Roberto

PROLOGO

Roberto è un bambino perennemente in conflitto. Vive con il terrore di perdere tutto e allora combatte una guerra senza armi e ad ogni battaglia collassa. Questa è una storia fatta di tasti neri e bianchi, di saliscendi e di note aspre e non c’è vinto, non c’è vincitore, in questa storia; c’è un bambino che si aggrappa al secolo dei diritti e si rende conto che è un tempo scivoloso e viscido, che è impossibile non dire addio al passato.

La Libertà, dice, è un diritto sociale, politico e personale. Ed il potere incombe con le fauci spalancate e minaccia con la lingua a penzoloni, famelico e bavoso, pronto a sbafarsi tutto; mostro del possesso, detentore dei saperi e della tecnica, egli stesso vittima che si sbudella da sè, divorandosi a piene mani le viscere.

E Roberto è un Bambino solo, non ha controllo e viene controllato, dalla nascita alla morte, impotente.

Non c’è ritorno, non c’è modo di riprendere in mano ciò che corre più veloce di chi lo ha creato; non c’è modo. Si ascolta il mondo, ovunque. Il mondo ascolta se stesso, irrisestibilmente, irreversibilmente, a velocità inumane e non riesce più a comprendersi, perché la velocità calpesta la ragione e con essa la coscienza morale degli uomini e non li lascia più respirare.

EPILOGO

La ragione rende l’uomo civile, dice; l’irragionevolezza conosce terra fertile nel nulla del non pensiero e Roberto è un bambino solo, nessuno gli insegna a ragionare, nessuno gli insegna da dove viene, non c’è più coscienza e Roberto non è più un bambino, e non sarà mai un uomo.

 

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Roberto

36 pensieri su “Roberto

        1. Un bel po’… e preoccupante, se la si vuol guardare davvero per quella che è, ovvero una delle condizioni più diffuse fra quelli che dovrebbero essere gli uomini di domani.

    1. Credo sinceramente che ai Roberti il mondo così come gli viene proposto risulti decisamente indigesto… e a parer mio, il più delle volte, non so davvero come dar loro torto. Non lo so fare…

  1. Magari non c’entra niente però a me è venuto in mente questo che ho letto l’altro giorno sul web…

    “Per alcuni aspetti, ma non per gli stessi motivi, i ragazzi Asperger hanno comportamenti simili a quelli dei cani “indipendenti”.
    Sono animali sociali che però hanno standard selettivi molto alti e preferiscono gestirsi autonomamente piuttosto che scendere a compromessi e adattarsi a un’interazione della quale non sentono il bisogno, come invece accade per altri tipi di cani.
    Allo stesso modo i ragazzi Aspie possono preferire isolarsi piuttosto che subire continuamente frustrazioni sociali. Solo che mentre nel cane indipendente questo è gratificante, per le persone è quasi sempre frustrante. (L. Di Biagio).

    Roberto mi ha fatto venire in mente questi ragazzi proprio nel punto in cui tu scrivi “di c’è un bambino che si aggrappa al secolo dei diritti e si rende conto che è un tempo scivoloso e viscido, che è impossibile non dire addio al passato”.

    1. Roberto potrebbe essere anche questo, sì… si rende conto del mondo, del contesto ed il contesto non gli piace e allora si trova un mondo che ha a che fare con il contesto il meno possibile. Il punto è: perché? Perché è necessario vivere in quel modo “frustrante”? Il perché sta nel mondo che chiede troppi compromessi, forse. Non dovrebbe essere così.

  2. Roberto non avrà mai un futuro finché chi vi è attorno non capirà che anche i Roberto hanno diritto di vivere!!!
    Mi ha intristita questa tua storia, ma non si può sempre scrivere o leggere di felicità, quando non c’è…
    Ciao, Pat

    1. La felicità non credo esista, Pat. Se esistesse tutti ne parlerebbero e la cercherebbero molto meno. C’è la Bellezza, che a volte forse è anche quello che in tanti ci ostiniamo a definire felicità… e può bastare. I Roberto hanno diritto di esserci così come tutti hanno diritto di essere. E avrebbe diritto di sentirsi parte di qualcosa, anziché esser costretto a tirarsene continuamente fuori pur di poter vivere sereno. C’è molto di malato in quelli che non sono come Roberto, altrimenti i Roberto non avrebbero modo di esserci.

