Inamabili

Chiarirono il fatto con un urlo, in sintonia, entrambi, all’unisono, calibrato e coordinato, finalizzato, si sarebbe detto, all’assoluta incomprensione reciproca. E finì così, tumulandosi vicendevolmente in due tombe traslate come salme mobili, dimenticandosi in cripte che distavano migliaia di chilometri l’una dall’altra; e finì così, in una fossa, la loro storia breve, fredda, calata con velocità da un becchino che dimostrò incredibile destrezza, nel nulla, nel vuoto, nell’oblìo funereo del rancore. Arrivò al cancello l’angelo di marmo e bussò, poi si scostò un poco, per far passare le foglie secche che si allontanavano disinteressate e un po’ scocciate da quel luogo piatto, stipato di fiori finti e di innaffiatoi tappati di muschi. La malora venne con un vestito volgare e sconcio, baldanzosa e puzzolente; si impossessò degli scrupoli, elargendo l’augurio che si rivelò più efficace, nelle due direzioni opposte, colpendo il bersaglio in entrambi i casi; cecchina bastarda, infallibile. Colse nel segno l’infelice e colpì l’infelice con toni di rimprovero; s’innalzavano con il gelo spento sogni caduchi e brevi, tronchi,monchi,amputati all’altezza dell’articolazione che li avrebbe mossi, o potuti muovere. E suonò il requiem e cantò il coro ansioso, virtuoso, radicale e impavido nel mostrare l’arte della paura profonda, della morte dei sentimenti, la peggiore, perchè eternamente agonizzante. Pensarono all’ultilità, all’emulazione proficua, al danno da evitare, al tracollo dell’altro e al soccombere di ciò che più stava a loro a cuore, ovvero se stessi. Fu così, che morirono, mercanti di pretese, commercianti di decisioni, di ricatti disegnati ad arte, nei progetti di volute pretenziose e profondamente immerse di richieste incessanti e dell’inutilità di avere mani, corpi, perchè incapaci di elargire, di concedere, di traslare se stessi negli occhi dell’altro, entrambi, nati morti, morti prima di amare, inamati, in eterno.

Annunci
Inamabili

78 pensieri su “Inamabili

    1. Oh sì, Massimo! io li ho visti, li ho visti vivere così per lunghi anni! Ma noi no, noi non s’impara da questi. Noi si scrive di loro, per esser altro, ci si prova, quantomeno ad esser vivi, a sentire che lo siamo, e poi, magari, a volte, un po’ felici, anche, forse.

  1. Abbiate pazienza, ma son stata invasa da storie molto tristi, oggi. Storie finte, ma verosimili. E così una segue la scia, no? Speriamo che il bel tempo torni presto… che ci sta uccidendo l’umore, quello buono!!! non siam fatti per i soli spenti.

  2. oddio Stile,… lasciano il gelo del marmo e un senso di irreparabilità che prende alla gola queste parole.
    E’ quanto di più lontano che io possa immaginare dal mio modo di accostarmi al mondo dei sentimenti. e trovo pace soltanto in quel tuo “Noi si scrive di loro per essere altro, ci si prova quantomeno ad essere vivi, a sentire che lo siamo e poi magari a volte un pò felici, anche, forse…”

    Con molta umiltà, lo scrivo, con il senso del tentativo che fa lo formica nel trascinare un chicco smisurato ma irrinunciabile. L’amore è cambiare…provare a cambiare e diventare altro da sè restando fedeli a quella folle voglia di allevare uno spicchio di sole anche sotto il diluvio.

    1. Klimt, se l’amore nel tuo modo d’intenderlo significa diventar formiche, piuttosto che ridurmi a un cadavere camuffato da fantoccio vivo, giuro, mi Kafkianizzo e lascio che la metamorfosi mi porti a trasportar chicchi, adesso, subito! 😉

    1. Se posso dire, Bakaneko, queste persone sono reali, non sono un’invenzine. Le ho viste, le ho vissute, per anni. Se non altro persone così sono utili per capire quello che mai e poi mai si vorrebbe diventare. Bisogna stare molto attenti a non avvelenarsi la vita, a non avvelenarla a nessuno. Ci vuole niente, a diventare così…

      1. Grazie per aver precisato e sono davvero convinta che dobbiamo aver cura della nostra vita e di quella di chi ci sta intorno. Cura e rispetto.
        Un saluto 🙂

  3. Mrs Stileminimo, buona sera
    sto’ leggendo questa storia sorseggiandomi un Amaro Averna(il gusto pieno della vita) e, fra un sorso e l’altro mi sono chiesto: “Quanta sofferenza gratuita”.
    Mi permetta una domanda:
    Può esistere storia senza interrogativi e passione?

