Dipendenze

C’è un modo di seguire il fiume che assomiglia all’arrancare di giorno in giorno.

Avanzo di pochi passi, sprofondando fino a mezza coscia nella neve gelida ed ogni passo richiede uno sforzo ed una convinzione che non pensavo di poterci mettere.

Però vado avanti ed il motivo è uno solo: il Fiume, l’acqua, i pani di neve sono come la melodia di quelle sirene nei racconti dei miti; dev’essere questo il canto delle sirene.

Non posso rinunciare al loro gioco, nemmeno se ad accogliermi ci sono sette gradi sotto zero, nemmeno quando il sole smette di far brillare i cristalli sulla superficie innevata fermando il tempo, congelando i sensi, nemmeno se il fiato mi brucia in gola e mi si addensa davanti agli occhi mentre il cuore rimbomba nella mente.

E’ uno spettacolo grandioso quello che mi sovrasta quando la musica d’acqua si avvicina e la Montagna mi presenta il suo ospite più ragguardevole, pericoloso, potente.

E ancora più grandioso diventa il respirarlo nella solitudine, nella danza delle insenature di ghiaccio della piana immobile fra le pareti altissime e le anse sinuose, i massi ciclopici che in estate ospitano negli anfratti un pullulare di vita incredibile e adesso, invece, sono sculture nel bianco, mute, immobili, immense.

Mi porto vicino al ghiccio, a ridosso dell’acqua e vedo le trote che immobili aspettano e le invidio nel loro sapersi trovare in equilibrio e ferme, in quell’acqua gelida che per loro è casa e conforto.

Sono felice di esserci arrivata, ma felice davvero. Mi lascio cadere e lo guardo con rispetto; mi viene in mente un pensiero, uno solo, che non mi lascia mai mentre l’affanno si fa respiro più regolare: “Non ne posso più fare a meno! Non posso più vivere senza tutto questo, non potrei!”

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43 pensieri su “Dipendenze

  1. Mi pare molto legato a quanto dicevi ieri. Si aggiunge una consapevolezza in più, che a quello stupore non si vuole rinunciare. E ne segue che ci si può stupire a comando, basta saper guardare. Perché come dice Proust, un vero viaggio di scoperta non è cercare nuove terre ma avere nuovi occhi. E una volta che quei nuovi occhi si sono aperti, non ci si rinuncia più, a tenerli aperti.

    1. Non si potrebbe e no, non va a comando, va da sè. Altrimenti non sarebbe dipendenza, ma solo una scelta consapevole di farsi una dose di bellezza ogni tanto. Invece non è così: se non c’è sto male e quando c’è ne avverto la presenza anche in posti dove si direbbe è impossibile che esista; ed il pensiero è uno sforzo e subentra solo se e quando intendo condividere, altrimenti è pura emozione, ovunque, nel corpo ma non solo. Quando sono sotto l’effetto di una dose di queste che ho provato a dire, non sono più io, eppure sono io, ma un po’ di più, in un modo diverso, nuovo ogni volta. Vivo con il sorriso dentro, da ebete un po’… e anche fuori, sorrido, se non proprio con la bocca, certo con tutto il resto.

      1. E’ molto complicato parlare di queste cose, è difficile esprimere sensazioni di questo tipo in parole. Quel che tu hai descritto è quel che io definisco, quando parlo di questo, come “stato coscienziale superiore”, uno stato nel quale sei presente ma non ci sei, sei fuori dal corpo ma sei incredibilmente consapevole del tuo corpo, in cui la mente è priva di pensieri ma nello stesso tempo ci sono tutti, sono come “congelati”, e riesci a prenderne un pezzettino minuscolo con precisione chirurgica e analizzare solo quello lasciando gli altri in “sospensione”, uno stato in cui i sensi si acuiscono, l’olfatto sente profumi che non sentiresti, la vista diventa acuta e vede colori più nitidi… è per questo che mi piace tanto la fisica quantistica, per questa coesistenza di stati apparentemente impossibili da conciliare.

        1. La fisica quantistica me l’hai fatta scoprire tu, ed è curiosa e interessantissima per i risvolti che intellettualmente può avere in termini di presa di coscienza, ma tutto quello che descrivi me l’ha regalato la Natura qualche tempo fa per la prima volta e poi non ha più smesso; e forse, son sincera, debbo tutto questo a uno dei periodi più neri della mia vita dal quale ci ho messo parecchio tempo ed energia ad uscirne. NOn avrei saputo fare nulla se non avessi avuto la fortuna di vivere in un contesto come questo, dove la Bellezza è balsamo e cura. Non penso di saper spiegare scientificamente stati d’animo ed emozioni e in realtà, vedi, non è che ci abbia mai veramente pensato. Ho scoperto che è un bene condividere, per me, ma anche per chi vuole e sa cogliere; è un regalo che si può fare e quando io ricevo regali analoghi sono grata e felice, perchè mi fanno pensare nel modo che mi fa più bene. Per questo provo a scirverne, per questo penso che condividere sia importante. Leggendo ho passato dei momenti bellissimi ed è accaduto grazie a chi ha saputo dire. Io forse non sono un granché a dire, però ci voglio provare, perchè mi pare importante.E forse è importante definire, misurare, comprovare scientificamente, non dico di no… solo penso che sarebbe molto più importante mettere quante più persone possibili in condizione di arrivare a determinate esperienze da sole, oltre che volerne schematizzare le dinamiche e gli effetti. E per fare questo occorrerebbe modificare i contesti in cui la maggior parte della gente è costretta a vivere, perchè non si può crescere immersi nel brutto. Il brutto che ha creato l’uomo, il peggio, è ovunque l’umanità ha posato le mani. La presa di coscienza ha bisogno di respirare bellezza e solo così può crescere e far guarire. La Bellezza è nella Natura e nel modo migliore in cui l’uomo sa imitare la Natura. Su questo, secondo me, bisognerebbe lavorare concretamente.

