Di quel tipo che si scopò una berlina

NO, no, non rompere i coglioni! Non farlo!
Non dirlo, bastardo che sei! Ci hai mai pensato?
Ti potresti svegliare con la faccia appiccicata al cemento, o all’asfalto sporco di sputacchi e di aria fetida; ci hai mai pensato? Ci hai mai pensato a come sarebbe un risveglio come quello? Io sì. Potrebbe accadere che cammini per strada una sera, mentre cerchi di portarti a casa pieno marcio del solito veleno, e che qualcuno ti spari con una calibro dodici; potrebbe accadere, così, per sbaglio o perchè qualche disperato vuole fregarsi il tuo portafogli e poi magari ti lascia lì a dissanguarti.
Solo che poi potrebbe accadere che tu no, tu non muori, perchè sei tenace, coriaceo come il guscio di uno scarafaggio e allora un po’ ti addormenti, perdi i sensi, con la faccia appiccicata all’asfalto e con le orecchie che si riempiono del tuo sangue, e l’odore della polvere che si addensa e che ti sale nel cervello, ma no; non muori. Potrebbe accadere, ci hai mai pensato? E come sarebbe, poi, la tua vita? No, perchè se non muori che intendi fare, dopo? Beh, ti voglio raccontare una storia vera, di quelle che sono successe e che hanno dei testimoni e tutto, capisci?
Ho visto uno, una volta… che mentre se ne stava disperatamente aggrappato al bancone della solita bettola e dopo aver bevuto cognac per tutto il pomeriggio, piangendo come un deficiente per una storia di donne, che purtroppo non si risparmiò di raccontarmi nei dettagli e con mio grande tritamento di palle, all’improvviso se ne uscì in strada; forse per pisciare, o perchè voleva provare a tornarsene a casa, non lo so.
Fatto sta che se ne uscì fuori e non fece nemmeno in tempo a mettere il piede sull’asfalto, che lo investì una berlina che stava sfrecciando di gran carriera, di quelle con il cofano che non finisce mai, tutta nera e con i vetri oscurati, capisci? Una gran macchinona di lusso, una Ford, dissero poi, ma nessuno ne era sicuro; gran bella macchina, comunque, davvero!
Lo prese in pieno e gli fece fare un volo che nemmeno un’oca canadese, facendolo atterrare venti metri più in là, con la testa vicino al cornicione del marciapiedi dove un tombino raccoglieva l’acqua dell’ultima pioggia; le gambe a ridosso di un lampione la cui lampada, per il gran botto ricevuto, mentre noi osservavamo da dentro, ancora stava dondolando.
Vedemmo tutti la scena, pure la camerira che urlò come un’ossessa; tutti quelli che stavano nella bettola videro la scena, perchè c’era solo una gran vetrata sporca a separarci dal marciapiedi e pareva di stare al cinema, davanti al grande schermo, presente? Solo che quella era una storia vera, mica un film.
Ecco, vedi, la berlina non si fermò, tirò dritto con il figlio di puttana che la giudava a bordo. Ovviamente a nessuno venne in mente di prendere il numero di targa e quello la passò liscia, nemmeno avessero tirato sotto un vecchio gatto in una strada deserta di periferia.
Ed il corpo di quel poveraccio pregno di cognac e di sangue se ne stava con la testa un po’ di sbieco e la faccia girata verso il marciapiedi opposto, come a voler entrare nel tombino, con tutto il corpo scardinato e contratto in una posa che nemmeno i pupi quando li riponi nei cesti sanno avere.
Forse per educazione voleva provare a vomitare giù nel tombino tutto quel cocgnac che aveva bevuto, come per fare un ultimo gesto di educazione e scusarsi di sporcare le strade del suo sangue e di aver vissuto troppo malamente, di aver bevuto tanto per una donna stronza e di esser finito poi inutilmente in un tombino, pregno di niente, come una cicca bagnata di sangue e acqua sporca.
Lo sai che accadde a quel poveraccio? Lui non morì. No, no, ce la fece quel cane mezzo morto! Perchè era questo in fin dei conti: era uno come noi, un bastardo come tanti insomma! Ne uscì e anche bene, tutto sommato. Gli dovettero tagliare un avambraccio e rimase con la faccia che somigliava a una padella piatta, di quelle che usano per fare le crepes, hai presente?
Però pure con quel naso di sbieco e con quei tagli ricuciti che lo facevano sembrare un tonno marcio, quando uscì dall’ospedale reggendosi sulle sue gambe e quasi un anno e mezzo dopo, cambiò sistema, completamente.
E lo sai che cosa fa oggi? Vende berline, macchine di lusso, porca puttana! Macchinone come quella che lo aveva conciato così. Ed è bravo, è il migliore nell’ambiente, dicono.
Dice che lui le berline le conosce intimamente, le conosce come nessun altro perchè le ha viste da vicino, da vicinissimo, quasi da dentro, nella loro parte più intima, quella parte che si trova al centro del cofano; dice che quasi se l’era scopata, una volta, una berlina, e che si era anche fatto molto male, ma che fa lo stesso. Dice che fu quella volta che si rese conto di amarle davvero, le berline.
E dice che è per questo che le sa vendere così bene. Ha fatto i soldi e adesso se ne sta in collina, in una bella villa nuova! Eh? L’ex bastardo pregno di cognac, capisci? NOn è che è meno bastardo, adesso, solo che pare se la passi decisamente meglio,ecco.
E si è sposato con una che a vederla sembrerebbe avere un cervello, oltre che due tette che non finiscono mai. Lui se ne sta lì a godersi i suoi soldoni e potrebbe bersi il suo gin di marca, ma dice che adesso va di succhi di frutta. In tal senso mi fa un po’ pena, ma per il resto, per il resto mica tanto.
C’è voluta un berlina giudata da un figlio di puttana per rendergli la vita, dice, capisci? Dice che è stata la morte a consigliarlo, a dirgli esattamente che cosa doveva fare, se voleva ricominciare a vivere. E lui ha solo eseguito gli ordini di Madama Nera, dice, perchè più male di così non poteva fare e allora tanto valeva…
Quindi non mi venire a rompere i coglioni con le tue patetiche storielle del cazzo!

