Il bagno

Pensava veramente che potesse essere un semplice camminare lungo vie lastricate di umido, vecchio e fetido sentore di passi ammuffiti, suolati male, sfiniti e inutili; lo pensava e voleva che fosse così, perchè in fin dei conti a lui non gli fregava più niente di sè stesso e ancor meno gli fregava niente di quello che gli capitava attorno.

Non era matto; magari lo fosse stato, si diceva! E’ che da anni, e non sapeva esattamente più da quanti, si preoccupava solo di arrancare e oramai questo era diventato il suo lavoro, visto che non ne riusciva a trovare altri.

Ci aveva provato a cercarli, ma per davvero, per lunghi giorni, mesi e poi lunghi anni. Niente; per un motivo o per l’altro lui non andava bene a nessuno e da nessuna parte a fare nessuna cosa che potesse venir retribuita. Lui semplicemente non serviva a nessuno, quindi nemmeno a se stesso. Non avrebbe dovuto esserci, ecco. Questo lo capì dopo tutto quel peregrinare da un posto all’altro in cerca di qualche cosa da fare, un qualcosa qualsiasi, ben inteso. Allora capì e si rassegnò a quasi tutto, tranne che allapaura del mostro.

Si mise a fare l’unica cosa che la vita sembrava concedergli: spostarsi lentamente da una zona all’altra del quartiere dove un tempo aveva una casa e dove adesso non aveva più nulla, se non un’approfondita conoscenza di ogni singola fessura del selciato, dove andava a caccia di cicche ancora fumabili. E non sempre gli veniva bene nemmeno questo, perchè di mezzo ci si metteva quel bastardo che si portava appresso e che lo faceva penare da dentro, dal profondo: il suo stomaco era il mostro, la belva peggiore, il suo incubo più terrificante di cui non riusciva a liberarsi mai per davvero… mai!! Nemmeno da sazio, seppure sazio, sazio non si ricordava bene quando lo era stato l’ultima volta. Ed il mostro infieriva bastardo, tanto da annebbiargli la vista a tal punto che non vedeva più una cicca, appunto.

Quando lo stomaco rattrappito in un risucchio di niente interiore, lo faceva gemere un po’ più del solito, perchè lo stomaco è come l’anima: se non c’è niente dentro si ritira e contrae e di solito fa parecchio male, ecco, quando lo stomaco gli faceva sto scherzo, lui si metteva a cantare e si muoveva come una marionetta danzante, ridicola e scoordinata, come per scrollarsi di dosso quella fredda sensazione di vuoto; il risultato era un improvviso stato d’incoscienza dato da una tremenda debolezza. Stramazzava al suolo e fine della commedia.

E la debolezza stessa s’indignava a tal punto di tale manifestazione inutile e dannosa di patetici sprazzi d’energia inesistente, perchè era palese che avevano qualcosa di inverecondo e, manco a dirlo, malato, che faceva in modo che lui si addormentasse di botto e a lungo, se così si può dire, finchè qualcosa non accadeva, finché qualcuno non lo urtava capendo che o era morto, o stava per morire.

Allora lo raccoglievano; non sapeva chi, non li aveva mai visti quelli, perchè lui dormiva sempre quando lo trovavano, o forse semplicemente stava già in un altro mondo. Comunque lo raccattavano e lo portavano da qualche parte dove gli riempivano lo stomaco infilandogli della roba attraverso le vene, in qualche ospedale o ambulatorio, di nuovo, un po’ alla volta e tutto ricominciava.  

Quando ricominciava a camminare e lo rimettevano nel suo quartiere, a vagare, come prima, si rimetteva a coltivare la sua passione, o meglio, ossessione: si trattava di due bulbi di ciclamino che sosteneva gli crescessero direttamente sotto le ascelle, diceva, e giustificava così l’assoluta non volontà di togliersi i vestiti e lavarsi davvero, con il sapone e tutto il resto.

Gli bastava un po’ d’acqua spruzzata da sotto, così, con la mano a fontanella, bagnata sotto il getto del lavandino del cesso della Stazione Centrale, tenedosi la giacca un po’ sollevata. In tal modo i suoi bulbi potevano continuare a mettere radici, diceva, e un giorno sarebbero fioriti  e allora tutti avrebbero sentito che profumo avrebbero regalato a chi li avesse voluti annusare e avrebbero dovuto smetterla di consigliarlo sui suoi discutibili metodi di pulizia personale!

Altro che puzza d’ascelle putride! Un giardino vagante intriso di profumi soavi, sarebbe diventato! Sua madre teneva sempre i ciclamini sul davanzale, un tempo, nella sua vecchia casa. Non avendo un davanzale, diceva, adesso si coltivava i ciclamini sotto le ascelle e questo era tutto.

