Da lontano

Poteva continuare a riesumare asce, o poteva scegliere di seppellire semi; scelse l’abbandono e se ne tornò da dove era partito, ovvero altrove, da qualche parte. Camminava con le scarpe ai piedi e quando qualcuno lo offendeva se le toglieva e camminava scalzo.

Non indossava il saio, ma portava dei vestiti trovati per caso negli angoli delle stanze di qualcuno, grigie, all’ombra, lasciati lì per lui da chi se n’era ormai andato.

Schiacciva noci con i calcagni e ne mangiava il frutto graffiando la polvere con le unghie, con le ginocchia piegate, curvo come un ceppo marcio sotto un sole freddo.

Calcolava il numero di gemme che avrebbero dato frutto passando per i viali alberati sotto i rami spogli, fra il verde bagnato e spento delle albe, o sotto l’afa dei pomeriggi pesanti. Aveva molti amici, ma tutti muti e così nessuno poteva testimoniare di lui, del suo passaggio, della sua esistenza, della sua perseveranza nel voler attraversare gli spazi che non erano di nessuno, nemmeno suoi.

Sfiorava appena la terra quando passava, accarezzava l’aria come fa il pulviscolo umido che sale quando il sole comincia a scaldare. Non aveva nulla di serio, non aveva nulla di raccomandabile, nulla di affidabile, decifrabile, congeniale a chi è di fiducia, a chi è di casa, a chi è da tenere da conto.

Non aveva e non ne voleva; si sarebbe detto che tutto lo riempisse e che raramente non ne avesse abbastanza. Era sazio e colmo come le vene che pompano sotto sforzo, sempre saturo di una tensione accettabile, fra il limite superiore e quello inferiore, costante come il silenzio dei sordi o come il buio dei ciechi, immutabile.

Chiamava a raccolta gli insetti che rovistano fra le zolle e ne venivano a frotte quando lui ronzava, suonando la sua armonica fra i denti, spenta dal silenzio delle labbra molli, piegate a formare un sorriso a rovescio come la curva dei pesci nei becchi affilati dei cacciatori alati.

Giocava a carte scoperte, senza rimboccare mai la posta, senza aggiungerne una goccia al colmo e finiva per filare lane di seta e per tessere panni di mogano scuro, con l’abilità dei ragni monchi e dei pipistrelli sordi, vincendo all’ultimo con un colpo di mano buona per i corvi.

Seppelliva semi da un luogo all’altro, senza raccoglierne mai e tutto poi cresceva denso, grasso, vigoroso e croccante fino alla fine delle ere fertili, quando i vecchi pomi di taglia piccola si riprendevano il mal tolto dai raccolti abbondanti e lo lasciavano cadere nei depositi fra le crepe sassose e buie, caverne di salvezza fino alla fine dei tempi.

Si chiudeva a petalo nel mantello d’ala e si accartocciava come foglia bruciata, per poi passare nel tempo come fanno i gabbiani quando stanno zitti, finalmente, e mentre le asce dormono, non aprirsi più.

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Da lontano

99 pensieri su “Da lontano

  1. la sensazione più forte è di aver letto qualcosa che ha a che fare con la verità, senza sconti, senza riguardi, pur sapendo che un pezzo così forte, così compiuto, non ha bisogno di empatia, nemmeno chiede di essere condiviso, forse. Però insisto: nelle tue nebbie, io mi aggiro con conforto. Non smettere mai.

  2. harleyquinn86 ha detto:

    Bellissimo! Ogni parola letta è un piacere, un fluire armonioso di immagini e sensazioni.
    P.S.: Quello che scrivi di questo personaggio o persona reale continua a suonarmi come un ammonimento ed un è un bene, si intende… 🙂

        1. Il rispetto è e dovrebbe essere un sentire universale. Spesso è solo un’eccezione; da questo io valuto il grado evolutivo della specie di cui faccio parte. In una scala da uno a dieci, siamo a 3, spesso a -1, a volte a zero. Raramente a 5.

