L’ombraproteggedagliimproperidacornacchia

Apre il portone, filtra la luce gialla, quasi bianca.
Poi apre in fretta l’ombrello, nero, si fa schermo ed esce, piano, guardingo, attento con gli occhi socchiusi a cercar di vedere oltre la coltre di luce.
Lui, essere d’ombra e lassù il Sole, potente.
La luce riflette il candore della via deserta e ghiacciata facendone specchio grigio, abbagliante e color del grano e paglia e diffonde il biancore sulle pareti delle case, che adesso sembrano più larghe, più ampie e vuote di fresco e di bianco velato.
L’ombrello nero, la mano all’altezza degli occhi a schermare la vista, testa bassa a osservare la punta delle scarpe nere, lucide di riflesso, mentre i capelli si levano a cercare l’aria gelida, dietro, sulla nuca.
Si tira su il bavero del cappotto, nero, abbassa l’ombrello a proteggersi la vista e mugugna spazientito, che a lui tutto quel sole d’inverno non piace, non gli piace proprio e ancora mugugna e un po’ bestemmia pure e poi procede, a piccoli passi da pinguino sulla lastra ghicciata che da sotto lo fissa e gli sorride larga, beffarda.
“Togliti l’ombra dagli occhi, cretino!”
La cornacchia, la solita, quella grigia, stavolta dice la cosa giusta e un po’ si fa perdonare di esistere.
Lui non la guarda nemmeno, sa che lo sta seguendo, posandosi ogni tanto su un ramo, ogni tanto sulle grondaie dei tetti lungo la via, ma non la guarda; si limita ad allungare il braccio da sotto l’ombrello e schiudere la mano guantata di nero come se la volesse salutare e invece, la richiude, lasciando sollevato il solo dito medio, a lungo, almeno per il tempo di sei passi da pinguino.
La cornacchia gracchia e ride sguaiata.
“Cretino!! Vivi nell’ombra! Sei un cretino!”
E lui zitto, con gli occhi socchiusi, la bocca sottile e serrata procede nel suo arrancare ridicolo e passa oltre, accecato dal sole.
All’improvviso un piede scivola di lato, e l’altro lo segue, traditore, traditori!
Il busto si sbilancia un po’ di sbieco e la testa si sente portare con tutto il suo peso verso il fianco che si piega, le braccia si alzano, l’ombrello volteggia ed il culo è per terra. TOFFF!
Ghiaccio specchiante sotto il culo che ferisce, sole accecante sopra la capoccia che colpisce; dolorosa e imbarazzante condizione, insopportabile, quasi.
E la luce che come una lama affilata arriva alla pelle del volto e accende le iridi, bruciando le cornee e stringendo le pupille doloranti, colpisce impietosa.
La cornacchia muta, osserva.
Lui arranca un po’, annaspando con le mani nella polvere ghiacciata, occhi chiusi e due lacrime che tentano di rimanere aggrappate alle ciglia umide, e poi scendono e al sole brillano.
La cornacchia muta, osserva.
Stordisce la luce
sgomenta il battito
palesa il cupo
toglie il respiro
svilisce il vile
e svela.

Si rialza, piano, buffo, goffo, sollevando il culo cosparso di polvere di ghiaccio aggrappata al cappotto nero, e pare enorme, quel culo adesso.
Poi si raddrizza, si asciuga il volto rigato e ferito dalle lame di sole con la manica del cappotto nero; tira un po’ su con il naso, una, due volte, guarda timidamente in alto con gli occhi liquidi di troppo azzurro e di concente sconfitta e poi la vede.
La cornacchia grigia, muta, lo osserva.
Lui si scherma gli occhi, cerca l’ombrello, lo vede… è distante qualche metro; con passi da pinguino, lo raggiunge, lo raccoglie e lo rimette in posizione.
Ombra.
Si sente confortato dalla cappa di stoffa nera, un po’, e procede oltre, lento, attento, protetto.
La cornacchia lo guarda, svolazza sconnessa e sicura e gli urla piano per non farlo cadere di nuovo:”Cretino!”
Cornacchia compassionevole.

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L’ombraproteggedagliimproperidacornacchia

24 pensieri su “L’ombraproteggedagliimproperidacornacchia

  1. La Luce è sincera, nel bene e nel male. A volte anch’io molto cretina, comunque. Ma sono anche cornacchia e me lo urlo spesso, senza nemmeno compassione. Così mi riprendo subito.
    Allora la Luce mi premia e mi fa fare belle foto! 😉

    1. …magari gli occhi li hanno, solo non li usano, non li sanno usare. E’ come avere la casa piena di pennelli e colori, avere la voglia di esprimersi edei pennelli e colori non sapere che farsene. Probabilmente ci sono migliaia di cose che potremmo fare, perchè il Mondo cel e regala e ci darebbero grande gioia e però… non facciamo.

      1. Cioè, bello. Ma basta solo “bello” come commento? Cioè non ti aspetti un’analisi temodinamica dello scritto? Cioè, mi è piaciuto non può essere sufficiente no? Sembra troppo, come dire, semplice, no?

        1. Ecco, lo sapevo che il tuo era solo un brevissimo momento di stasi. Son felice che sei rinsavito. No, a me pare sufficiente se mi dici che è bello, ma proprio mi pare molto, detto da te, poi… mi pare che vada più che bene. La termodinamica non l’ho mai capita veramente. Se mi dici che è bello lo capisco meglio.

  2. Permesso?
    Il racconto è originale e una bella metafora, la cornacchia è un personaggio molto simpatico… mentre leggevo mi sono sentita piuttosto partecipe, confesso.. sia perché sono un po’ come la cornacchia, spesso e volentieri, sia perché i miei occhi davvero sopportano poco niente la luce forte del sole: d’estate se dimentico occhiali e cappello quando esco rischio di esserne accecata, ma la luce invernale non è meno dura per me.
    Perciò ti dirò, che la luce non è uguale per tutti e che in certi casi chi sa vedere meglio degli altri quando la luce è scarsa, vede cose che agli altri sfuggono e fa cose che gli altri non possono fare. E questo sia metaforicamente parlando, sia anche fuor di metafora. 😉
    Mi è molto piaciuto l’animarsi o quasi delle cose, dalla cornacchia alla lastra di ghiaccio…
    Buon inizio di settimana! Ciao 😀

    1. Carissima Dea! Che dirti? Che dire? Che c’hai ragione a dire che chi è abituato a poca luce sa vedere meglio al buio? Che pure i gatti ci sono d’esempio e tutte le civette ed i bellissimi animali con gli occhi grandi della notte?! ok, te lo dico. E’ come dici tu. E così san fare cose inimmaginabili per chi si muove di giorno, come il volare in silenzio delle civette, che nemeno l’aria smuove. E questo per niente metaforicamente parlando, ma ringraziando col cuore, per il tuo bellissimo passaggio silenzioso. Buona buia notte 🙂

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