Avrei preferito…

Avrei delle domande da farti, ma mi distrae questo rumore di neve che fa scorrere il sangue delle montagne e lo porta a giocare con la pelle della terra, aspettando che si scaldi.

Ti ricordi di quando aspettavamo la pioggia e la chiamavamo con canzoni senza parole, per poter stare a rovistare fra le braci con un bastone, mentre tu mi dicevi, e io ti dicevo? Ti ricordi? Eravamo così vicine, allora.

Mi ricordi qualcun altro, adesso; sei sparita come quando la musica sfuma nel rumore del sole freddo e si fa diversa, più lenta, ancora dolce, ma distante come quando il giorno sfuma; chissà dove stai andando….

Ho spesso l’impressione di averti persa e di non essermi mai affannata abbastanza per raggiungerti; mi manchi a volte, come se avessi il buio delle notti senza luna, dentro; e vorrei sentirti, poterti toccare davvero, come si tocca la corteccia di un vecchio albero, che non dice niente e rimane fermo, ma mi ascolta, e lo ascolto.

E quante volte, poi, mi sono detta che avrei preferito riuscire ad ignorarti, continuare a giocare e non curarmi di nient’altro che di braci e scintille nei giorni di pioggia e di giochi a schivar le ortiche sotto il sole, e di odore di fieno e voli di lucciole e profumo di polvere e polline e cose da niente, tante, da niente. Mi sarebbe piaciuto continuare così, per sempre, e non sapere, non riconoscere e non dover nascere per forza.

Mi hai detto che non dovevo temere, ricordi? Fu una di quelle volte che la musica mi toccò davvero e mi fece piangere ancora e vibrare, perchè non sapevo come dire, come scrivere, come respirare e allora ho pianto e mi son dovuta lasciar portare; mi dicesti che non dovevo temere, anche se non avevo pelle a coprirmi.

Non ci sono riuscita, mi spiace. Ho dovuto aver paura, spesso, anche se avrei preferito schivare le ortiche per gioco ed il sole e la polvere di terra e polline, per sempre. Mi sarebbe piaciuto continuare così, avrei preferito, in fin dei conti.

 

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Avrei preferito…

18 pensieri su “Avrei preferito…

  1. uh, che bel passo hanno queste parole. c’è tanta roba qui, nostalgia dell’infanzia, dialogo con una partedi te che forse si è persa nel tempo, forse anche memoria di un’amica reale (non ti preoccupare, leggo a mio modo senza pretesa di esattezza) e poi “cose da niente, tante, da niente”, che tutto sono tranne che da niente, sono i granelli di sale.
    ml

    1. La protagonista di questo post è sempre la stessa, solo che non si trova nello stesso posto nello stesso momento; a volte è un po’ lì, in quel mondo che le sembra di conoscere, ma che forse è di una realtà non presente eppure non per questo meno reale. Però non si chiede nulla sulla realtà; si limita a scrivere di come si sente.
      E con questo mi rendo conto di non averti detto quello che ti serve sapere, forse… ma fa niente, tanto lo sai che io sono un po’ così… che sono un po’ stronza, no?

  2. stai attraversando un periodo “dolce”, d’altronde anche Picasso ha avuto il suo “periodo blu”… voi artisti…
    bella l’immagine “non avevo pelle a coprirmi”… ed è sempre un piacere leggerti! 😉

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