    L’occasione mi è gradita per porgerLe un caro saluto. Edo

    1. Se per Storia intende un relazionarsi all’altro, no, non credo possa esistere senza interrogativi e senza passione. Perchè l’altro è un Mondo che non conosciamo, così come spesso non conosciamo il Mondo che siamo noi stessi, quindi l’interrogativo, il dubbio imperversa, sempre e per fortuna. La passione può non esserci, non è indispensabile che ci sia in un rapporto; il mondo è pieno di interazioni prive di passione, ma, se posso dire la mia, qui è una questione di scelte; personalmente preferirei di gran lunga vivere una Storia di passione, seppure non di sola passione, perché ha un gusto che, se di passione vera si tratta, va ben oltre all’Averna. Vivere la passione è uno dei motivi per i quali vale la pena soffrire l’inevitabile sofferenza che ci arreca relazionarsi con l’altro, anche quando le cose vanno bene.

  4. ho cliccato su “mi piace” perché il post, dal punto di vista del post, è veramente un bel post.
    però non mi piace affatto sentirti amareggiata, mi piacerebbe che tu stessi bene. ecco.

    e poi volevo dire a tutti quanti (a me stessa in primis) che bisogna morire DA VIVI; perché conosco un sacco di gente non ancora spirata che potrebbe benissimo portare questo post appeso al collo, come un epitaffio.

    e poi mi hai fatto venire in mente Bukowski:

    La tua vita è la tua vita.
    non lasciare che le batoste la sbattano nella cantina dell’arrendevolezza.
    stai in guardia.
    ci sono delle uscite.
    da qualche parte c’è luce.
    forse non sarà una gran luce ma la vince sulle tenebre.
    stai in guardia.
    gli dei ti offriranno delle occasioni.
    riconoscile, afferrale.
    non puoi sconfiggere la morte ma puoi sconfiggere la morte in vita, qualche volta.
    e più impari a farlo di frequente, più luce ci sarà.
    la tua vita è la tua vita.
    sappilo finché ce l’hai.
    tu sei meraviglioso gli dei aspettano di compiacersi in te.

    (C. Bukoswsi, Il cuore che ride)

    1. Grazie per questo pezzo, Nica! Grazie davvero. Anch’io voglio, vorrei che tu stessi bene, sinceramente lo vorrei, sempre. 🙂
      Seguo da tempo il consiglio di Buk, perchè, in confidenza Nica, fare la guardia è il mio mestiere. 😛
      Le persone che tu conosci sono quelle che mi hanno ispirata, ma solo a scrivere il post, non a seguire l’esempio. Non lo voglio seguire quell’esempio e se qualche cosa mi hanno lasciato che un po’ forse m’inquina l’anima, voglio liberarmene, assolutamente. (grazie!)

  5. Il signor L. solleva i lembi posteriori della giacca, arretra il piede destro, flette leggermente la gamba sinistra e dunque si inchina. Brava.

    1. Stile guarda il Signor L., alza un sopracciglio, quello destro, guarda dietro di lei da sopra la spalla, quella sinistra… nessuno… osserva seria il Signor L., abbassa il sopracciglio, fa un inchino veloce e molto, molto goffo cercando di imitare le movenze delle damigelle di corte che ha visto al cinema, si avvicina al Signor L., e memore dell’epoca fantozziana in cui è cresciuta, gli porge la mano e gli dice:” Grazie! Lei è molto umano, Signor L.!”

  6. Sembra un poema in prosa aggiunto all’antologia di spoon river… dev’essere l’atmosfera cimiteriale! per gli inamabili comunque neanche la poesia può far da traino, “tutti, tutti dormono sulla collina” senza passione, senza passato, senza memoria…

  7. E’ probabile che spoon river ha lavorato da qualche parte nel mio cervello e ne è uscito questo post, Maria. Oppure sono i corti di animazione che mi guardo spesso in rete a impregnare di macabro quello che voglio scrivere, non lo so. 😛 Ci sono molti luoghi, anche virtuali, dove il sentore di Fine aleggia. Sarà che vivendo non si può prescindere da questi luoghi.

