Ti ricordi quella notte in cui ci scegliemmo, mio capitano?!!

Ci scegliemmo a ridosso degli scogli, ricordi? Furono lampi e tuoni e mare in tempesta e anche qualche sogliola a schiantarsi sui massi a basamento del faro, le conchiglie dei molluschi inclassificabili che si frantumavano, neri come la pece e che essendo montanari di vocazione soffrivano il mal di mare!
Furono quelli che nella notte ci suggerirono di smettere di bere e di concentrarci sul timone. Ma noi, inebriati, forse addirittura irreparabilmente sbronzi e un po’ storditi, irremovibili, ci stavamo scegliendo e non c’era nulla da fare, mio capitano: il timone lo snobbavamo e la concentrazione si faceva desiderare, mentre noi nemmeno un po’!
Si procedeva zigzagando, come le code delle serpi di fiume, ricordi? Eravamo nella tempesta più bestia e non ce ne poteva fregare di meno, della direzione… e nemmeno della tempesta, purtroppo!
Noi, mio capitano, ci stavamo scegliendo e si potevan capovolgere i poli, si potevan sradicare i pennoni, si potevan invertire le prue, ma non ce ne poteva fregare di meno, mio capitano; noi ci stavamo scegliendo.
Hai presente la bussola che portavo prudentemente al collo? Quella. La guardai per un istante, la fissai per altri due e poi ti risposi: “Credo siano le diciotto e trentacinque, mio capitano e suppongo che con sto tempo di m***a ci stiamo pure fottendo la barca!”
Tu facesti un segno di sdegno, come il gladiatore fa un attimo prima di aver visto il pollice verso e con gesto sprezzante e deciso, stramazzasti sul tavolato della barca, mio capitano, e bonfonchiasti qualcosa, forse una frase d’amore, o forse un gorgoglio di rum, non si capiva, non capivo, non ho mai ben capito.
Tuttavia annuii; in fin dei conti eri il mio capitano, ci eravamo appena scelti e mi poteva star bene anche una frase qualsiasi detta in quel cruciale frangente, mentre la tempesta ci stava portando al largo, per poi spingerci verso gli scogli e probabilmente, a breve, sul fondo.
“Mio capitano!” urlai “Ci penso io ai nostri destini, non temere!”
E non so come, riuscii ad afferrare e sparare il bengala nella notte, la luce del faro ci investì di colpo e tre minuti dopo arrivarono i marziani con le luci blu dalla costa e ci trainarono a riva.
Eravamo fottuti di nuovo! Rapiti dai marziani mentre il mare ci stava inghiottendo! Pessima fine, pensai.
“Mio capitano, siamo caduti dalla padella nella brace!” ti sussurrai, giusto per non farmi sentire dal vento che ululava e urlava come un demonio.
Tu niente; affrontavi con stoica e assente indifferenza ogni evento avverso e solo ogni tanto fra una folata di vento e l’altra ti sentivo russare un po’.
Provavo grande ammirazione per i tuoi nervi saldi, mio capitano!
Una volta vicini alla costa una luce abbagliante mi accecò, cercai di alzarmi in piedi e nel contempo tener saldo il timone, ma una delle due cose non mi riusciva proprio, o forse tutt’e due, non ricordo.
Sbattei la testa da qualche parte e in un frangente di secondo pensai: “Prendete me, bastardi, ma non toccate il mio capitano!” Poi più nulla…

Ti rividi la mattina seguente in quello squallido corridio d’ospedale, mio capitano, ricordi? Ma no, tu non ricordi, come potresti? Nemmeno ti ricordi che ci eravamo scelti, quella notte. Non ce lo ricordavamo mica, né io, né tu, mio capitano. Però eravamo contenti di esserci ancora entrambi, diciamocelo mio capitano.

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Ti ricordi quella notte in cui ci scegliemmo, mio capitano?!!

49 pensieri su “Ti ricordi quella notte in cui ci scegliemmo, mio capitano?!!

  1. La lettura della bussola è impagabie! Anche tutto il racconto: da leggere come una bussola, come un orologio, un libro di filosofia, una mappa del tesoro…

    1. Quando si dice che si perde la bussola è peggio che averla e leggervi l’ora? Non lo so. Non sopravalutarmi, Bak… qui di filosofico ci sono solo elucubrazioni postume… alla sbornia, mi sa. Ed il tesoro… quello forse sì, da qualche parte ci sta.

      1. Leggere l’ora esatta al minuto: questa è finesse!
        E sì, ammetto di avere ammirazione per te, del resto sono tua fan, non dimentichiamolo. Anche quando sei sbronza (cosa che non mi crea niun nocumento).

        1. Eppure, ogni tanto ci penso a che cosa scriverei da sbronza… potrei provare, ma ho paura che poi mi piaccia tanto che non smetto più e questo povero paese si ritroverebbe un ulteriore fardello umano da gestire. Non me la sento. Responsabilità civile.

