Ogni tanto, così, per brevi frammenti…

Allarmato dall’inutile ed incalzante susseguirsi di attimi colmi di niente, ogni tanto, così, per brevi frammenti di vita, s’impanica un po’, finché poi, brevissimi attimi dopo, ritorna a riempire qualche cosa che urla echi a non finire con altri attimi, colmi di niente.

Di preciso non ne sa nulla, ma lo sente, se ne accorge per momenti troppo effimeri per avere la presenza di spirito necessaria, per poter dare a quel che vede il giusto peso.

Ci sarebbe un solo modo per arrivare a vedere e guardare davvero per il tempo necessario perché gli occhi dell’anima rimandino agli occhi il baratro profondo che attira verso l’abisso oscuro di quel niente; ci sarebbe quest’unico modo che permette di dilatare gli attimi, non c’è altra via.

Da qualche parte qualcuno se lo sta chiedendo… qualcuno, forse lui stesso, dentro, da qualche parte:  come si fa a dilatare gli attimi?

Ci vuole tecnica, metodo, concentrazione e silenzio; ci vuole profondo, totale, immenso silenzio.

Lui lo sa e non sente null’altro che rumore, troppo rumore, solo rumore e voci, moltissime e diverse: sussurrate, stridule, sottili, roche, sgraziate, melliflue, infantili, sguaiate, melodiche, gracchianti, profonde, isteriche, urlate, urlate, urlate… troppo rumore.

Come si fa a non sentire rumore? Ci si allontana dalla fonte.

C’è un metodo che richiede tecnica, metodo, concentrazione, silenzio e solitudine.

Il niente che urla echi lo si può guardare solo se si guarda lo specchio di se stessi, senza altri specchi davanti, senza altre voci nelle orecchie, nella mente.

Si toglie una scarpa, poi l’altra. Davanti c’è l’acqua, alle spalle le colline. Sarebbe bello se fosse sempre così, se fosse sempre così, con la luce morbida della sera, nel silenzio, da solo, a lasciare che la bellezza gli riempia il vuoto, fino a smorzare gli echi di niente.

Si avvicina all’acqua, si toglie i vestiti, si immerge e ascolta, il silenzio; e allora si vede, si osserva e un po’ piange. C’è un po’ della sua acqua nell’acqua che lo accoglie.

 

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Ogni tanto, così, per brevi frammenti…

40 pensieri su “Ogni tanto, così, per brevi frammenti…

          1. Senti, io sto organizzando un capodanno della madonna. Fatima, Medjugorje e Lourdes. Il programma e’ fantastico. Corriamo a piedi dietro il treno bianco, fino all’arrivo. Una volta a Lourdes, ci buttiamo nelle vasche sante con il cocktail di benvenuto e gli ombrellini… e aspettiamo il miracolo ! Ti metto in lista 😉

            1. Mia cara, se non fosse che son refrattaria alle folle, ai miracoli e a tutto ciò che concerne le masse idolatranti ci verrei al rave che proponi; ma conosco altri treni da inseguire e che vanno in posti meno affollati e so di laghi isolati dalle acque tiepide dove arrivarci e farci il bagno è meglio di un miracolo! Abbi pazienza, ma son costretta a declinare; sarei quella nell’angolo che con la faccia smorta rovina la festa a tutti, credimi.

  1. Appena ho iniziato a leggere il tuo post (bellissimo come sempre), ho pensato a questa canzone http://m.youtube.com/watch?v=iGoe7J7YLIM

    “con bracciate più rabbiose
    il suo corpo trascinò
    e sfidò la nebbia densa
    che pian piano lo abbracciò
    le speranze mezze uccise dalla vita
    tra le onde abbandonò
    non ti amo più …
    non sono tua …
    che cosa vuoi …
    vattene via …
    si aggrappò sfinito al suo dolore
    ed il mare lo ingoiò …”

    1. Bello! Cioè, credo sia la prima volta, o una delle poche volte in cui qualcuno mi ha detto che un mio post gli ricorda una canzone! Mi fa piacere far pensare a qualche cosa di musicale. Non la conoscevo, giuro! Ed effettivamente, carissimo Pinocchio… effettivamente sì, stando alle parole ci sta, ci sta! 🙂

      1. Ok, vogliamo fare le sviolinate, ok, facciamole: a dire il vero i tuoi post mi fanno sempre pensare a qualcosa di musicale, non so spiegarlo, ma hai un modo di scrivere che….”mi ci perdo dentro” e riemergo sempre con la sensazione di essere stato in un mondo fantastico e affascinate.
        Ok, la chiudo qua, anche perchè tutti questi violini mi stanno assordando.

    1. …non sapevo fosse tenera… e adesso che lo so, un po’ mi imbarazza sto fatto… 😛 (ho letto l’ultimo tuo post, Massimo… e son rimasta in silenzio, perché non c’è niente che si possa dire! O forse ti posso solo dire di non smettere, scrivine ancora e ancora!!!)

  2. massì… come si fa a non essere malinconici a natale!!
    e poi, se devo essere onesta, tu hai quel tipo di malinconia delicata che non opprime come un patetico melodramma, tutt’altro! forse perché mi rispecchio molto in questo mood ma trovo le tue parole schiette, oneste e legittimamente sporcate dalla grazia e dalla malinconia.
    e mica una deve essere per forza la regina della festa!

