Che mi crediate o no….

…è andata così: il gatto mi ha sviata, mi ha davvero fatto perdere la cognizione del tempo, mi ha portato in uno di quei quartieri malfamati dove ti puoi giocare un’intera esistenza ai dadi in una sola mezz’ora. E io non ho perso tempo, manco a dirlo.

E’ stato lui a istigarmi, promettendomi una cena a lume di candela in riva alla Senna; e pensare che eravamo a Mogadiscio… avrei dovuto capirlo che era tutta una menzogna.

Il fatto è che io ci credo, al gatto, mi fido di lui nemmeno fosse un altro me stesso, uno che ha l’animo pronto a farsi coinvolgere e portare, di quelli che amano la luce che brilla nel profondo degli occhi di tutti i viaggiatori che sanno sognare il viaggio, insomma.

Ho visto quello sguardo negli occhi di un guercio strabico al porto di Manila; era una montagna di carne ed ossa che se ne stava seduta sul molo con un alluce fra le dita a curarsi il callo più grosso che avessi mai visto. Uno sguardo come quello non si dimentica. Un callo come quello non si dimentica!

Uno sguardo da hippie o hyppie, ippye, non so come si dice… uno sguardo però fuori orbita, fuori tempo, fuori… non so come si dice, di quelli sfasati all’ennesima potenza, che è tipico di quelli che hanno l’adrenalina nel bicchiere sul comodino e si fanno fare i massaggi plantari dagli scorpioni finiti di notte nelle scarpe.

Si è preso la briga di portarmi dove il tabacco lo coltivano, il gatto, perché dice che non si fida delle marche importate e poi mi ha trascinta a viva forza, vi giuro, contro la mia volontà, nelle vie di terra e polvere delle città a confine con i deserti; di quelle che hanno i portici dipinti d’ocra e verde smeraldo e azzurro mare, per capirci, e con il selciato fatto di polvere senza selciato e dove il tabacco si fuma e dove non si fuma solo il tabacco.

Non è colpa mia se al gatto il Vermouth o vermut o Vermount non piace; lo giuro! E’ uno di quelli che preferiscono il Bacardi allo Spritz e ovviamente il Cognack, o cognak o cognac, non so come si dice, al vermouth, per non parlare del Chinotto, che invece so come si dice, con il quale ama strafogarsi snobbando tutte le altre bibite gassate.

E’ uno volubile, il gatto, che si profila dapprima come l’indifferente, saccente, pedante, irriverente, invadente sostenitore di tesi pindariche e che poi, alla fin fine se ne frega anche delle teorie più banali e anzi, sposa quelle, giusto per levarsi di torno il pubblico inevitabilmente deluso.

Non è colpa mia, lo giuro, se ho dimenticato di comprare il latte, se ho scordato il codice di avviamento postale nel bagagliaio del traghetto sul treno, dove mi hanno perquisita perché risultavo sospetta e dove hanno voluto che confessassi le mie origini scozzesi a tutti i costi.

E io ho confessato e ho detto tutto: ho detto che mi rammarico delle mie sopracciglia troppo folte, chiare e rossiccie, ho detto che mi rammarico della mia sottoveste di scacchi azzurri scozzesi e che mi pento amaramente di avere un gatto tanto sconsiderato da portarmi al confine senza codice di avviamento postale.

Ho ammesso tutto e ho confessato l’inconfessabile e così mi hanno lasciata andare, ma non dopo avermi perquisita in ogni anfratto cavo e concavo, voi capite, per sincerarsi che quanto affermavo non fosse frutto di una qualche sostanza nascosta chissà dove e che mi stava friggendo le sinapsi; mi son sentita defraudata della mia incrollabile credibilità, voi capite, offesa nell’intimo scozzese a scacchi azzurri, anche. 

Ora, che voi mi crediate o no, è così che è andata e io non ho colpe, non ne ho mai avute, nemmeno dopo il misfatto dei progenitori; è lui, il gatto, che dovrebbe prendersi delle responsabilità, ma no, non lo farà, perchè lui ha le colpe, ma se ne fotte, con contrizione, sinceramente, lui se ne fotte.

 

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Che mi crediate o no….

35 pensieri su “Che mi crediate o no….

    1. AAAH, Trame, non puoi sapere… non puoi sapere… è stato terribile!!! Ma per fortuna adesso sono qui che cerco di mettere un po’ d’ordine, magari guardo anche se trovo il codice di avviamento postale…. ma sì, va un po’ meglio, dài. 😛 L’ho scampata per un pelo… di gatto!

  1. Ora sono più tranquilla: mi ero immaginata che ti fossero successe avventure ai confini della realtà, invece soltanto ordinaria amministrazione, quando si fa organizzare al gatto.
    Comunque, bentornata, ma stia molto attenta: quando il gatto non c’è…
    qui è un guazzabuglio di topi, ratti, pantegane in preda al fuoco di Sant’Antonio. Rimboccati le maniche, e se sei a corto di felini, il mio gatto e io siamo pronti a scalare le vette che accolgono il suo eremo.