          1. Proprio sbronza no (da noi si dice essere in gatta, tanto per ricordare pucciosità a noi care), ma quella leggera ebrezza che smussa e rallegra l’animo…dici che è rischioso?

            1. No, non lo è! E’ divertente, confermo. 🙂 Però la scrittura è cosa abbastanza sacra… forse le farei onore a scrivere da sbronza, o forse la profanerei. Non so come la prenderebbe, lei, la Scrittura, capisci? 🙂

              1. Eh, comprendo le perplessità, ma se la sbronza amplificasse, esaltasse, magnificasse la creatività del soggetto alticcio (tu), sei in una botte di ferro! E sottolineo botte 😀

                1. NOn so se ci entro in una botte… dev’essere ampia, eventualmente 😦 comunque… c’è da provare, hai ragione. Magari poi espio un po’ e la Scrittura mi perdona. Al massimo il risultato potrebbe essere simile a quello che produco dipingendo da sobria, ovvero delle tele che paion sporcate per caso da gesti inconsulti prodotti da una mente labile… na schifezza, in somma.

                  1. Forse per espiare dovresti dipingere da sbronza, ma non so la Pittura come reagirebbe…il tutto potrebbe portare a un girare in un tondo di espiazione tipo girone dantesco…andiamoci coi piedi di piombo (senza la botte di ferro).

                    1. Ecco, vedo che mi segui, adesso. Meglio ponderare… meglio lasciare che le cose nascano come devono, ovvero sobrie e lontano dalle botti, che ci vuol rispetto… si sa mai… si sa mai…

                    2. Che poi io dico, ma soltanto una volta ho commentato dopo una bottiglia di weissbier, e sono stata tanata seduta stante (da uno che di sbronze ne sa, e non faccio nomi di assenti)…grazie per avermi ricondotto sulla giusta via. Vedi che il confrontarsi produce effetti positivi?

                    3. Non so, io ci ho scritto un post mi pare, sotto l’effetto di birre e grappe… ma il risultato è che non ricordo quando e quale fu. Il punto è che la sbronza a mio parere è una cosa intima, che va fatta con determinati criteri, non so se mi son capita.

                    4. Non so tu, ma io ho capito. Ci vuole rispetto per tutto, anche per la Sbronza. Brindo con una scwheppes al limone, che solo per scriverlo giusto devi essere sobria per forza.

                    5. Prost! mi sono riletta e ho capito, Bak. Oggi c’ho le balle girate e non se non mi sbronzo è per un solo motivo: sarebbe una sbronza triste! 😛 meglio la schweppes.

    1. L’esagerazione è ciò che più si avvicina alla realtà, spesso. Solo che se tu scrivi le cose per quelle che sono nessuno ti crede; allora te le inventi e passano per inverosimilmente vere. 😀

  2. Ah, lo pensasti “Prendete me, bastardi”. Sì è giusto, perché i marziani leggono le onde cerebrali. E allora? Niente? Anche vigliacchi!
    Bravissima, complimenti.
    Ciao : )

    1. E’ vero, l’ho solo pensato, ma in via del tutto prudenziale. Se la son fatta sotto pure i marziani, Scudiero!
      Han visto subito che si sarebbero sobbarcati un debito che nemmeno quello pubblico dell’Italia sommato a quello della Grecia e così han lasciato perdere.
      Li ho visti mentre, appena scesi con il raggio ultravioletto, scuotevano il capo e con l’indice dicevano l’un l’altro “no, no, no… ma nemmeno per sogno!!”. Vigliacchi, sì!
      In compenso ci ha pensato la Guardia Costiera a raccattarci, a me e al mio capitano, per poi trainarci a riva. Così mi han raccontato.

    1. ..più che dolce direi lievemente tannico con un gusto piuttosto fruttato; questo prima di sbattere i denti sulla vetroresina del bordo della barca. Poi il gusto si fece confuso, ematico, piuttosto.

  3. Questo, per esempio, è un post ottimista. Molto ottimista, oserei dire. Perché resistere alle tempeste, ai molluschi (forse lamellibranchi) e ai marziani, in una sola notte, è un’impresa da ottimisti convinti. Per i post che vuoi fare va proprio bene.
    Ciao : )

    1. Hai ragione Scudiero, non me n’ero resa conto!! Devo tener presente che oltre alla mia carica di cinismo inzuppato nel nichilismo più bieco in me c’è anche dell’ottimismo e magari riesco a coltivarlo fino al punto da fare, non solo un post ottimista, ma un intero blog ottimista!! E’ una sfida! E’ da cogliere!! La colgo! 😛

      PS: i lamellibranchi sono da indagare.

  4. I lamellibranchi sono ferocissimi quando se la possono prendere con i poveri naufraghi sballottati dal mare in tempesta. Ma con un po’ di limone spremuto sopra sono una vera bontà.
    Ciao : )

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