          1. harleyquinn86 ha detto:

            Già, la nostra specie manca di questo sentire. Le altre specie animali sono rispettose della vita e della natura. Che sia un istinto o un traguardo evolutivo, sì, dovrebbe essere un sentire universale, che se faccio una media, secondo me, nemmeno a 5 arriva…

    1. Nella realtà c’è molto di più di quel che si riesce a vedere e lo si chiama “surreale”, perché non si sa come definirlo altrimenti, ma non è meno reale per questo. Grazie, Massimo. 🙂

  3. la natura insegna parecchio, anche il rispetto. sarebbe bene riavvicinarcisi soprattutto coi molto giovani per far capire la fatica, l’impegno, l’attesa, la pazienza, la delicatezza, la forza, i frutti,…la meravigliosa bellezza da rispettare. bellissimo racconto. complimenti 🙂

  4. geleselibero ha detto:

    ho l’impressione di aver sentito vibrare le corde del mio cuore.
    C’è risonanza con quello che sento in questo periodo

                    1. Secondo la tua logica l’economia come la conosciamo nn esisterebbe. Mica male lo sai… “SE NON ME LO POSSO PERMETTERE, PERCHE ME LO OFFRI?”. Ci potremo fare pure le magliette.

                    2. Io sono per il baratto, quando posso permettermelo e non c’azzecca molto il tuo paragone, perché la varicella te la becchi anche se non vuoi, con le bolle e tutto, mentre un mutuo te lo apri solo se scegli di aprirlo e io, personalmente, preferisco vivere… anche con la varicella, piuttosto.

                    3. Lo so, mi sento un po’ stordita in effetti, più del solito. Ho dato tutto, non aspettarti altro. Mi sa che stavolta non se ne fa nulla, tanto per cambiare… col baratto voglio dire.

                    4. Ok, dobbiamo capire prima di che merce abbiamo intenzione di barattare. Io ho delle informazioni segretissime sul nuovo post di un bloggher, ad esempio. Ti interessano?

                    5. NO, niente di pop, solo un po’ jazz, come il blog del tipo. E’ uno che scrive tutto quello che vorrebbe dire e che però non dirà mai… io so tutto quello che vorrebbe dire. Ti interessa anche se non è pop? Sii celere, che ho la fila qui.

                    6. Guarda che io l’ho detto sussurrando..sei tu che hai l’orecchio fine. E se ti agiti così e continui a sudare attiri l’attenzione… stai sereno, tanto lo sai che fra un po’ ce l’hai, no?

            1. E lo sapevo! Spero almeno che tu ti affidi a gente che non si fa pagare per raccontarti quello che vuoi sentirti dire. Con tutto rispetto parlando, ovviamente! Che, ti sei offeso? O__o

                    1. Eh, c’hai ragione! Scusami; son venale, lo so. Le passioni auliche van coltivate, specie se forniscono illusioni tanto fondate da sembrare certezze. Questo è il mio modo stronzo di dirti che non ci credo molto, ma mi sta simpatico chi ci crede molto, non so perché 😀

                    2. Ah! Questo perché tu credi che l’astrologia sia l’oroscopo che leggi sui giornali, che è come pensare che solo perché vende roba da mangiare il MacDonald sia un ristorante.

                    3. Il Mac Donald è un distributore tossico e non c’azzecca mica con gli oroscopi, forse. Comunque no, non penso sia solo quello. Ho letto che in epoca antica l’astrologia era na robba seria… ma tu sei un mio contemporaneo e questo ti rende meno affidabile.

                    4. In epoca antica non avevano le previsioni del tempo con i satelliti per sapere se sarebbero morti di fame per siccità o seppelliti da un’onda anomala. Io invece che vivo nell’era del GPS, capisco che lui da solo non mi aiuta a dare una soluzione alle domande che nel frattempo, rispetto a tremila anni fa, sono diventate più complesse e più numerose.

                    5. Tu insegui una verità che aumenta la velocità in maniera direttamente proporzionale alla tua capacità di adeguarti ai suoi tempi. Vuol dire che stai correndo sulla ruota del criceto.

                    6. Vuol dire che non cerco la verità, perché non esiste, e mi sono preso quella più romantica e divertente che avevo a disposizione. Tanto una vale l’altra.

                    7. Mi sopravvaluti se pensi che mi ricordo che me l’hai detto. Bari sapendo di barare. Comunque non importa. Non faccio proseliti, non evangelizzo. Io so che non lo sapevo. Tiè.

                    8. Tu non partorisci abitanti della provincia di avellino. Nemmeno io. Eventualmente partorisco abitanti della mia provincia, che non è avellinese ed è una provincia segreta, come quella dei massoni.

  5. C’è un’anima inquieta, che attraversa questo racconto ed un’atmosfera carica di tensione.
    Lo rileggo più volte, ma non riesco a catturarla. E’ viva.
    Complimenti

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