  8. Gildo Priblic ha detto:

    “Io vedo un punto, tu che vedi?”, “Io?”, “Parlo con te, tu vedi pure un punto?”, “C’è una tal nebbia qui! Se pensi che io possa vedere un punto…”, “Ma scusa, da qui si vede chiaro che è un punto!”, “Ora proverò a farci caso. Sto guardando con attenzione nel fitto della nebbia. Qualcosa la scorgo…”, “E?”, “Insomma, non posso essere preciso, proprio no! Se mi lascio suggestionare da te, potrebbe essere un punto!”, “Ma?”, “Insomma, non si vede nulla da qui. Non nulla, ma una marea grigia, questo si.”, “E il punto lo vedi?”, “In mezzo a tutto questo grigio?”, “Lo vedi?”, “Il punto?”, “Ecco…”, “Ecco?”, “No, senti mi spiace proprio, ma no, non lo vedo”, “Sei un morto senza immaginazione,ecco che sei!”

    1. Le virgole fanno tutto loro, non le controllo più. 😀 Il jazz mi piace assai, specie se free! Ma se devo esser sincera, non trovo struggente l’incapacità di comunicare, non trovo struggente chi urla volendo imporre ragioni, non trovo struggente l’egoismo e tanto meno l’abitudine alla prevaricazione. Trovo tutto questo profondamente stupido, a dire il vero.

      1. Emendo: Triste storia, struggentemente resa (dove struggente si riferisce al senso etimologico di di-struggente. Ma forse hai comunque ragione tu: lo struggimento ha un che di positivo che stride con questo racconto.)

  9. invecedistelle ha detto:

    Mi piacciono tanti i commenti che vengono fatti ai tuoi post, sia i tuoi che dei lettori.
    Sento il bisogno di parlarti Stileminimo. E non mi accade spesso nel blog. Come posso farlo?

    1. Haemmmm…. io son patologicamente timida, ma timida davvero, ma proprio tantissimo. E non amo i cellulari, purtroppo, perchè mi bloccano il cervello che già di suo a volte risponde male :P. Però ci possiamo incontrare, se ti va. O scrivere. Ci organizziamo. La mia mail è benedetta.faro@gmail.com

    1. Se fossero felici, luceombra, mi vie nda dire che non potrebbero essere infelici; ma forse ho capito il senso. In realtà spesso penso che alcune persone non sono mai state felici, quindi non sanno che cosa significhi cercare la felicità; e d’altro canto, delle cose che non si conoscono si ha paura, mentre le cose che conosciamo ci sembrano sempre meglio di un salto nel vuoto. Se provare ad essere felici significa fare un salto nel vuoto, per molti è preferibile continuare a vivere nella rassicurante, inevitabile infelicità data da schemi prestabiliti, triti e ritriti, dai quali pare non si riesca proprio ad uscire… e accade per paura del cambiamento, o perchè ricnonscerlo costa fatica, o per altri motivi… Pare ci siano persone che non sanno vivere senza la routinaria mania di discutere sempre e comunque con qualcuno, meglio se quel qualcuno è sempre la stessa persona. Paradossalmente l’infelicità diventa una condizione dolorosa, ma nel contempo rassicurante, per così dire… preferibile al cambiamento.

      1. Ho letto solo ora questo tuo commento. Replico perchè trovo sacrosanto ciò che dici: accettare la propria infelicità, dinamiche fatte di gesti e parole meccaniche per paura del cambiamento, dell’ignoto. Ciò che si conosce, anche se ci fa morire ogni giorno un po’, è preferibile al salto nel vuoto che ogni cambiamento sembra includere, soprattutto quando il cambiamento riguarda noi stessi e le nostre paure. La routine è, come dici tu, rassicurante. Bello condividere riflessioni che portano a conclusioni comuni! A presto 🙂

  10. Penso anch’io che sia bello condividere, Bakaneko, però se ho capito bene il senso, mi trovo a dover dissentire su un punto: conoscersi e soffrire non fa morire ogni giorno un po’. Ho capito, forse un po’ tardi, lo ammetto, che semmai è proprio questo che ci permette di riconoscerci e sentirci vivere un po’ di più. Non si può vivere senza soffrire, non si può crescere senza soffrire e ci si spegne presto se non si accetta ogni tanto il rischio che comporta fare quel salto nel vuoto. E comunque, volando c’è più gusto, a prescindere da dove e da come si atterra.