          1. Ti regalo una citazione di Peppino Impastato, quello de “I cento passi”, per capirsi.

            “Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà. All’esistenza di orrendi palazzi sorti all’improvviso, con tutto il loro squallore, da operazioni speculative, ci si abitua con pronta facilità, si mettono le tendine alle finestre, le piante sul davanzale, e presto ci si dimentica di come erano quei luoghi prima, ed ogni cosa, per il solo fatto che è così, pare dover essere così da sempre e per sempre. È per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l’abitudine e la rassegnazione ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore.”

            🙂

    1. Aspetta a porti dei limiti che non hanno ragion d’essere, Trame. Hai mai visto un orso bruno? una femmina di orso bruno, non un maschio, che quelli sono un po’ più grossi; ecco, io ho più o meno la taglia di un’orsa bruna :). Eppure, vedi, non c’è niente che possa fermare l’avanzata dell’orsa bruna nella neve, tantomeno la taglia! 😀 Mi sono spiegata?
      Per di più, sai che c’è? In inverno gli insetti dormono e se anche ridessero dovresti solo fare una cosa che mette di buon umore: ridi con loro. Io lo faccio sempre, anche se il dubbio che ridano del mio modo sgraziato di stare al mondo ce l’ho sempre, specie quando la natura mi regala la grazia vera, quella bella, elegante, perfetta. Pazienza: è lo scotto che l’umano deve pagare per aver sviluppato un cervello pesante e pensante, aver perso la grazia.

      1. Cara Stile (pernienteminimo) …il ghiaccio ha un debole per le pellicce. esso si ritrae al lor cospetto. si restringe, quasi non respira e …fa s p a z i o
        .crea una sorta di capanna. diventa ossequioso quasi e tira a lucido le pareti. e il sole crea specchi di luce. qualle accoglienza migliore potresti avere?

        .invece. hai presente un palloncino? ecco. aderisce alle pareti. il ghiaccio si sente soffocare. non si scivola. fa attrito diventa scontroso. non ha più lacrime.

        .e gli insetti,. ahh…. gli insetti dentro. spiaccicati con le zampe atritiche e i denti sghignazzanti. non si possono vedere. beffardi.

        .non ce la posso fare.

        1. Hm? In quest’ottica pare addirittura drasticamente tragica, come ipotetica situazione. lo sai che si fa? Io e te si va nelle pozze d’acqua, quelle grandi sotto le cascatelle! Li hai gran vantaggio, essendo palloncino e gli insetti si defilano perchè c’affogano, nelle pozze, loro! ma noi no! Noi si galleggia! Fidati!

  2. Principedellemosche ha detto:

    Pur facendo la stessa strada per risalire lo stesso fiume, ma da un’angolazione diversa è un nuovo riscoprire ……..

  3. Credo di avere contratto la stessa dipendenza, e me ne vanto…
    Spero di non dissintossicarmi mai.

    They tried to make me go to rehab but I said ‘no, no, no’ …

  4. questo brano è tutto percettivo, l’anelito al fiume, il senso della vita sotto la neve, la potente forza dell’incanto al mondo, che sia una trota o un pane di neve (bellissimo il pane di neve!)
    quando parlavo di religiosità pagana intendevo proprio cose così. il termine forse è equivoco nella sua accezione di “liturgia” costruita, ma io pensavo più alla fede istintiva e contemplativa.
    ciao
    ml

    1. Se per fede intendi dire che mi fido di ciò che vedo, tocco, annuso e sento quando sto in quei posti, allora sì, possiamo parlare di fede, ma non di religione. La religione prevede regole imposte e fondate su costruzioni mentali artificiose e che di reale, di direttamente percepibile non hanno proprio nulla. Io mi fido di quello che sento, non di quello che mi si dice io debba fidarmi. Le religioni mi stanno poco simpatiche, lo confesso. L’istinto e la contemplazione non hanno bisogno di religioni per essere; avvengono e basta, senza aver bisogno di intermediazioni di nessun tipo, senza che qualcuno mi debba dire in che modo, dove e quando io devo pensare che esistano, che siano. La Natura non ha bisogno di chiacchiere e di riti per manifestarsi.

        1. …un c’è verso, ml… che ci vogliamo fare? C’è gente che pensa di parlare la stessa lingua e invece sta a milioni di anni luce e usa idiomi altrettanto distanti. Penso si tratti di una questione di percezione… diversissima percezione.

  5. bellissimo post. non so tu, ma io con le mie dipendenze ho un rapporto di amore/odio. mi capita di detestarle pur non potendone fare a meno (o forse proprio per quello). le studio tutte per complicarmi la vita…

    1. …c’è un motivo se si chiamano “dipendenze”. Ciò che “lega” non è mai o solo cosa buona o solo cosa cattiva… è una condizione, come la Vita e con e di questa ci tocca vivere e godere. Potremmo dire che le dipendenze dipendono da noi, ma anche no.

  6. Le sensazioni che la montagna suscita mi sono indispensabili come l’aria, se questo vuol dir essere drogati sono fiera di tutte le mie overdose, solo che invece di morire, vivo…

    1. Dona, che ti debbo dire?! Cioè, io ai complimenti, tu non lo sai, ma non so mai che rispondere. Di solito dico grazie, ma sappi che vuole dire più di Grazie e basta! 🙂

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