Lo decido io quando…

Ci sono questi che mi saltano addosso, come fanno le pulci, esattamente come le pulci. Sono pulci, infatti. E probabilmente sono pulci incrociate con i pidocchi; degli ibridi ciucciasangue; fanno il lavoro meglio dei pippistrelli vampiri, che invece non succhiano il sangue, tranne quelli brasiliani. Ma qui non siamo in Brasile, no davvero!

E’ un giorno dei migliori, questo; e fra i migliori dei giorni di merda che mi son trovata a vivere, riesco ad apprezzarlo particolarmente. 

Mi ricordo di due giorni fa, quando riuscivo pure a lamentarmi che manca tutto in questo accampamento di disperati, non solo il cibo e l’acqua, ma anche la carta da culo, sebbene nessuno se ne accorgeva, perché se non hai niente nello stomaco è difficile che ti serva la carta per pulirti il culo.

Mancava l’acqua da bere, figuriamoci l’acqua pulita per lavarci e allora per bere e per lavarci ci si arrangiava con l’acqua sporca di un pozzo melmoso. Adesso abbiamo smesso, di bere, di lavarci, di muoverci.

C’è da dire che il fango soffoca le pulci, ma non i pidocchi, quelli resistono. Ed anche gli ibridi sono resistenti, quei bastardi! Non ho le prove dell’esistenza dell’incrocio ibrido dei ciucciasangue, in effetti, ma in tutto questo tempo dove i parassiti potevano prolificare fianco a fianco in maniera tanto promiscua, trovo improbabile che non si siano accoppiati, almeno qualche volta.

Noi invece niente, non abbiamo avuto la forza per pensare ad accoppiarci; eravamo troppo occupati a pensare alla nostra personalissima, mera sopravvivenza minuto dopo minuto. Se non ci fosse stato quel pozzo fangoso saremmo morti tutti molto prima, molto più in fretta.

Quando il sole è alto adesso, il pensiero di sopravvivenza si ripropone con una frequenza più serrata:  non più minuto dopo minuto, ma secondo dopo secondo e a volte qualcuno smette di pensare, perché è morto. Allora chi ce la fa tenta di allontanare il cadavere, giusto per non sentirne troppo il puzzo mentre si decompone al sole.

All’inizio li seppellivamo sotto le pietre, poi ci siamo limitati a spostarli l’uno accanto all’altro, in una specie di fossa comune fuori terra, perché quella era un’attività che richiedeva molte energie e un po’ alla volta si lasciava che chi smetteva di pensare e di vivere, giacesse lì dove aveva smesso di respirare e poi, di notte, quando il sole beveva meno vita dalla pelle e sembrava più facile respirare e muovere gambe e braccia, ci si trascinava noi un po’ più in là, distanti dagli ultimi morti, ma mai troppo distanti dal pozzo fangoso.

Alla fine si è creato questo cerchio di morti,come una specie di stella a più raggi e noi siamo gli ultimi tre raggi vivi.

Abbiamo la pelle ustionata, anche se il fango secco un po’ fa da filtro ed i viveri non bastavano più per nessuno da almeno tre giorni, o forse di più, non ricordo. Alla fine lo sappiamo che non c’e niente da fare, ma qualcuno si ostina a non rassegnarsi e si è messo a piangere, nemmeno troppo in silenzio; insomma, un po’ sto piagnistèo che fa da sottofondo al vento secco e caldo rompe i coglioni a tutti, cioè a noi altri due rimasti.

E’ strano come l’uomo abbia la forza di scoglionarsi a causa della presenza dei propri simili fino alla fine.

Dopo due settimane ci siamo trasformati in esseri inumani, inermi e ossuti, striscianti nel fango e dei venti che facevano parte della comitiva siamo rimasti noi tre: l’aragosta toscana che mugugna in continuazione, il pelato scozzese, ed io, che probabilmente assomiglio molto ad una foglia di lattuga secca… o perlomeno così mi sento.

E nei secondi brevi di lucidità mi chiedo perché noi siamo ancora vivi; quando per brevi istanti rinsavisco, continuo a chiedermelo. Mi faccio domande cretine come: perché la morte per qualcuno arriva all’improvviso e per qualcuno pare non abbia proprio fretta, e fa attendere, fermandosi magari a prendere un gelato da qualche parte e passeggiando lentamente, attardandosi davanti alle vetrine dei centri commerciali prima di venire nella mia direzione e finirmi?! Magari senza mettermi minimamente al corrente oppure, come in questo caso, facendosi annunciare da un mucchio di disgraziati che piano, piano, giorno dopo giorno sono stati presi prima di me, dandomi un bell’esmpio di quel che diventerò insomma!