  3. Direi che stasera è la serata giusta per il giro notturno in limo. Le pellicce sono state spruzzate di lustrini, i gatti hanno preteso le orecchie da renna (ma è l’unico riferimento al natale alle porte che permetterò), e la destinazione non c’è. Su. Faremo la punta alle montagne, misureremo la circonferenza alla luna e useremo la limo come uno slittino, lungo la via lattea. Raccoglieremo la schiuma e la useremo per fraternizzare con le nuvole. Sei libera?
    P.s. Ecco cosa intendevo, quando parlavo della tua scrittura riconoscibile. Questa.

      1. I felini si sono divertiti come matti, e pretendono il bis la notte di Natale. Ho detto loro che potremmo incappare sulla rotta di personaggi importanti, impegnati nello svolgimento della loro annuale attività, ma non sentono ragioni.

        1. ..se incontra babbo natale, visti i tempi duri e di prolungate restrizioni su tutti i fronti, il gatto come minimo gli chiede di prestargli la carta di credito… meglio evitare.

          1. la mia ha detto che vuole fare la renna e girare il mondo. Non so più come fare, le ho tolto il tablet e nascosto lo smartphone, ma è più smart di me e lo ritrova sempre.

            1. ..facciamo che tu mi passi la tua e io ti passo la mia… così la tua mi convince che per girare il mondo non servono soldi e la mia forse la smette di farmi sentire “non all’altezza”!

              1. un gemellaggio, tipo gatta alla pari. Potrebbe essere un’esperienza anche per loro. La mia ama i croccantini, i passatelli in brodo e le salviette struccanti. Non una dieta propriamente bilanciata, ma sai, i gggiovani…

                1. Hmmm… potrebbe funzionare… il mio ama tutto ciò che è posizionato in alto e può essere buttato di sotto… non importano le dimensioni dell’oggetto, l’importante è che la forza di gravità abbia modo di potersi esprimere in tutte le sue potenzialità. C’ha l’indole da fisico sperimentatore. Mangia crocchette e snobba le vongole, per dire….

                  1. La mia ama tutto ciò che è srotolabile, soprattutto se collegato a qualche spina. Ama infilarsi in contenitori inadatti alla sua stazza, anche a costo della vita. Alla vista di un volatile si trasforma in stalker ringhioso, guadagna terreno sui gomiti tipo marine in missione per conto di dio. Detesta i cattivi odori, soprattutto autoprodotti, onde per cui scava nella lettiera per ore, spesso alle quattro di mattina, nella vana speranza di eliminare afrori sgraditi. Mi scuso per l’argomento, ma andava detto.

                    1. Diciamole ste cose, diciamole! Pure il gatto, qui, c’ha sta tendenza a sciacquarsi più e più e più volte fra gli effluvi da sè medesimo prodotti nell’intimità della sua personalissima lettiera, ovviamente coperta, onde evitare che il risultato di cotanta alacre attività si sparpagli in ogni dove e ogni antro. Egli predilige contenitori rumorosi, quali possono essere le buste di carta e sì, ama infilarvisi fin dove può e potendo, ma non può, pure oltre. E rincorre palline di carta appositamente confezionate per il suo sollazzo felino, per poi raccoglierle e portarle ai piedi del mandante, che sarei io, me medesima; nemmeno avesse crisi d’identità che esulano dal felino, sconfinando nel canino. Sono aspetti interessanti e da approfondire, questi.

                    2. Mi piace, Stilesimia, mi piace questo nostro outing, questo denunciare le felide abitudini al mondo: hai visto mai che sia d’aiuto allo sprovveduto che ci legge e che vive una condizione di servilismo, completamente dominato da qualche pucciosità invasiva e pelosa!
                      Suggerisco di andare oltre il pelo per scoprire la gattesca saggezza di chi sa perché è.
                      P.s.: questo riportarti canidamente gli oggetti rotolanti è interessante e inusuale. Quasi inquietante, oserei dire. Ma la mia gatta, che ormai è in confidenza con il tuo, dice che è un tipo a posto.

  4. chissà se sia possibile, talvolta, immergersi nell’acqua e sentirsi, solamente, asciutti.
    senza il rumore delle còse che scivolano addosso, e lasciano umidità e polvere.
    solo asciutti, in silenzio, immersi in acqua.

    1. Nicola, perdonami se son sincera, ma il finale del post parla di uno che si butta a mare piangendo e non ci sta la speranza, dentro… non ci sta proprio, che la speranza è roba dannosa che svia gli illusi; quello ha capito che c’è poco da stare allegri, ecco tutto. Al massimo quello si può godere una nuotata e se gli va bene uscir dall’acqua un po’ più sereno… sempre che riesca ad uscire dall’acqua, che non si sa mai… E abbi pazienza, ma a me del natale non me ne frega una benemerita e mi annoia proprio tantissimo, come poche altre feste e guarda caso tutte comandate; e se gli auguri portano bene, ok: allora in culo alla balena!! E auguri anche a te.

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