Trappole tropicali

Sono passata in mezzo alle piante tropicali, fra i pesci tropicali, gli uccelli tropicali e la terra nera della foresta tropicale. Nemmeno un po’ di sonno, molta acqua, molto rumore, di quello scrosciante e grida di scimmie e ronzìo d’insetti e anche un moscerino, uno solo, sulla lente degli occhiali, la destra. Moscerino comune, nemmeno tanto tropicale.

“Scusi signor giardiniere tropicale, si può passare in mezzo a quelle piante lì, dove ci sono i fiori rossi e la terra nera tropicale con tanto di gradini d’invito?”

Affermativo! Il giardiniere tropicale ha detto sì e io passo e mi rifaccio il giro di nuovo. Penso che ci tornerò spesso a copiare le megaforbie tropicali sul quaderno dei disegni e poi andare a casa con la testa piena di segni neri e felci e impronte vegetali sulla fronte a dipingere malamente le megaforbie sui megafogli delle mie pareti.

I lemuri! Tutto è partito da quelli, forse anche un po’ prima, ma noi, più o meno, siam partiti da lì, poi abbiamo attraversato l’oceano e ci siamo piazzati in Africa, ci siamo messi n piedi a guardare l’orrizzonte e abbiamo colonizzato l’Europa. L’esodo che stiamo avendo adesso non è mica il primo; praticamente all’uomo per evolversi piace fare il girotondo, far cascare la Terra e cascare poi anche noi tutti giù per terra. L’uomo in tal senso è l’essere meno intelligente che esista, perché è l’unico che c’ha un cervello grande come un cocomero e lo usa per far cascare la Terra per terra. E poi pure lui ci casca, con la Terra, per terra.. ma non vorrei sembrare ripetitiva, perchè in realtà lo sono davvero. Pedante.

Bisognerebbe farci più caso al senso delle filastrocche.

C’era un tempo in cui in Mongolia cavalvacavo per le steppe dei cavallini bassi e tozzi dal pelo biondo e dalla criniera scura e ispida; cavalli piccoli, ma potenti e veloci. A me quella parte delle mie vite passate piaceva moltissimo e forse ci torno, al prossimo girotondo. Intanto mi metto a contare gli esoscheletri classificandoli in base alle variazioni cromatiche del loro blu elettrico. Intanto mi fermo qui, e guardo ancora un po’, e poi ancora un po’. Da sola, che altrimenti mi deconcentro e sarebbe imperdonabile se non notassi i dettagli. Tutti dovrebbero rendersi conto che è imperdonabile non fermarsi a guardare i dettagli. Poi, quando ho finito vi racconto; sì, se ci sarò ancora vi racconto.

Vi mando un bacio e una cartolina antica e stinta che sa di naftalina, dai bordi seghettati e senza bollo, che tanto vi arriva lo stesso; sul davanti quel che vi pare, sul retro il mittente ed il suo naso ad annusarvi il pollice; vi identifico dall’impronta digitale, come i R.I.S., ma con il kit olfattivo. Vi conosco, non fingete; avete voi stessi nella doppia elica stampata sotto la fronte, fra la pupilla e l’iride di entrambi gli occhi. Guardatevi! Visto? Non potete sfuggire alla sequenza, rassegnatevi, rilassatevi e godetevi il seguito, che tanto un po’ tutti profumate o puzzate di voi stessi, a prescindere… che vi laviate o meno.

Tanti saluti dai tropici.

vostra lemure evoluta allo stato avanzato

quasi decomposto. 

 

 

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Trappole tropicali

31 pensieri su “Trappole tropicali

    1. E’ incredibile, no?! Cioè, mai una volta che io esca nelle foto con gli occhi aperti, Melo! Devo decidermi di toglierla dalla rete, quella foto. Eravamo a un matrimonio, Jack, Samantha e io… indovina quale sono?

  1. Dev’essere che con tutti quei girotondi (oltre a cascare), la testa (molto simile a un cocomero effettivamente) ha cominciato a girare vorticosamente, tanto che non c’è più traccia di evoluzione…
    baci

    1. Potresti aver ragione Maria, ma forse non è proprio così; qualcosa sta girando ancora, nel cocomero, perché altrimenti non si spiegherebbe come mai all’evoluzione si è sostituita l’involuzione. 😦 Il punto è che il cocomero ha i semi che girano a rovescio, secondo me… forse.

  2. Sono forse un po’ più evoluta di un sorcio, ma decisamente meno di un gatto, ad esempio. Vedila così, Shapparè: anche l’involuzione nel tuo personalissimo caso a mio parere ha il suo perchè e facciamo che io mi muovo in una direzione e che tu ti muovi in quell’altra; ora, se è vero che il Mondo è rotondo prima o poi ci si incontra; l’importante è mantenere una certa latitudine e non perdere del tutto la bussola. Ci si vede in qualche bettola in un porto di mare, o in qualche rifugio disperso sulle vette altissime. Non demordere, non smettere di pensar parole, che prima o poi devono uscire e magari capita che se ne escono su qualche tuo blog e io le legga e mi riesco ad evolvere per davvero. Bacione!