Un giorno, di primo mattino, il mostro lo fece piegare in due mentre lui stava guardando le anatre del laghetto nel parco vicino alla Stazione e vi cadde dentro, nel laghetto, con la testa in avanti e le braccia a tenersi la pancia con tutto il mostro dentro. Il caso volle che non ci fosse nessuno a quall’ora del mattino nel parco e che lui, ovviamente, si addormentasse di botto, perchè saran stati almeno tre giorni che non trovava niente da mangiare.

Si addormentò così, nell’acqua, e le anatre gli fecero un po’ di posto finchè il corpo galleggiava, ma poi quello si portò verso il canneto e piano piano emerse solo la giacca come fosse un grande ombrello teso, con due stecche soltanto a tenerlo aperto e all’estremità delle stecche, due mani che sembravano le pinne di un pesce molto grosso.

 Lo trovarono verso mezzogiorno, perchè i bambini giocando con i bastoni smossero l’acqua del laghetto e qualcosa si mise a galleggiare verso riva. Qualcuno urlò, poi qualcuno gridò e altri corsero di qua e di là e poi vennero i pompieri e l’ambulanza e la polizia e un mucchio di trambusto si creò attorno al laghetto e le anatre volarono via.

Quando lo ripescarono una bambino notò che nell’acqua rimasero due bulbi di ciclamino a galleggiare e piano si portarono verso il canneto dove si fermarono. Da anni ormai, quei due bulbi ed altri bulbi fioriscono ad ogni primavera, così, sospesi sull’acqua e regalando un profumo incredibile, tanto che nel momento dell’anomala fioritura son diventati un’attrazione per i turisti e oggetto di studio per i botanici.

E lui lo aveva detto, che i suoi ciclamini sarebbero stati speciali e che prima o poi sarebbero fioriti e se avesse avuto un po’ più di tempo, certo nessuno lo avrebbe più consigliato su come si doveva lavare, ma avrebbe potuto vantarsi dell’ottimo profumo che gli usciva da sotto le ascelle, altroché! E se ci pensate, senza dubbio aveva ragione lui, perché in fin dei conti, fu proprio quell’unico vero bagno a non farlo più risvegliare.

 

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Il bagno

68 pensieri su “Il bagno

    1. Ma Poetella, ma proprio per questo!!! Cioè, ma pensa che danno ti avrei arrecato se ti scrivevo una cosa che ti faceva ridere dopo esserti appena fatta togliere i punti! Ma lo sai quanto male ti facevo? Hai presente i sussulti del diaframma quando si ride? non avrei potuto, specie in una giornata così’ grigia, dove qui imperversa una tempesta di neve.. a marzo, anzichè regalar primavere! Non potevo. E invece così, facendoti semplicemente rattristare con la storia di uno che letteralmente muore di fame, ho preservato la tua salute. Capisci?

    1. Vivere presenta moltissimi eventi inquietanti, solo che proprio perchè sono inquietanti preferiamo non vederli. Uno che muore di fame è inquietante e pochi lo vedono. Uno che poi lascia ciclamini a fiorire nei laghetti, pure potrebbe forse risultare inquietante, ma meno di uno che muore di fame… forse. Ti ringrazio moltissimo per il “bellissimo” che forse è immeritato, ma non per questo meno apprezzato… anzi! Baci a te,col cuore.

    2. Sono d’accordissimo. Non è per niente triste. Ma proprio per niente.
      E francamente, forse non è neanche inquietante.
      Anzi, credo sia pacificante, per qualche verso. Perché, a mio avviso, c’è una speranza profonda, che da una fine di una storia che forse non aveva granché senso continuare, nasca qualcosa di bello, nuovo e rigoglioso.

    1. 🙂 mi conforta moltissimo il tuo giudizio e ti ringrazio davvero per avermi detto sta cosa che non sono banale… Ci credo, stavolta, perchè per lo più mi è stato confermato ribadendomi, fin da sempre, che sono decisamente da internare. Però nessuno lo ha mai fatto e poi han chiuso i manicomi e me la son cavata così, a buon mercato. Poi ho imparato a passare inosservata e così mi conservo la pelle.

    1. oh, beh, ml, tu mi confondi, anche perchè devi sapere che è stato concepito in una giornata di bufera di neve; tanto che per addormetnarmi quella sera (ieri sera) mi son rivista il dott. Zivago, così, per sentirmi meno sfigata di quelli che vivono a meno 40 gradi.

    1. Grazie, davvero! 🙂 Non so se prevalgono su tutto; certo averli fioriti e in casa adesso, aiuta ad alleviare un po’ quel senso di smarrimento che si ha quando la terra insiste a voler dormire, mentre sarebbe ora che si svegliasse, o no?!

      1. ma la terra si sta svegliando e qui, in questo brano apparentemente triste erompe prepotentemente con quei ciclamini che fioriscono in un’ascella (che invenzione!) e sopravvivono anche alla morte

        1. Loro sì, i ciclamini sopravvivono. 🙂 Se è vero che la terra si sta svegliando qui lo sta facendo con moltissima, moltissima, lentissima discrezione… e non si vede, perchè sta sotto gli ultimi 40 cm di neve caduti ieri! 😛 Ma fa niente… tanto non c’è che da aspettare, no?

