Una storia di merda

Non mi ricordo bene, ma un giorno mentre stavo viaggiando in treno verso Bologna, un uomo di mezza età mi raccontò una storia; mi disse che andò a inzaccherare di merda la maniglia della porta di un suo rivale in amore, perchè alla sera uscendo per andare dalla sua innamorata si sporcasse e dovesse ritornare in casa e ripulirsi. Allora lui nel frattempo andò a casa della dama contesa e finì che lei lo fece entrare e lo fece anche sedere e gli offrì un tè con dei biscotti. Poi, dopo un anno se la sposò.

Lo so, è una storia di merda, ma è così che me la raccontarono e visto che, volendo, il blog serve per scriverci di tutto, ma proprio di tutto, io ve l’ho raccontata. Perché non volevo essere elegante, per niente. Ci sono riuscita, vero?

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Una storia di merda

91 pensieri su “Una storia di merda

  1. ludmillarte ha detto:

    🙂 divertenti queste storie di m. anche incredibili ma vere a quanto pare! (‘inzaccherare’ è elegantissimo, mi spiace ma si compensa un po’ per la m. ;))
    caro saluto

    1. Le reazioni degli astanti furono le più diverse, Ludmilla; la signora seduta accanto a me si alzò indignata, guardandomi come per dire:”Che cafone!” Il narratore la guardò allontanarsi compiaciuto, poi guardò me e scoppiammo a ridere. Fu un viaggio divertente, hai ragione.

    1. Sua moglie era seduta accanto a lui, ma aveva le cuffiette e stava ad occhi chiusi, tutta seria e compita e forse un po’ dormiva e un po’ ascoltava della musica classica che a tratti si sentiva in sottofondo. Da come il narratore la raccontò, non credo che glielo avesse mai detto.
      In questo caso è nato davvero un fiore, perché vedendoli così sembrava proprio che stessero bene insieme. 🙂
      Un abbraccio a te, Glaurito.

  2. E tutto torna, mia esimia Stileminimo: la macchia di sangue sull’abito immacolato, la pozzanghera di fango mentre corri alla festa, le mani sporche dimmerda. Da tutto questo, nasce una storia, e la storia è bellissima perché vera.
    Per pulirti l’anima devi prima sporcarla un po’. Altrimenti assume quella tinta grigiastra di bianco passato e ripassato.

    1. Precisamente! E a me non dispiace inzaccherarmi, per niente! Come disse Ludmilla, è un gran diveritimento! Solo che a volte ti stanno troppo appresso, non so chi di preciso, non so dire chi, ma ti stanno troppo appresso e pare che ti dicano tutti che non dovresti sporcarti il vestito, nemmeno stessi per farti la prima comunione che, diciamocelo, potendo scegliere non rifarei. E allora alla prima pozzanghera è bello sguazzarci un po’ dentro! E’ proprio bello!

      1. Sì, sì, e quelli che ti stanno appresso hanno i volti color bianco indeciso tendente al plumbeo. Nessun livido, nessuna cicatrice, ginocchia sbucciate o calze smagliate. Smagliamole, ‘ste calze, ecchecaz….

        1. E’ perchè quuelli lì si sono sempre limitati a seguire le strade battute, non hanno mai arrancato, non hanno mai dovuto graffiare, farsi venire i calli, non si sono mai arrangiati, non hanno mai dovuto chiedere, perché gli è sempre stato tutto dovuto, non hanno mai davvero faticato se non per affermare la loro sbiadita, privilegiata e scialba presenza. Io gli smaglierei anche qualcos’altro, oltre alle calze. Ma sono una persona con troppo stile, seppur minimo, seppur da taverna, come dimostro spesso nei miei scritti, non ultimo l’ultimo, quindi preferisco sporcarmi facendo cose più divertenti che non occupandomi dei morti viventi.Di mio preferisco camminare, piuttosto, anche nel fango, che non è male, e tempra.

