Cadono broccoli

Cadevano broccoli, quel giorno, così come cadevano broccoli tutti i giorni dell’anno, da tantissimi anni. Le strade erano inondate da broccoli e da esperienze umane, alcune ignare, alcune meno ignare, ma comunque ignare, alcune totalmente iconsapevoli e tutte camminavano su ciuffetti di verzure, alcune fresche, altre, sotto, costituenti il sottosuolo, lo strato da dove le esperienze venivano, completamente sfatto e putrescente.

Le esperienze umane camminavano sulla putredine dei broccoli caduti dal cielo così come fanno le formiche quando procedono senza sosta, arrancando e trascinandosi le mosche morte verso il formicaio.

Però le esperienze umane non andavano verso il formicaio; in realtà nessuna di loro sapeva bene dove stava andando. Si muovevano e questo è tutto.

E manco a dirlo, nessuna di quelle esperienze si ricordava come si faceva ad evitare i broccoli che cadevano come proiettili dal cielo, stordendole e limitandone la memoria; nessuna sapeva e nessuna si ricordava. Subivano la caduta dei broccoli e questo è tutto.

O il paese cambia o sarà il fanalino di coda del mondo, si sentiva dire dal grande amplificatore che sovrastava la caduta dei broccoli. Il nostro paese è più grande delle minacce, anche se il rischio c’è, tuonava imponente la voce baritonale. E credo che alzare i muri significhi non essere cittadinicrrriiifiiii. Fischio, gracidìo. Chiuso.

La voce smise di parlare e venne giù una scarica di broccoli ancor più intensa del solito; accadeva sempre quando la voce finiva di parlare.

E le esperienze mormorarono, alcune sommessamente, altre con voce più ferma: e a noi che ci frega di essere cittadini??! Che non lo sappiamo nemmeno cos’è un cittadino, noi!

Noi siamo vicine al suolo melmoso e putrefatto, ma morbido ed accogliente e ci camminiamo sicure, seppur fra le verzure che rivoltano lo stomaco dal gran puzzare, è vero, ma noi il puzzo nemmeno lo sentiamo più, noi ci siamo abituate e un po’ ci piace pure, di puzzare.

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Volò un’ape sopra le esperienze, fece diverse evoluzioni acrobatiche disegnando degli otto perfetti, andando, tornando ad onda mentre il cielo azzurro sullo sfondo si confondeva fra gli effluvi di putrefazione da broccolo… e poi l’ape si fermò su di un ciuffo di broccolo, lì sotto, nella melma, per terra.

Una coscienza un po’ grassa e stanca si fermò per riposare e chiese all’ape: da dove vieni? Dall’altro paese, rispose l’ape. Ah, disse l’esperienza perplessa, non sapevo esistesse un altro paese.

E poi l’esperienza grassa chiese ancora all’ape: com’è l’altro paese? E l’ape disse che l’altro paese era come quello, solo che non cadevano broccoli, ma fagioli. L’ape disse che i fagioli quando imputridiscono puzzano meno dei broccoli, però puzzano lo stesso.

E chi ci abita in quell’altro paese dove cadono fagioli? Chiese l’esperienza grassa e curiosa. E l’ape rispose che anche lì ci abitavano tante esperienze umane e che però parlavano una lingua diversa, ma camminavano in mezzo al puzzo di fagioli marci senza nemmeno sentirlo, proprio come le esperienze di qui camminano fra il puzzo dei broccoli senza nemmeno sentirlo.

Poi l’ape fece per volare via, ma l’esperienza curiosa e grassa la chiamò e disse: aspetta, ape! Tu lo sai se esiste un paese dove non c’è tanta puzza? Non lo so, rispose l’ape; se un paese che non puzza esiste, io non lo conosco. Tutte le esperienze di tutti i paesi dove abitano le esperienze umane puzzano di qualcosa; sono diverse e si tirano addosso il puzzo che è loro proprio, perché ogni paese ha la sua verdura che cade dal cielo e che poi imputridisce in mezzo alle esperienze.

Detto questo, l’ape volò via, in alto, cercando aria più sana, zigzagando fra un broccolo e l’altro.

Allora l’esperienza grassa e curiosa guardò per terra e si vide i piedi immersi nel putridume e si sentì i funghi e l’odore dei suoi piedi arrivarle direttamente nelle narici e per un momento ebbe un giramento di testa seguito da un conato di vomito.

Fu un attimo breve, una specie di sospiro fetido che pareve venirle da chissà dove, da lontano.

Poi l’esperienza grassa e curiosa guardò verso il cielo, si parò gli occhi con una mano per evitare che vi finisse qualche broccolo e in un lampo di consapevolezza si chiese: chissà da dove vengono tutti questi broccoli che ci obbligano tutte a vivere nel putridume?!

Allora, proprio in quel momento la voce si rifece sentire, un po’ più chiara e un po’ più acuta di prima: Lo spirito soffia dove vuole, ascolti la sua voce, non sai da dove viene, né verso dove va…. sai ascoltare la voce? Non tirare su muri, non cadere nella paura, noncrrrfffgzzz… Interferenza, gracidìo, scarica di broccoli. Fine.

E l’esperienza curiosa e grassa si distrasse coprendosi la testa con le mani giusto il tempo necessario per smettere di essere curiosa, guardò a terra, annusò il puzzo e non sentì nulla, e tornò a camminare, in silenzio, con tutte le altre esperienze umane che le brulicavano attorno.

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Cadono broccoli

20 pensieri su “Cadono broccoli

  1. Credo che debba essere pubblicato in prima pagina da qualche giornale, tipo Corriere..bellissima metafora della condizione umana , scritta con eleganza e stile…

    1. Egle, ti ringrazio, ma è già tanto se una ròba così la pubblicano su Lancio Story, fra una serie di fumetti e l’altra… cosa di cui sarei più che orgogliosa e soddisfatta, confesso. Io amo i fumetti..

      1. Ma nemmeno per sogno…nemmeno bonariamente!
        Davvero uno scritto che da un’ immagine reale della condizione in cui viviamo tutti…
        In diverse latitudini…

        ….non fare la modesta!

        1. Ok, Trame, allora diciamo che, sì, è vero, son contenta e grazie. Ho solo voluto che rincarassi la dose, perché io sono ipocrita e mi piacciono i complimenti. 🙂

            1. Lo so e ti ringrazio. Il problema è mio, solo mio. MI fanno bene i complimenti, solo non li so gestire tanto bene,ecco. A volte, in certi frangenti mi scompensano un po’ , ma in senso buono. 🙂

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