  1. E’ bellissimo. Semplicemente, linearmente, teneramente bellissimo.
    E la morte come rinascita e trasformazione è una metafora ed un mito antico quanto il mondo, ma sempre bello e sempre “nuovo”.
    Bello, fluido, garbato, mai eccessivo.
    Brava.

    1. Ma non farmi tutti sti complimenti, Max, che non li so gestire! Che dirti? Si dice grazie, giusto? Ma mi par banale. Ti dirò la verità: mi hai fatto stare benissimo, come quando si smette una dieta e si ritorna a mangiare il gelato alla nocciola dopo mesi e mesi di astinenza. Ti son molto grata, davvero.

        1. Ah… i bulbi. I bulbi non vengono da una di quelle esperienze belle. Vengono da una di quelle esperienze brutte. Ma magari, se l’idea veniva a te poteva essere frutto di un’esperienza diversa… e bella.

  2. Mi ha fatto venire in mente una scena che ho visto poche settimane fa, a Stazione Termini. C’era un barbone sdraiato davanti a una vetrina enorme, e sopra di lui un cartello luminoso grandissimo con scritto “Saldi”. Non so, forse non c’entra niente.

  3. Non sarà stata colpa dei bulbi di ciclamino che sono velenosi per l’uomo?
    la tua scrittura invece è magica e propiziatrice. Mi unisco al coro di lodi perché il racconto è veramente bellissimo…

    1. I bulbi di ciclamino sono velenosi per l’uomo, hai ragione, ma quelli han voluto crescere spontanei sotto le ascelle e non c’è stato niente da fare… lui poi era molto stanco e non ce la faceva proprio più, non ce la faceva…
      Ti ringrazio di cuore.

  4. invecedistelle ha detto:

    Sarà che non riesco a scrivere racconti, ma sono ammirata. Il tema è di quelli con cui si scade facilmente nel sentimentalismo affettato. Tu sei stata molto abile a mantenere il racconto in una dimensione sospesa e avvincente tra un realismo scuotente e la delicatezza degna delle più belle favole della trasformazione. Complimenti!

              1. Principedellemosche ha detto:

                Stil
                Ho capito che non puoi più chiedere. Ma visto che conoscevi dietro un apparente vita fatta di tribulazione ….. è questo quello che leggo nel pst ……. la domanda è; è stata una scelta quella vita? se cosi è Ti posso garantire che era contento, senza averlo conosciuto.

                1. Ma perdona se ti faccio il ripasso del post: questo era un disoccupato come tanti, che non trovava più lavoro dopo averlo cercato per anni. Se di scelta si trattava, allora era un po’ forzata, ecco.

                  1. Principedellemosche ha detto:

                    Stil
                    provvidenziale il ripasso.
                    Ma credo che partiamo da due ottiche diverse, ed in questa diversità non credo vi sia un punto d’incontro, se non quello di “scannarci”
                    C’è sempre un perchè come ogni inizio di ogni cosa …… ma in virtù delle mie esperinze penso che nel mentre di quella vita finita in un bagno …….. c’era una scelta

                    1. No, questo è un alibi. Non sempre c’è una scelta. A volte si muore e basta. E questa è la realtà. Questa è la verità. A volte si nasce poveri e si rimane tali; questa poi è la prassi. Certo per chi non nasce povero e sano forse è incomprensibile, questo e forse da anche fastidio pensare alla povertà, alla malattia. ma sono condizioni reali e no, non sono delle scelte. La maggior parte non si può permettere il lusso di scegliere. E non te lo dico perchè mi interessa “scannarci”; non mi interessa scannarmi con nessuno! Solo mi infastidisce voler nascondere tutto con degli alibi fasulli. Mi infastidisce perchè è una mancanza di rispetto nei confronti di tutti quelli che la fame la fanno davvero e non sono pochi. Che poi questi riescano a sopravvivere nonostante tutto, che riescano a sorridere comunque, questa è un’altra faccenda; questo appartiene a quella forza che si risveglia quando la disperazione è l’unica alternativa. Quindi, per cortesia, non parlatemi di scelte.

  5. Principedellemosche ha detto:

    Stil
    Apprezzo quanto tu scrivi in tutta franchezza, ma tu devi scusarmi, ma io romamgo della mia idea emulando la tua franchezza.

      1. No pensavo anch’ io al concetto più’ profondo di rinascita per me la morte e’ un passaggio verso qualcos’altro che non so ma che credo sia.il tuo pezzo me lo ha suggerito.

            1. hmmm… no, è diverso, credo. Si muore, eccome. Proprio si muore e ci si decompone, se qualcuno non provvede a cremarci. Ma di noi qualcosa può rimanere nel ricordo, finché il ricordo resiste. Poi fine.

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