      1. La felicità esiste ma è effimera, sparisce molto velocemente, dura attimi, ma in qualche maniera esiste, poi ovviamente ognuno definisce felicità ciò che ritiene tale, non è sicuramente uguale per tutti. Però hai ragione i Roberto hanno diritto di esserci, come lo hanno tutti questo diritto, ma purtroppo c’è anche chi vuole a tutti i costi negare questo diritto e così ecco che ci sono i Roberto…

        1. Il punto è, Pat, che se tutti bambini sono dei Roberto, allora non ci saranno più uomini, capisci? E ciò che si alleva oggi sono moltitudini di Roberto. Figli di una tecnica che non ha più nulla di umano. Figli dell’alienazione e della solitudine, dell’impossibilità di specchiarsi, di riconoscersi, di guardarsi dentro. Figli del preconfezionato, del futile, del nulla omologato, del comodo e subito pronto. Questo sta crescendo, capisci? E in tutto questo io non ci vedo un mondo fatto di uomini, ma solo di esseri vuoti, piccoli, mai veramente maturi, perché irragionevoli ed incoscienti, come dei bambini che non sanno distinguere, che non sanno pensare. Che lo si voglia vedere o no, è così.Il mondo è pieno di quarantenni che hanno queste caratteristiche. Ed è un mondo decisamente criticabile, perlomeno.

            1. Mia cara Pat, chi mi conosce un po’ sa che non amo la parola “speranza”, perché va troppo spesso a braccetto con la parola “illusione”… però se sperare significa impegno concreto, allora un po’ ci credo anch’io.

  3. Sai quando guardo una persona diversa mi chiedo sempre come sarebbe il nostro vivere con tanti uguali normali esseri apparentemente umani…ecco si lo penso davvero.e poi vorrei vedere con i loro occhi pensare o solo sentire come loro sentono correndo il rischio del non ritorno.poi ho paura di non riuscire più a sentire mia figlia di perde la e mi ritraggo dal mio volere.lo so e’ psicotico.

  4. La libertà è quando impari a ragionare da solo, senza bisogno che qualcuno te lo insegni. La libertà è quando la tua vista ti permette di misurare la lunghezza delle tue catene. La libertà è riuscire ad allentare un anello della catena, poi un altro. Uno alla volta. Liberi senza essere liberi. Ma questo è un bakapensiero. Il tuo racconto dice tanto. Si apre a mille riflessioni.

      1. E gli stileracconti sono stileinteressanti! Per me si conquistano piccoli pezzi di libertà imparando a pensare i pensieri, senza lasciarsi pensare dai condizionamenti indotti. Si arriva dove si può, o non si arriva da nessuna parte. Ognuno opera la propria scelta, anche non scegliendo.

          1. Appunto! Si sceglie anche quando non si pensa, o meglio, quando si pensa per convenzioni, e non in base all’elaborazione personale. Si sceglie di farsi guidare da altri, delegando responsabilità, e lucidando ogni mattina le proprie catene.

            1. Ma quello non è pensare; quello è lasciare che i neuroni girino sempre nello stesso senso e sempre sullo stesso percorso. Pensare è un’altra cosa; richiede fatica, perché bisogna dare una direzione ai neuroni e poi bisogna accompagnarli lungo il percorso, evitando che si perdano, che prendano per la tangente, che sviino in sensi non logici, assurdi… oppure seguirli mentre lo fanno e vedere che succede… ma questo non ha niente a che vedere con quello di cui parli tu. Quello di cui parli tu è detto anche rincoglionirsi… ma non è pensare, mi sa. E chi è rincoglionito non so quanta capacità di scelta abbia… non credo molta. E’ andato, bruciato, finito… puff! Morto!

  5. un bambino solo e senza certezze molto probabilmente è figlio di Roberti mai cresciuti. il vuoto in cui si cresce svuota la vita di tutto. c’è un modo per interrompere questa spirale perversa, dandosi una botta di coraggio prendendo per mano Roberto, tutti i Roberti, anche il Roberto che siamo stati.

    1. Sarebbe bello, se bastasse. Ma i Roberti che nasceranno non hanno nessuno che li prenderà per mano, perché i Roberti di adesso che sono padri e madri, non sono mai cresciuti. E mi sa che non sarà tanto facile “rimettere le cose a posto”: Una soluzione? Io non so… non la vedo.

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