. Se casualmente ci incontrassimo ci riconosceremmo all’istante, perché ci conosciamo da sempre. Grazie dell’amarezza intrisa di dolcezza.

    1. Così è, Luigi. Però poi ci son le eccezioni; hai visto i commenti, no? Qualcuno che si salva c’è… tu di certo! i poeti veri si salvano sempre, seppure ne soffrono di più.

  3. Strategie… per difesa, sono necessarie. Chiaramente se non vi fossero quelle nemiche aggressive e violente non necessiterebbero le difensive. Ma credo sia cognitivamente una ragione costituita di adattamento e sopravvivenza. Anche se in certi casi sfiorano il limite della tristezza e del ridicolo.

    1. …è il fine che giustifica i mezzi e sinceramente i fini che si prefigge buona parte della massa, mi sa che sono un po’ sballati. Ed il motivo è orrendo, perchè il fine non è più l’uomo in sè, ma qualche cosa che sta al di fuori, e che è talmente potente da far sì che l’uomo non ne abbia più il controllo. Il potere che sovrasta anche chi lo ha generato. E non esiste strategia umana capace di frenare tutto questo, tranne forse quella che si rivolge alla consapevolezza e alla necessità di fare qualche passo indietro.

  4. Non mi riesce di fare strategie, difficilmente nascondo me stessa, proprio mi è difficile, la mia personalità prima o poi inevitabilmente esce. E nello stesso tempo cerco di non cadere nelle strategie che tessono gli altri… magari non sempre ci riesco, ma ci provo ugualmente!!
    Sempre bello leggerti, dai modo di riflettere su tante cose.
    Serena notte, Pat

    1. Anche provare a non cadere nelle strategie che tessono gli altri è una strategia. 🙂 Tuttavia è più che giustificabile mettertla in atto, perchè dai sotterfugi si deve esser liberi di difendersi, specie se vanno a nostro danno. Eppure lo vedi, quanto siamo cerebrali? Qualcuno più sopra ha detto che le strategie attuate per difenderci sono necessarie…

  5. ma nemmeno il lavoro c’è più. conosco una strategia: sta seppellita al fondo di sè stessi, ci vogliono anni per tirarla fuori, ma è davvero l’unica, strategia. Possibile

    A

            1. …il punto è, credo, che il bersaglio non ce lo scegliamo mica sempre noi. Quello ti si presenta, sta lì e tu continui a pensare che devi raggiungerlo. La scelta è un lusso che in certi casi non ci si può permettere.

              1. già, allora sai che si fa? Si impara a giocare con le cazzo di regole che l’acquario sociale usa, ci si esercita e si diventa così bravi da scambiare il falso con i falsi e starsene comodi dentro, a seguire il demone che ci pare e piace. 🙂 in ogni caso non ci sono soluzioni brevi

                1. …mi piace in particolare la parte del “seguire il demone che ci pare e piace”… ma anche quella di imparare a scambiare il falso con i falsi mi pare interessante. 🙂 Le soluzioni brevi, o facili, non mi interessano, invece.

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