Mi chiedo se c’era un motivo, ma poi mi stufo, perché in realtà io lo so, che un motivo non c’è mai. Si nasce perché si nasce e si muore perché si muore. Fine. E nemmeno sul modo in cui si vive c’è un granché da speculare; si vive per quelli che si è e fine.

Certo che, se ci penso, questo fatto che si tenta di darsi mille spiegazioni portando sè stessi all’illusione che ci sia un senso da qualche parte nel vivere, è una gran presa per il culo. Forse il senso vero sta nel nascere ed imparare a prendersi per il culo pensando di avere unsenso… e poi morire. E allora il senso vero sta nel morire.

Un ibrido ciucciasangue sta tentando di azzannarmi alla giugulare; lo lascio fare, che tanto, una volta finita la scorta dei nostri tre serbatoi ematici, pure i ciuccisangue son destinati a seccarsi al sole e darsi un senso, crepando. E non mi sento nemmeno di dire che gli sta bene; in realtà non me ne frega niente. E forse questa è la mia posizione ultima più sincera: in buona sostanza, io di tutto questo arrancare, adesso che è finita sostanzialmente me ne fotto! E non si pensi sia perché le circostanze me lo impongono: è una scelta… un po’ forzata, un po’ indotta forse, ma pur sempre una scelta!

Sento un ronzìo insistente; vuoi vedere che i ciucciasangue a forza di accoppiarsi hanno sviluppato le ali e adesso stanno mutando in pulce-pidocchio-zanzara?! Bastardi! Bevete pure, parassiti!Perirete anche voi diventando delle vecchie ciabatte secche!

Però sto ronzìo è piuttosto potente e se di ibrido insetto, acaro o aracnide si tratta, dev’essere mostruosamente grande! Non apro gli occhi, non mi interessa, non ho voglia di vedermi un mutante davanti; voglio morire con l’immagine del sole cocente che mi brucia da dietro le palpebre, piuttosto…    

Mi pare di sentire delle voci… o sto delirando, o è atterrato un elicottero e stanno venendo a salvarci… cazzo, proprio adesso che avevo deciso di morire, vuoi vedere che mi tocca ricominciare ad arrancare?!

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Lo decido io quando…

66 pensieri su “Lo decido io quando…

  1. …tutti sti pidocchi, anfibi, zanzare, pulci…inizio a grattare…pure! brrrr….e tante tante tante sanguisughe…
    che mondo , davvero pensi qualcuno ci salverà?

    Spero porti con sè qualche potente insetticida 😦

    1. Io penso che se qualcuno ci può salvare, quelli siamo noi; basterebbe che ci rendessimo conto della nostra condizione, quella vera, quella non inficiata di menzogne e false speranze. E per ricordarcene è bene che nel frattempo ci grattiamo! E in quanto agli insetticidi, a forza di usarli spianiamo la strada a malattie bestiali! E spero davvero che troveremo un modo per produrre cibo senzo avvelenare il mondo e noi stessi. In teoria è in questa direzione che dovrebbe venire usata la nostra tanto declamata intelligenza. E’ che fin’ora mi pare che non siamo stati intelligenti abbastanza da capirlo.

    1. Ariel, la vita mi sa che ci regala spesso sensazioni simili, solo abbiamo imparato ad ignorarle. Forse abbiamo imparato ad ignorarle troppo, ma in plenaria, magari è buona cosa se riesci a ignorarle.

        1. …eh, ti capisco… lo sai che si fa quando le sensazioni sono oppressive? Si cerca la bellezza, si cambia contesto, almeno per un po’. E la bellezza è nella natura, possibilmente priva di presenze umane. Funziona!

  2. io la farei morire, adesso, oh. si butta giù dall’elicottero, o si spara qualcosa in vena appena portata in ospedale. sennò dov’è la coerenza della scelta? (decido io quando!)

    1. Eh, il punto è che la coerenza della scelta non viene presa in considerazione dal resto dell’umanità. E’ questo il punto. L’accanimento terapeutico è un modo come un altro per negare la naturalità di un evento come quello della morte; non se ne vuole sapere, non si vuole ammettere che dobbiamo perire, e in nome della volontà di chi ha “moltissime buone intenzioni” ci accaniamo oltre il limite, oltre misura, affinchè il dolore si perpetri all’infinito, come se tutti dovessero morire come martiri, anche se non ne hanno la vocazione. Personalmente mi sento mortale e la vocazione della martire non ce l’ho; e spero che quando arriverà il momento mi si lasci morire in pace!