          1. Hanno il cuore pieno di smagliature, mia cara, sporco, sporchissimo. Hai presente i videogiochi? Il suo gatto felino certo ne sa…
            Se non fai nessuna mossa, muori! Devi saltare, superare gli ostacoli, evitare i tranelli, rischiare, rischiare, buttarti e ferirti. Sennò resti sempre al livello uno, perdi una vita, riparti restando sul posto.
            Ah, quanta saggezza nei videogames!

  3. Mi intrometto tra le questioni di stile, che, francamente, non mi appartengono, se non nella concretezza del quotidiano, fuori da ogni pixel evanescente, per una strenua difesa della merda.
    La merda ha una sua altissima dignità e onore al merito di chi la sa utilizzare in modo appropriato.

    1. Personalmente credo che tu abbia detto una grande verità, Tilladurieux! Io son figlia di contadini e ti posso assicurare che senza l’opportuno uso della merda nessuno mangia! E qualcuno nemmeno potrebbe scrivere, perchè di merda scritta se ne vede in giro tanta, ma tanta… ogni tanto ne produco anch’io ovviamente, di merda… anche scritta, ma pazienza.

        1. Lei ha colto nel segno, Signora Tilla; a volte ho paura di vivere nella cacca e non rendermene conto. I termini di paragone sono una gran cosa! Una gran cosa! La curiosità serve a scovarne sempre di più e sempre di nuovi.

          1. Non vorrei abusare di un certo realismo, ma temo che le condizioni del vivere siano vagamente male odoranti ultimamente.
            Ad ogni modo son solita urlare a viva voce la necessità della curiosità e l’urgenza della conoscenza, in ogni campo e settore, perchè solo con i raffronti e le comparazioni si è in grado di discernere il bello dal mediocre e tristanzuolo.
            Di solito aggiungo anche vari insulti e un fitto turpiloquio. Ma non mi permetto.

                1. Non dico che si deve farci il callo, non è questo, perché bisogna star ben attenti a non assuefarsi al vuoto mentale; però io che son di indole cazzuta ho imparato a incazzarmi meno e a dedicare le energie risparmiate ad azioni concrete per far sì che il nulla non mi fagociti. Non è così semplice, perché spesso i condizionamenti sono inconsciamente invasivi e fuorvianti e rischiano di far perdere tempo ed energie. E di energie ce ne vogliono parecchie per resistere e mettere in atto una strategia contraria a quella che ha rincoglionito le menti negli ultimi vent’anni e più. Quando si smette di incazzarsi si può cominciare a ragionare e ragionando si può cominciare a remare contro; non è meno faticoso, ma secondo me è più efficace e può portare a dei risultati che con la rabbia soltanto non si possono ottenere.

                  1. Non mi fraintenda. Son la prima a sostenere che la rabbia fine a se’ stessa sia poco produttiva e poco efficace. Nondimeno ritengo che la rabbia sia un passaggio rilevante. Una sorta di camerino all’interno del quale cambiare finalmente abito.
                    La rabbia del resto si converte sotto due opposti profili: la distruzione e la costruzione.
                    E’ che m’è parso di notare che gli esseri umani fintanto che non percepiscano la rabbia tendono a non scollare le chiappe dallo status quo.

                    1. Gli esseri umani spero sempre che non ci arrivino alla rabbia, perché hanno sempre fatto delle gran cazzate quando è successo; sarebbe meglio se arrivassimo alla consapevolezza attraverso altre vie. Credo che sia per questo che esiste anche il dolore, fisico e morale e chi ha costruito imperi sulla mitizzazione del dolore (vedasi martiri e compagnia bella), questo tasto l’ha saputo toccare a dovere. Che sia rabbia, che sia dolore, che sia altro che fa rinsavire, bisognerebbe sempre che i danni che ne conseguono siano minori del male che si va a combattere. Ed essendo solo umani (della pochezza umana si potrebbe parlare per ore e ore e ore…) non è così che accade, purtroppo. Ci manca uno scatto evolutivo che ci permetta di risolvere in maniera costruttiva; si tende sempre alla distruzione, o all’autodistruzione, si tende all’eccesso e no, mi pare sia poco intelligente. Tu hai pronunciato una parola che reputo risolutiva in tal senso: “conoscenza”: Credo che questa sia la via da seguire. Ma la rabbia con la conoscenza, non so, mi pare che strida un po’… ma forse mi sbaglio.