    1. …sto per intraprendere un viaggio pericolosissimo per entrare in possesso del flauto maggico, quello che porta le pantegane e affini nel baratro, per capirci. Mo’ nel frattempo mi esercito con i solfeggi usando un semplice zufolo di legno di sambuco. Il gatto approva e accoglie di buon grado felini e affini.

    2. …sto per intraprendere un viaggio pericolosissimo per entrare in possesso del flauto maggico, quello che porta le pantegane e affini nel baratro, per capirci. Mo’ nel frattempo mi esercito con i solfeggi usando un semplice zufolo di legno di sambuco. Il gatto approva e accoglie di buon grado felini e affini.

      1. Io ti sono grata: benchè bakaneko, nutro avversione per la razza topesca, e ti sarò assai riconoscente se, quando mi avventurerò verso i tuoi lidi, troverò l’eremo rat-free.

        1. Purtroppo il felide padrone di casa ama avere molti ratti attorno per sollazzarsi in attività di pseudo caccia, ma son di pezza o di carta e non arrecano reale schifo o danno.

          1. Tutto ciò mi rincuora: avrai da raccontarmi le tue avventure intorno al globo terracqueo, in compagnia del felide fellone. Nei dettagli. E la bestia dovrà contribuire con sincerità. Gatto avvisatto…

            1. La vedo dura, Bak; il gatto è refrattario a qualsivoglia resoconto di avventure e fatti che potrebbero compromettere la sua nobile stirpe. E’ un fellone in incognito, dice. Ma personalmente ti posso mettere al corrente e con discrezione di ogni sua, nostra vicenda. Lui nel frattempo presumo che intenda dedicarsi alla sua attività prima: sonnecchiare sbracato su una qualsiasi superficie morbida e calda. In questo ammetto che sa essere estremamente sincero.

                    1. Sei previdente. Bisogna però capire che ne pensano loro… magari gli piace stare in trasportini separati…sai com’è, con sti felini moderni, abituati e gelosi dei loro spazi…

                    2. Ah sì… mi pare una sluzione previdente. Poi staranno lontani un po’, perché si sa che la lontananza ridimensiona le divergenze e quando si riappacificheranno sarà ancora più bello di prima. Così, felinamente, romanticamente, utopicamente forse, ma è bello crederci. Il gatto ha sollevato mezza palpebra, ha detto qualcosa… credo una cosa tipo “Humpf!”

                    3. La mia gatta è andata a nascondersi prudentemente sotto il divano, Prevedo problemi: facciamoli sentire prima per telefono.

                    4. Forse non è una buona idea. Il gatto è piuttosto refrattario ai mezzi di comunicazione indiretta; dice che lo imbarazza parlare con una voce, anzichè con un essere felino in carne ed ossa. E io non so dargli torto, confesso. Sta annuendo.

                    5. Senti, ti manderò una fotografia in posa che farai visionare al tuo felino assai saggio e brillante. Sai, benchè sia amore platonico, un minimo di attrazione fisica deve scattare.

                    6. ok, questo si può fare, presumo. Gli metterò la foto lì, come per caso, senza dirgli nulla e poi lo osservo. Vedo come reagisce e nel caso il responso sia positivo, ti invio un suo disegno, sì insomma, un ritratto da mostrare alla micia pucciosa, come si faceva un tempo con i principi regnanti che si dovevano sposare muss per forza con le principesse o le ricche ereditiere. 🙂 La foto no, perché è refrattario agli scatti e all’eccesso tecnologico. Per lui le fotografie digitali sono un eccesso tecnologico. E’ un aristocratico vecchissimo stampo cresciuto in un eremo, bisogna aver pazienza.

                    7. Seeeenti, la mia gatta è più ruspante, sempliciotta, non vorrei che la differenza di classe sociale creasse un baratro…in compenso è auto-pulente, profumatissima (a parte l’alito al croccantino di tonno), e saluta quando torni a casa.

                    8. ok, forse possono andar bene insieme. Pure il mio è ruspante, sornione, alla buona insomma… si fa voler bene anche quando mi decapita tutte le statuine di gesso, è uno che ci sa fare, che ti lavora un animo ben disposto con pochi miagolii e una strizzatina d’occhio. E quando arriva mi saluta moltissimo, finché non inciampo o quasi… o finché non lo prendo in braccio e allora chiude gli occhi, butta la testa all’indietro e aspetta la grattatina sul collo. Se è nobile, lo è nell’intimo; fuori è uno del popolo.

  2. Sìììììì!!! Bentornata bentornata bentornata amica mia!
    Hai fatto bene a seguire il gatto, i felini hanno un istinto che non sbaglia mai.
    Ti adoro.

  3. comunque sia, io trovo questo gatto geniale, non fosse altro che per la quantità di situazioni che ti ha fatto esperire e, ancora meglio, per averti portata fino al confine, al bordo, al limite.
    un po’ borderline ma tant’è!
    ben-ben-bentornata! (non è balbuzie ma ripetizione rafforzativa) 🙂

    1. Grazie per la ripetizione rafforzativa; ho un gatto superiore alla media, hai ragione, solo non so dire bene in cosa… cioè, non so se definirla genialità. Forse lui è solo parecchio felino e questo lo rende maggico e propenso al limite. E’ la natra loro, questa.

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