  3. Esimia, la tua cura dei dettagli mi costringe sempre alla riflessione. Le filastrocche sono quanto di più metaforicamente catastrofico esista per sottoporre i poveri bimbi al concetto subliminale di mondo schifido. E i lemuri? Se il gatto è puccioso (^_^), il lemure è… (O_O). Mi scuso per gli orrendi scarabocchi, ma volevo rendere l’idea. Ci si incontra tra le felci, mi riconoscerà alla prima annusata.

    1. Ha reso perfettamente l’idea, mia cara. Il lemure, con tutto rispetto parlando (altrimenti qualcuno potrebbe giustamente riprendermi) dicevo: il lemure ha pure lui qualche cosa di puccioso, seppur ben, ben celato. Ma se vedi un lemure da dietro, o con gli occhi chiusi, nulla vieta di confoderlo con un essere pucciosissimo… fintatoché non apre gli occhi e ti fissa, ovviamente. E negli occhi dei lemuri, si sa, c’è tutto un mondo, c’è l’anima del Mondo e questo porta inquietudine. I lemuri sono palle di pelo inquiete, come lo eravamo probabilmente noi esseri scimmieschi prima di perdere il pelo; siamo esseri inquieti e inquietanti, nudi. Son certa che anche per questo ci si riconoscerà alla prima annusta fra le felci giganti.

      1. Quanta poesia nella natura, Stilesimia!
        Resto in dubbio sulla pucciosità del suricato, sia con gli occhi chiusi che con gli occhi aperti.
        Ne incontraste mai, tu e il felide compagno, durante il vostro peregrinaggio ai confini del mondo?

        1. Venne un giorno la nebbia; eravamo io, il mio amico felide e non si può dir fedele compagno. Il crepuscolo si stava avvolgendo fra le spire delle foschie e le fronde degli alberi gocciolanti di gelatinose mucillagini e muschi, gocciolavano linfe distillate e pulviscolo d’acqua catturato fra le nubi. Il mio amico mi disse:”guarda Stile, ci son due gocce gialle d’ambra fra le fronde!!”
          E io gli dissi:”Dove, gatto?! Che son cecata e con questa umidità le lenti avrebbero bisogno dei tergicristalli!”
          “Lì, le vedi? Oh… gurda stanno venendo verso di noi, Stile!”
          “Gatto, qui tutte le gocce pare che cadano verso di noi! C’ho i reumatismi pure nei buchi dei lobi delle orecchie! Cadono verso di noi? E quanto ci mettono due gocce d’ambra a cadere verso di noi, gatto?”
          E quello mi disse:” No, non è che stanno cadendo! Si stanno avvicinando, le vedi? Eccole lì! Adesso si son fermate! Ci stanno fissando, Stile!”
          “Ah sì, adesso le vedo!”
          “Per forza, sono a trenta centimetri!”
          “Hmmm… gatto, per me quelle non sono gocce d’ambra! Quelli son due occhi e pure grandi e pure un po’ spaventosi, peggio dei tuoi quando lucciccano appena, appena nella notte!”
          “Hm? Dici, Stile?Allora quello è un gatto! C’ha pure la coda più lunga della mia!”
          “Gatto, quello non è un gatto! E se lo è, è un gatto ben strano! UN gatto poco puccioso, eventualmente!”
          “Non ci sono gatti pucciosi, Stile! I gatti son gatti e basta! Sono gli umani che li vogliono pucciosi. Quello è un gatto bestialmente gatto, senti me, che me ne intendo!”
          “Però ha qualcosa negli occhi che mi ricorda, non so… c’è qualcosa di umano, non trovi? Che sta facendo?”
          “Niente. S’è stufato. Sta tornando sui rami alti, da dove era venuto. Probabilmente non siamo abbastanza interessanti per dedicarci maggior attenzione. Non lo biasimo!”

          1. Sono fermamente convinta che il tuo gatto potrebbe scrivere libri d’avventura, un po’ come Salgari, o Jules Verne. In prima persona, in compagnia di un’umana cecata. Oppure delle guide romanzate per viaggiatori temerari e stolti.

            1. Sì, Bak, forse hai ragione; il gatto potrebbe. Lui potrebbe. E’ che sta così pigro, così indifferente alle umane vicissitudini, così apatico e distaccato, così… così gatto insomma… e ho il vago presentimento che se ne farà ben poco, delle guide romanzate. Ma se solo volesse… E’ che i gatti son così criptici, no? Non sai mai bene quello che cercano, tranne quando chiedono cibo.

              1. Però loro sanno bene quello che cercano, a differenza di noi umani, che sembriamo robottini che continuano a sbattere contro il muro. E neanche che noi si possa chiedere che cosa cercano, onde trovar certezze, ma il felino è razza superiore, e cerca ciò che è di sua competenza.

    1. Me li trovo sempre sulla strada i lemuri da un po’ di tempo, Aitan. Chissà che vorrà dire… chissà se vuol dire qualcosa… chissà se è lecito chiedersi se vuol dire qualcosa… chissà se è solo un caso… chissà….

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