                    2. E’ che credo poco allo scatto evolutivo. Manca lo scatto.
                      No, non credo che stridano i due elementi. Anche a voler vedere il rapporto invertito: se non sai, non ti incazzi.

                    3. Quanto lei dice è vero, ma è anche vero che se so e m’incazzo, proprio perché sono incazzata, rischio di fare più danni di quanti già neson stati fatti. Direi che dovremmo sostituire la rabbia con l’indignazione e per indignarsi è necessario conoscere e per conoscere è necessario essere vigli, curiosi e presenti; tutte robe che vengono stimolate dalla condivisione. I luoghi di condivisione sono le sedi del cambiamento. Credo che io e lei stiamo dicendo la stessa cosa, Signora Tilla. 🙂

    1. In realtà se ne dovrebbe parlare sempre della marteria prima, perché altrimenti ci si assuefà a viverci dentro, tanto che poi sembra quasi una cosa normale, inevitabile. E invece non è per niente così e non si deve mai smettere di lottare per tirarcene fuori tutti, insieme ovviamente, perchè da soli non ce la si fa, non ce la si fa…

      Ciao Trame! 🙂

        1. …mia cara Trame, ma lo sai quanto sarebbe interessante cercare in Rete tutti i video che trattano il tema? Sarebbe interessantissimo!!! Per non parlar della letteratura!!

    1. Da come mi ha raccontato la storia mia cara, mi sa che ci voleva un secchio d’acqua bollente con un po’ di candeggina. Altro che kleenex… solo non son voluta entrare nei particolari, per amor di sintesi, tu comprendi…

    1. Cara Patrizia, quando me lo raccontò io rimasi allibita, ma comprendevo dallo slancio con il quale si esprimeva che qualsiasi mezzo per lui era lecito per conquistare il suo amore, ed usò quello che gli parve il più adatto per mettere momentaneamente fuori combattimento il rivale; usò qual mezzo bestiale per una quastione di coerenza, presumo.

    1. A volte sui treni si incontrano persone incredibili che hanno vissuto vite incredibili! A volte però incontri semplicemente l’umanità più ordinaria, che spesso inconsapevolmente è anche la più pazzesca, basta che le permetti e la inviti a parlare! 🙂 I treni mi piacciono un sacco, davvero, anche solo per questo.

      PS questo post è stato scritto pensando a chi ritiene wp troppo “patinato”e “lindo”. Spero serva a dissacrare un po’ e a stimolare la scrittura di qualcuno ;).

      1. Ahahahah mi sento chiamata in causa! Ma, come vedi (leggi) sono tornata ai progetti letterari che più mi si addicono: quelli idioti.
        Grazie bambola, sei la meglio. E mi sei mancata un sacco.

        1. Ho visto e ne son felice! L’idiozia mirata è una grande alleata quando l’obiettivo è quello di rendere un po’ di colore all’aria grigia. In tal senso pure io sono molto idiota, modestamente…. è che mi viene facile, che vuoi che ti dica? (anche tu mancavi, moltissimo!)

  4. io trovo che ecco, qualcùno ci abbia fatto qualcosa d’autore, con la merda. manzoni, se ricordo bene.
    forse la bellezza di un’immagine nobilita anche la merda.

    immaginare una porta che si apre, un thè e chiacchiere caldi, mi sembra, a me, un’immagine poetica.