    1. Infatti, la mia era una critica al vivere senza cambiare, per paura di cambiare. La vita, per quel che mi riguarda, è un continuo salto in avanti (si spera), si cade e si ricade, e alla fine si riesce a trovare l’equilibrio.Un saluto grande 🙂

    1. E’ vero; spesso non solo non sono così nobili, ma nel peggiore dei casi sono anche tragici. Le interazioni arrivano a degenerare in eventi pazzeschi e pessimi, a volte. E non si sa mai che piega prenderanno fin dall’inizio… vivere l’altro è un gioco rischioso.

      1. Le tragedie stanno dentro di noi, mai fuori. Vivere l’altro è una scelta come fumare, bere, attraversare una strada, mangiare maiale o nutella, respirare in una città, tirare il tre di coppe nell’ultima mano di briscola scordandosi che l’asso ancora non è uscito. C’è chi la chiama vita, e a me questa definizione mi sta bene.

        1. … non si ha sempre voglia di nutella, anzi! A volte la nutella un po’ nausea. Ma se non c’è altro… tipo, se non c’è il maiale, si mangià quel che c’è. E se c’è solo il maiale, a una che il maiale non piace, quella digiuna… e pure a me sta bene questa definizione, anche perchè non mi pare di aver scelta.

            1. …”la prossima volta” ha sentore di sconfitta e anche questa è vita. E sentirsi “come ci si dovrebbe sentire” non è per niente scontato. Ci si sente come si sta, come quando la corrente è troppo forte, tanto che ti strappa la pelle e se anche sapresti nuotare ti chiedi a che cosa serve, se poi il Mondo ti scorre addosso e non più dentro. E senza pelle senti meno tutto, tranne il dolore. C’è chi può e chi non può. E se non si può, “sarà per la prossima volta”, se ce ne sarà una.

              1. Oggi non siamo d’accordo su nulla. Ci si sente come si ha voglia di sentirsi, a prescindere se esista un motivo valido o no per sentirsi come ci si vuole sentire. C’è gente che con 37 di febbre va a lavorare uguale, e chi con 37 si butta sul letto moribondo. Lo facevo pure io quando non volevo andare a scuola.

                1. …io non sto mai a letto quando ho la febbre, a meno che il delirio non sia maggiore del delirio quotidiano e capita raramente. E non ho mai finto per non andare a scuola, perché non era permesso. L’ordine, la disciplina, il senso di responsabilità, il lavoro… ma non è che per questo ci si possa impedire di sentire meno l’inutilità di esserci, o a volte, l’inevitabile soddisfazione di non aver bisogno di nulla. Ci si muove spesso per forza d’inerzia, senza specchi, tanto perchè il percorso va fatto e si lascia che ci arrivi come vuole; accade così dopo aver faticato tanto, inutilmente. Accade spesso. Se non si percepisse il cambiamento pressochè nullo di volta in volta, sarebbe sopportabile.Il punto è che si sente tutto, e troppo. Lo si vede, lo si capisce benissimo… questo è il punto.

  11. harleyquinn86 ha detto:

    Bisognerebbe amare fino a consumarsi, vorrei consumarmi e stremarmi di vita (non si vive senza amare), vorrei averne il coraggio. Preservarsi, evitare di soffrire è talmente stupido! Non siamo nulla, non siamo nemmeno noi stessi se non entriamo in relazione profonda col prossimo. Confinata in me mi sento una nullità, una mummia, un’ infelice, un’ idiota! Bellissimo post, apre gli occhi!

    Ex Farfalla Impazzita (Confessioni Anonime ha chiuso perché rischiava di perdere l’anonimato…)

    1. ex farfalla impazzita, sono felice che tu sia tornata!! Hai un bel vestito nuovo e condivido ciò che hai detto, solo devo confessare che non sempre ho avuto il coraggio di mettere in pratica. Ci sono dei periodi in cui è necessario prendersi il tempo per leccarsi un po’ le ferite… non troppo tempo, però, solo quello che ci vuole. E no, personalmente non è che confinata in me mi sento una mummia; ci sto anche bene, spesso è una condizione che cerco, che amo vivere, la solitudine. Però poi riemergo ed è bello incontrare e reincontrare anime belle, hai ragione.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...