      1. sono sorprendentemente d’accodo con te.
        l’eutanasia è praticata in modo sistematico con i nostri animali da compagnia, e chi prende questa decisione di solito lo fa con sofferenza ma se lo impone come atto d’amore. quando dobbiamo trasferire quello stesso atto d’amore ad un altro essere umano (che per di più può chiedercelo espressamente) non ne siamo capaci. siamo un animale ben strano, noi.

        1. Siamo un animale che non sa più accettare che la vita ha un inizio e una fine e questo può fare danni inimmaginabili; queste sono le vere pratiche che vanno contro natura! Salvare una vita quando la si può chiamare tale è doveroso, ma insistere a protrarla oltre il limite sopportabile è solo umano e come tale, assolutamente condannabile!!! Gli animali e cioè, l’inumano come lo definisce qualcuno, in tal senso sono molto più avanti di noi umani. C’è un mio amico http://melogrande.wordpress.com/ che su questo argomento ci ha fatto un post illuminante.

  3. Arrancare sì, ma per poco vista la nuova consapevolezza che vita e morte camminano l’una accanto all’altra e che finché ci si concentra sui pidocchi non si può trovare nessun senso… essere presenti a sé stessi è la formula magica… si può decidere quando morire, ma anche anche quando vivere…
    baci

    1. Sai Maria, credo che anche i pidocchi a volte possano essere uno strumento per tenere viva la consapevolezza che vita e morte camminano l’una accanto all’altra. Per il resto condivido il tuo pensiero. 🙂

  4. Stilesimia, mia cara, con questo pezzo m’inviti ad abbandonare i buffetti affettuosi e a dispormi in rigorosa riflessione sulla vita e sulla morte. Vita di merda, se mi è concesso dire, che per naturale bilanciamento, presupponga ad una morte in libera scelta. Ma l’elicottero ha le pale girate e, factotum di spiritoso destino, sembra proporre indesiderata salvezza. Che poi, quando uno è salvo, non è che ha un gran coraggio di farla finita. Meglio il naturale scorrere. Meglio sarebbe in un sol colpo a sorpresa, magari davanti a un tramonto, sorseggiando un assaggio d’eternità.

            1. Digli che non si faccia fregare dal senso di colpa e che si viva almeno 4 vite da assassino e se non sa chi ammazzare, ce l’ho io una lista pronta. Ma le vite non erano sette? C’ha due bonus?

                    1. Se li coltiva pure sfracagnandoli negli angoli del materasso, il fellone, quando non lo vedo. Fellone, diabolico e stratega. Sa pure giocare a scacchi.

                    2. Ma davveroooo???!!! Io sto imparando adesso, a giocare! Cioè, mi sto impegnando davvero, ma son principiante! Dici che m’insegna, il gatto?

                    3. Io perdo sempre sia a scacchi, perché nemmeno so bene come si gioca, ma probabilmente perderei comunque, che a briscola. E’ che vincere mi mette in imbarazzo.

                    4. Quando ero piccola e si giocava a tombola, non lo dicevo se facevo cinquina, perché mi vergognavo di essere al centro dell’attenzione.

                    5. Non parliamo dele attenzioni il giorno del compleanno: se mi vuoi tua nemica, organizzami una festa a sorpresa con allegra comitiva. Se invece siamo quattro gatti (due veri, una per solidarietà felina e una baka)……….

                    6. No, io per quello non ho mai avuto problemi; non lo si festeggiava, mai. Si fingeva di non essere nati. Ma in un certo senso forse era meglio così, che mi sono evitata le feste a sorpresa. Però quella dei 4 gatti, forse mi manca, sì.

                    7. Io pure, cioè a giugno, ma questo non cambiò le cose. Anzi, in estate i lavori nei campi sono più serrati e non si ha proprio tempo di festeggiare. Sarebbe stata comunque una gran sfiga nascere in estate, anche se vi fosse stata l’usanza di festeggiare e anche se a me piace l’idea di essere nata nella bella stagione. 🙂

  5. litedinnamoratoconilmondo ha detto:

    Un bellissimo pezzo che ha il merito di sfiorare moltissimi temi più o meno vicini alla filosofia.
    Mi piace la resa combattiva e la fredda disperazione: come sempre, ad incantarmi, sono i contrasti.
    Grazie per la condivisione.

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