    1. Manzoni ci ha messo parecchia ironia nella sua opera; forse perchè la merda e l’ironia non possono prescindere l’una dall’altra. Va così perchè per parlare dell’impronunciabile ci vuole qualche cosa di dissacratorio: l’ironia può essere lo strumento.
      C’è da dire che tutto ciò che rende evidente la reale condizione umana, compreso l’innegabile e inevitabile risultato di un processo metabolico, può avere effetti differenti sull’emotività di noi esseri “culturalmente evoluti” e pensanti. Può dare molto fastidio parlare di merda, proprio perchè oltre a cagare quotidianamente riusciamo a dare un valore simbolico a tutto ciò che ci circonda, compreso il risultato puzzolente del prodotto dei nostri processi metabolici.
      Il valore simbolico per la merda, manco a dirlo, non è propriamente positivo per via delel caratteristiche che la contraddistingiono. La merda fa schifo, perlomeno alla maggioranza delle moltitudini.
      Però trovo sia un fastidio un po’ ipocrita e forse lo pensava anche Manzoni (anche se la sua opera aveva finalità forse diverse dal semplice atto trasgressivo… lui ce l’aveva anche con l’ambiente artistico in senso stretto, presumo), perché poco o tanto tutti abbiamo a che fare con la nostra merda quotidianamente (se va bene), anche se per ovvi motivi evitiamo di parlarne, di rendere questo “increscioso” prodotto fisiologico evidente agli occhi e alla mente. Non è elegante parlarne, perché trattasi del risultato meno gradevole e aprezzabile del nostro essere fisico (ce ne sono altri ma mi sto già dilungando oltre misura, Rideafa, quindi evito… ), a meno che il prodotto non sia restìo a lasciare il nostro organismo procurandoci problemi di non indifferente entità; allora possiamo scendere al compromesso e ringraziare chi ha pensato alla merda e alle soluzioni mediche del caso mentre noi nel frattempo abbiamo fatto di tutto per dimenticarci che tutti i giorni caghiamo o dovremmo cagare. Si possono fare metafore infinite sulla merda; tenersi la merda in corpo è doloroso quanto tenersi le parole in gola (è imbarazzante accostare questi due modi di dire? Ne convengo), o ingoiare le lacrime, o soffocare un sorriso, reprimere la voglia di un abbraccio. La merda non è controllabile, perché come il battito del cuore si muove in noi rispondendo a stimoli inconsapevoli e se per qualche motivo (conscio o inconscio) si prova a controllarla si va incontro a problemi non lievi; eppure si tende a nasconderne l’evidente esistenza, perchè se anche ognuno di noi se ne porta in corpo una quantità non definibile, ma concreta, puzza dell’odore nostro interno, è bestiale, è animale e fetida, preferibilmente evitabile e non è un granchè ammettere che “viene da noi”, perché equivarrebbe a dire che in un certo senso “ci somiglia”. Non per niente gli animali si soffermano ad annusare le merde dei propri simili per capire con chi hanno a che fare; noi siamo evoluti e ci limitiamo ad annusare gli odori che non sappiamo di sentire per capire con chi abbiamo a che fare. Ci affidiamo alla chimica invisibile e rinneghiamo ciò che ci ricorda chi siamo. E’ una forma di ipocrisia che però ci conviene avere e non fa danno, quindi… e forse solo l’arte ha la forza di rivendicare con un atto di trasgressione che sa andare oltre alle convenzioni culturali, sociali e anche all’istintiva repulsione, quello che veramente e in definitiva siamo: ovvero, per farla breve, degli esseri caganti. lo sapevo che non dovevo fare un post breve, che poi mi sfogo con dissertazioni astruse nei commenti.

      Abbia pazienza Rideafa. Detto questo, convengo con lei sull’immagine poetica data dall’intimità di un tè condiviso.

