Mi han detto che i ricordi si possono anche ricordare

Ho sostenuto oltre le rotule e, d’impatto affiancando i menischi, lunghe corse lente, a perdigiorno, come quando sui prati piani mi si infilarono le spighe di grano fra i punti dritti e rovesci delle calze fatte a mano, quelle di lana che nessuno mette più, quelle che nessuno sa più fare e che io non so più infilare, che c’hanno troppi denari, o danari a seconda di come gira il mercato e salvo gratuite recriminazioni.
Disegnavo gargoyle, di sera, e li appollaiavo a far la siesta sulle sequele di Nina la mora, parente della Grigia Sloveno, entrambe battone da granaio, come non ce ne son più e forse nemmeno ce ne son mai state.
I non ti scordar di me fiorivano e io mi scordavo di chiunque, anche di me stessa e così passava l’amore e anche l’umore e mi si facevano fitti i sentimenti lenti, quelli che somigliano ai semi dei cachi quando grondano di zucchero ed i globi belli si crepano appesi, e dici che cadono e invece non cadono mai, salvo mancato preavviso.
Potevo sgranare rosari, perchè me lo avevano anche insegnato bene, come si fa; invece contavo le mosche cadute nella frenetica battaglia con i crini delle code di cavallo, solo quelle grosse, però, e quando una agonizzava a zampe all’aria, annaspando nel nulla fra l’erba calpestata da zoccoli equini, le davo l’estrema unzione, che mi pareva cosa buona e giusta, salvo gratuite recriminazioni.
Santificavo le feste e proclamavo festa del patrono tutti i santi giorni, perché mi pareva inutile che fossero santi se non li festeggiavo come le feste comandano, e poi piantavo l’aglio negli orti a tener lontani i topi e strofinavo la menta fra le mani e me ne facevo rigate infinite sui palmi fino ai polsi, mentre ero in processione; ero così sinceramente e distrattamente fatta, allora, mentre mi sniffavo la menta e mi stordivo di giaculatorie che recitavo andando al passo, ma di quel che dicevo nulla capivo e me ne beavo.
Beata fra gli ultimi della fila, sempre.
Andavo a bussare ai tabernacoli, ma nessuno mi rispondeva, allora me ne stavo a guardar le statue tristi, mentre qualcuno con l’organo jazzava il valzer di Strauss a 4 mani e io copiavo sulla sabbia del sagrato le sette spade conficcate nel cuore di Maria e mi chiedevo quanto cuore potesse avere Maria, per farci stare tutte quelle sette spade appese; mi dissero che aveva un cuore molto grande e io rispondevo: per forza!
Vedevo le lucertole senza coda che zompettavano allegre fra le tombe e mi chiedevo quanto male potesse fare perdere la coda, ammesso che la si possa avere, una coda da lucertola senza esser lucertola; loro parevano indifferenti a questo fatto di girare tozze e monche, però io pensavo che sapessero soffrire in silenzio, come fanno le donne con il fazzoletto nero in testa quando gli muore il marito e devono piangere, però non possono, che tutti le guardano.
C’era quel sole che entrava ed usciva dalle vetrate a colori e mi pareva che rigasse il mondo di giallo e di marrone e gli piaceva farsi notare a fare questi giochi che nessun altro sapeva fare! Era un sole sornione con le righe lunghe da gatto selvatico, come quello che mi accoppò il picchio nero davanti casa, sul grande noce che cadde in una notte di tormenta, e che per lungo tempo fu dimora dei picchi, anche di quelli morti ammazzati dai gatti.
Mi intagliavo i disegni sui bastoni, e ci toglievo la corteccia scura e a tratti la lasciavo e mi facevo gli scettri da vescovo che roteavo alla majorette e funzinavano benissimo come bastoni di magia, di quella potente, che poteva far nascere due vitelli in un colpo solo, salve gratuite, ma comprensibili, recriminazioni della vacca.
Mi hanno detto che ci si può anche ricordare dei ricordi, ma non si possono mica ricordare tutti i ricordi di un tempo, mi son detta: al massimo arrivo a metà o a un quarto; se proprio, proprio… a un quartino e poi dopo un cicchetto.

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Mi han detto che i ricordi si possono anche ricordare

17 pensieri su “Mi han detto che i ricordi si possono anche ricordare

  1. l’avrei voluto scrivere io, sono fatti che in qualche modo appartengono anche a me e in una parte del cervello ancora ci stanno tracce. tu racconti bene perché dei ricordi conservi l’anima. cara.

    1. L’alma dei ricordi dici? Sta anche nel mio cervello e mi sa che c’è solo quella. Mi piace che tu abbia anime simili da ricordare, perché penso che forse ti arrivano di più, allora. 🙂 Grazie.

            1. UN universo?Dire un universo? NOn credo di essere in grado di fare la comittente di un Universo. E non è che lo vorrei proprio; probabilmente perchè c’è già e lo vivo. Un universo detto, non lo so dire, però tu lo puoi dipingere, ne son certa.

  2. Cara, è bello ricordare anche solo la metà di quello che hai scritto tu! E una cosa..deve fare un male cane alle lucertole la coda proprio come per noi donne può fare un male cane qualcosa che non c’è più! Ti abbraccio, Lilabella

    1. Ne ho appena viste due qui sul balcone che facevano l’amore, di lucertole… e io ovviamente, maldestra come sono, le ho spaventate. Credo che se all’improvviso mi mancasse qualcosa che mi infastidisce molto, o che mi fa moltissimo incazzare, non è che sentirei tanto male. E penso che non solo noi donne, quando si perde qualcosa a cui si tiene, “stiamo male”. Credo sia una condizione comune a tutti.Però pensavo che magari le leucertole piuttosto che perdere la vita son disposte a perdere la coda! Pure io, se ne avessi una, piuttosto che la vita perderei volentieri la coda, anche se non sapessi che poi mi ricrescerà.A maggior ragione se lo sapessi. Mi pare ne valga la pena, lasciar andare qualcosa di noi per diventare qualcosa altro, possibilmente migliore, forse… magari…

  3. Reminescenze che si incastonano perfettamente nella mitologia religiosa, tra rosari e madonne infilzate, tra tabernacoli e scettri da vescovo mi fai venire in mente che sono tanti i ricordi inconsapevoli, fabbricati dai condizionamenti e quelli forse sarebbe meglio dimenticarseli…
    i tuoi racconti sono sempre bellissimi…
    un abbraccio

  4. un quartino, ehehe! in effetti è una piccola ubriacatura questo pezzo in cui infili perline di ricordi su un ricamo di scrittura. Riesci a ricreare la spensieratezza appartata dell’adolescenza in campagna.
    ml

    1. hmmm… no, non adolescenza, ml; trattasi d’ infanzia, a questi livelli. L’adolescenza ha altri ricordi… meno leggeri, se ben ricordo. E la campagna fu montagna; lo dico non per pignoleria, ma per amore dei luoghi che mi hanno ospitata.

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