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Di quel tipo che si scopò una berlina

31 pensieri su “Di quel tipo che si scopò una berlina

        1. non arrossire….meriti stima e rispetto e in confidenza mi piace di più la faccina che sorride. (anche perchè, onestamente… non lo so come si fa la faccina che arrossisce)

    1. grazie! 🙂 Io non mi son resa conto di aver cambiato tanto, ma se me lo dite voi, devo prenderne atto; credo che ci siano questi momenti, no? in cui una un po’ s’incazza per qualche motivo e pare non ci si possa fare nulla e in qualche modo lo deve dire, possibilmente senza far troppi danni. E’ un innocuo modo di vivere questo… si potrebbe dire.

            1. ok, non ci credere. Ti ricordi quando si diceva che si scrive come viene? Ecco… è esattamente così, sempre. Poi, che ci sia una predisposizione d’animo particolare, ogni volta e con risultati che ci somigliano per come ci sentiamo in quel momento è normale, no? La sera stessa andai a vedermi l’ultimo di Tarantino. Sarà che mi stavo predisponendo al genere, per dire… ma non so… o che forse quella mia giornata era tutta molto simile a come mi sono sentita quando ho scritto… che ne so?!! Perchè mi fai fare sto lavoro di autoanalisi quando sappiamo tutti e due che è un lavoro inutile? 🙂

    1. Direi che lui ha provato ad entrare dentro al cofano, ma visto che il cofano era più coriaceo di lui non ci ha potuto passare attraverso… una specie di incontro con una berlina troppo vergine, ecco.E no, non sta sotto, semplicemente è finito di lato, molto di lato. Una posizione complicata, come kamasutra spesso vuole, insomma.

  1. Peccato che non abbia passione per le berline, e poi preferisco tenermi i miei avambracci, tutt’e due, e le donne le preferisco quasi senza tette (e i succhi di frutta mi fanno proprio male). Insomma, non venderò mai berline e, oltretutto, c’è ancora qualcuno che le compra? La storia però è efficace e divertente, magari un po’ made in u-es-ei anni sessanta.

    1. Guido, ti giuro che io non c’ero negli u es ei anni 60 e che questa è made in italy anni 2000; tutto ciò che non combacia con la tua persona e che qui è personaggio, io spero ti sia di conforto, avambracci e donne con poche tette compresi.

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