  5. sono un pò stranita,
    non pensavo che citare Manzoni, e la sua merda d’autore, senza in effetti esprimerne alcun giudizio – ecco io non ho gli strumenti per misurare il valore di un artista nè potrei stimarlo chè anche la stima è una misura, trovo, come dire che stimo Michelangelo non scherziamo sarebbe persino ridicolo semmai provo ammirazione e meraviglia- ma comunque, dicevo non pensavo che citare Manzoni che anche lui è partito da una cosa immediatamente sudicia lasciando che la si osservasse oltre quel sudicio oltre lo stesso simbolo che rappresenta nell’immaginario, potesse aprire spunti incidentali così suggestivi.

    ma io, per quanto mi riguarda, mi stupisco sempre di qualsiasi forma di attenzione verso una còsa che scrivo.
    più o meno, una còsa del genere.

    1. Hmmm… pure io ho sto problema, ma trovo che nel mio caso sia giustificato, nel tuo invece manco per niente! E suppongo che tu pensi la stessa cosa, ma all’inverso. Noi due abbiamo un problema che ci accomuna, mi sa. Non è male, avere qualcosa in comune, no? 😀

        1. Non ho mai avuto l’occasione, Rideafa… ma credo che a lui non gliene fregherebbe molto. C’ha già un mucchio di fans. Evidentemente abbiamo diverse cose in comune e spero di aver modo di capire quali sono.

  6. Mi hai fatto venire in mente un artista francese (se non ricordo male) che faceva quadri con la merda, e per variare la scala cromatica si regolava con l’assunzione di cibo (merda sua naturalmente). Questa particolare tecnica gli permise della popolarità, non so nulla di eventuali vendite di quadri. Il fine giustifica i mezzi! Che importa la tecnica usata per arrivare allo scopo…
    E in quanto all’eleganza, rassegnati, c’è, e fattene una ragione.

    1. Germogliare, mi stai dicendo che non ho raggiunto l’obiettivo?! Se non fossi assolutamente priva di ogni ambizione in termini di performances personale, mi sentirei profondamente delusa; mi limito a sentirmi come se mi avessero fatto un bel complimento. 🙂 Grazie!
      In arte è vero che il fine giustifica i mezzi, è una grande verità. Son sempre incuriosita da ciò che può scaturire da questa verità… se ci si pensa equivale a dire che non ci sono limiti, o quasi. In termini tecnici, intendo.

      1. Hum… credo che la cosa più carina che ho scritto sulla merda, è stato il mio primo post su questa piattaforma. Un vero tributo allo sterco. Ma la cosa più bella che ho mai sentito a proposito della merda è di Ascanio Celestini. Ecco da lui sì che puoi prendere ripetizioni.

        1. Ascanio non credo abbia tempo di darmi ripetizioni, che è impegnato a diventar famoso. Però pur non conoscendolo benissimo, mi fido del tuo autorevole parere in merito.
          PS La merda e lo sterco sono la stessa cosa? No, perchè io pensavo che lo sterco fosse quello di vacca, di cavallo, di pecora… mentre la merda fosse quella che producono i non erbivori… in tal senso un vegetariano non produrrebbe merda, ma sterco. Tu che dici?

          1. La sua signorina è un’interessante questione. Ne ho giustappunto discusso ieri con l’esimio Dott. Aurelli, studioso delle feci e suoi derivati, che mi ha ragguagliato sull’esattezza della sua ipotesi. In effetti lo sterco e la merda sono, a livello scientifico, due cose ben distinte. Tuttavia in letteratura, i due termini si possono usare come sinonimi sfruttando la ben nota licenzia poetica. Spero di essere stato esaustivo.

  7. “Mierda / Mucha mierda” in Spagna Vale un “In bocca al lupo”.

    (Poi non posso non notare una volta di più un idem sentire, tra i tuoi scritti e i miei. Pensa che l’unica volta che ho mandato un mio manoscritto a un editore lo intitolai “Storie di Merda”. Avevo meno di vent’anni. Era una raccolta di racconti un po’ naif. Baraldini pensò bene di non pubblicarla.)

    1. Mi spiace! Io se fossi stata un’editore l’avrei pubblicata senz’altro! Però forse dovrei preoccuparmi, perchè mica ho vent’anni, eppure, mentre tu ti sei evoluto, io contiuo a scrivere cose di merda. Mah…

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