Nee (3)

L’aria si riempì di polvere d’oro e l’acqua dolce e limpida di un ruscello scorreva gorgogliando e ninnandole il pensiero. Maya si svegliò in riva al piccolo lago e gli occhi si posarono languidi e assonnati sulle orchidee giganti che fiorivano ovunque. Altri fiori di un rosso vivo e aranciato, screziati di giallo le sorrisero tutt’attorno ed i profumi dolci e leggeri si confondevano per regalarle un sapore di  buono che le arrivava da dietro il palato.

Si sentiva bene come non le era mai successo prima. Cercò di ricordare che cosa era accaduto, di capire che cos’era quel luogo meraviglioso nel quale si trovava, ma i sensi erano rapiti da sensazioni talmente piacevoli da non permetterle di pensare ad altro. Si guardò attorno e si rese conto di essere sola e immersa in uno spazio meraviglioso, così colmo di bellezza come non ne aveva mai visti e nemmeno immaginati. Tutt’attorno vi erano animali dagli occhi dolci e miti e nel cielo limpido volavano uccelli con piume colorate e di immensa bellezza. Il ronzio degli insetti si mescolava con il rumore dell’acqua e libellule smeraldine e farfalle magnifiche si posavano e volavano allegre ovunque. Tutti i suoi sensi le rimandavano una condizione di piacere totale, tanto che le venne voglia di starsene lì immobile e in attesa, per goderne il più a lungo possibile, forse per sempre.

Il pensiero sembrava sfuggirle, non riusciva a concentrarsi, non sapeva focalizzare il ricordo, non poteva ritrovare la coscienza necessaria per rispondere a quella domanda che da qualche parte cercava di farsi spazio nel suo cervello. C’era qualche cosa di importante che doveva ricordare assolutamente… c’era qualcosa di più importante delle sensazioni meravigliose che stava provando e doveva… doveva riuscire a ricordarsi di che cosa si trattava. Gli occhi le si chiusero per un breve istante mentre la sua mente in uno sforzo estremo le rimandò l’immagine di uno sguardo; all’improvviso un nome le affiorò alle labbra e lo pronunciò in un soffio lieve, appena percettibile, come se quello fosse l’ultimo respiro di un animale minuto e debolissimo: “Dodo…”.

E fu il buio più totale, improvviso, spietato e colmo di un vuoto freddo. Maya si sentì sprofondare nel nulla mentre tutta la bellezza che l’aveva circondata fino a pochi secondi prima svanì in un soffio, lasciandola dolorante, angosciata, spaurita in un luogo senza luce. Cadde e sentì freddo e la testa cominciò a dolerle. Gli occhi le si riempirono di lacrime e mentre un dolore sordo le risaliva dallo stomaco costringendola a ripiegarsi su se stessa, un urlo straziante e bestiale le risalì dalla gola. Urlò il nome di lui.

Fu la consapevolezza netta, improvvisa e sferzante come un taglio di lama, impietosa: Dodo era morto in quell’incendio in mezzo al bosco. Il suo amico non c’era più, la sua spalla, la fonte dei suoi pensieri migliori, dei ricordi più amabili, la sua sicurezza di sempre, il riferimento di una vita, ora… non esisteva più… le affiorò l’immagine di lui avvolto dalle fiamme, il dolore fisico che doveva aver provato prima di morire, la sua agonia… e l’urlo anzichè spegnersi le si prolungò incredibilmente in gola, come se i suoi polmoni avessero incamerato una quantità inumana di aria per restituirla con un gemito roco e colmo di disperazione; un’onda lenta e infinita di dolore che le saliva dal centro, dai polmoni, dal profondo del suo essere disperato.

Il fiato le mancò e Maya desiderò che il suo corpo smettesse di respirare, che la lasciasse così, svuotata, perché tutto quel dolore insopportabile smettesse. E invece con un sussulto il suo corpo l’obbligò a riempirsi di nuovo i polmoni e la spinse a sentire ancora più forte quella lama tagliente che le si era infilata nello stomaco, rigirandosi nelle viscere, senza tregua. Durò per un tempo infinito e lei capì che non avrebbe smesso mai, mai più.

Il corpo di Maya si eclissò, ma non le fece il regalo di renderla inconsciente e la lasciò immersa in quel lago oscuro e pregno di sentimenti spezzati, confinata in un mondo buio e freddo.

Un mano gentile le carezzò i capelli, delle braccia amiche l’autarono a rialzarsi e la condussero via, ma lei non se ne avvide, non sentiva null’altro che freddo, e morte, come quando ci si addormenta e si finisce nell’incubo peggiore.  

Annunci
Nee (3)

27 pensieri su “Nee (3)

  1. Entra nella pelle il dolore che avvolge questo racconto e fa immedesimare nella perdita di una persona cara, una perdita che non trova e non troverà mai una consolazione!!!
    Letto con attenzione, mi è stato impossibile staccarmi anche solo per un attimo dalle parole.
    Complimenti, bello nella sua forte tristezza!!
    Serena notte, Patrizia

  2. L’incubo più angosciante, quello che vivi anche ad occhi aperti.
    Hai descritto, secondo me, la reazione più umana: quel rendersi conto all’improvviso. La realizzazione brutale della perdita.
    La mia parte neko dedica una partita di fusa solo per te. Il mio neko gatto, quello in carne e ossa e pelo, alza la coda, si inarca e viene a darti le testate nella gamba.

    1. Accolgo le fusa della parte neko con immensissimo affetto e gratitudine… e altrettanto faccio con le testate del gatto neko nella gamba… lo so, son melensa, ma qui piove, l’aria rinfresca ed il gatto sta fuori chissà dove a fare chissà cosa. E spero che smetta perché possa tornare presto.

      1. Qui girano pale di ventilatori, e il mio neko si stravacca a zampe all’aria dove c’è corrente e si fa sollevar dal venticello la pelliccia della panza

                1. …sì, è un momento da sdivanata che si fa di pasti freddi, quasi surgelati, spesso davvero surgelati, ma passerà, forse… un giorno, quando finisco di sistemare… se finisco, un po’ alla volta.

    1. Più che altro io direi che da soli ce la si fa anche, volendo, ma una mano d’aiuto non guasta mai…. il punto è che avere una mano d’aiuto equivale ad avere un gran culo (e non intendo in senso fisico… mi si passi il francesismo) e quello mica è roba per tutti (nemmeno in senso fisico). E a chi non ce l’ha, una mano d’aiuto, tocca arrangiarsi… questo è. Ed il resto è utopia, spesso perbenismo, spesso buonismo effimero. Le mani d’aiuto richiedono un impegno che pochi son disposti a mettere in gioco. Questo a scanso di ipocrisie, ecco.

  3. stile, ho pensato a come quando non ci si addormenta, e si finisce nel futuro peggiore.

    sono tornata a rileggerlo. ci sono dei particolari che mi erano sfuggiti.

    1. …spero tu sia un uomo paziente, Aitan. 🙂 Sto in quella dimensione che la Chiesa Cattolica ha abolito, mi sa. Credo si chiami “limbo”. Vado sempre dove non va più nessuno.

  4. Da brivido questo racconto. Immaginare qualcuno che muoia bruciato mi dà sempre molta angoscia, deve essere terribile sia per chi fa una tale fine che per chi magari assista a ciò. Complimenti. Isabella

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...