Di quella sera che giocai ad occhi chiusi

Stavamo al tavolo, io Mademoiselle e Butterfly. Si giocava a ripulirci a vicenda e quella volta la buona sorte toccava a me; la fortuna mi si era seduta in grembo e le passavo le dita frai capelli da un bel po’ di mani, tanto che la cosa si fece un po’ noiosa. Allora, per ravvivare un po’ l’ambiente, proposi alle mie compagne di giocare ad occhi chiusi; cioè: io avrei giocato a occhi chiusi, senza guardare le mie carte. Loro due non si stavano annoiando per niente, visto che avevano perso quasi tutto e non so perché, ma acconsentirono alla mia proposta di buon grado. Si diedero le carte e io chiusi gli occhi, puntai metà della somma che avevo vinto; un bel gruzzolo. Mademoiselle passò, Butterfly volle rilanciare e vedere e trackkete: girai le carte sul tavolo! Full d’assi! Che io non vidi subito, perché avevo gli occhi chiusi, ma che stavano lì in bella vista sotto gli occhi delle mie compagne. La dea sorrise maliziosa arrotolandosi una ciocca di capelli sul dito indice e intanto mi passò un braccio sulle spalle sussurrandomi all’orecchio che si stava facendo tardi. Io la guardai, feci un cenno d’assenso e le dissi che ce ne potevamo andare anche subito, se a lei piaceva l’idea. Lei annuì e uscì precedendomi e guardandomi da sopra una spalla, poi mi fece l’occhiolino e con un cenno della testa mi invitò a seguirla. NOn me lo feci ripetere due volte, ma persi alcuni secondi per arraffare la somma vinta e per salutare con un inchino le compagne. Poi mi affrettai a seguire la dea. Quando fui in strada però non c’era traccia di lei; sparita nella nebbia della notte. Poco male, mi dissi, tanto valeva che me ne tornassi a casa. Alzai il bavero del cappotto per proteggermi dal freddo e misi una mano sull’involucro di danaro infilato nella tasca interna, incamminandomi lentamente verso l’albergo dove alloggiavo. Quando giunsi all’incrocio di Via Gelmini sentii un sibilo nell’aria e subito dopo un oggetto di dimensioni enormi  cadde dal cielo buio e squarciò il selciato del marciapidi sul quale stavo camminando, provocando un rumore assordante e gettandomi a terra. L’impatto mi aveva tramortito, ma dopo pochi minuti tornai in me. La notte era silenziosa e nessuno parve essersi accorto di quanto era accaduto. la cosa mi sembrò davvero strana: in giro non si vedeva anima viva e non si sentiva alcun rumore; la città sembrava morta. Quando la polvere grigia e pesante si diradò un po’ mi resi lentamente conto che un oggetto dalle dimensioni considerevoli era caduto dal cielo, si era sfracellato a terra e aveva praticato una vera e propria voragine nel selciato della strada, rovinando in parte sull’angolo di un edificio. Riuscii ad alzarmi in piedi e mi diressi sull’orlo di quella voragine e ci guardai dentro; sarebbe bastato che io mi trovassi pochi metri più innanzi e quella strana cosa mi avrebbe investito in pieno. Mentre stavo facendo quel ragionamento, lei mi si avvicinò da dietro e mi mise una mano sulla spalla, annuendo preoccupata. La dea mi era rimasta vicina, seppur io non l’avevo vista. “Ma cos’è stato?” le chiesi. “Nulla di importante…” rispose con un’aria di sufficienza. E poi aggiunse “Credo si tratti di un meteorite; uno di quelli piccoli. Forse ha scavato un tunnel e ci costruiranno dei laboratori, lì dentro. Forse… non so… ” E mi sorrise, facendomi cenno di seguirla… e anche questa volta non me lo feci ripetere due volte; la presi sotto braccio e lei mi accompagnò fino alla mia stanza d’albergo.

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Di quella sera che giocai ad occhi chiusi

32 pensieri su “Di quella sera che giocai ad occhi chiusi

  1. Bello! Mentre lo leggeVo ha messo a nudo il mio amore per l’azzardo, la mia invidia, il mio moralismo… che me l’ero vista già bell’e morta o rapinata, la nostra fortunata 🙂

    1. Non potevo farla morire, Tommaso; è una cosa scritta per convincermi che prima o poi la dea si fa vedere e quando accade non abbandona il prescelto, perlomeno non subito. Anche se in cuor mio trovo un po’ banale il racconto per come si è svolto… banale, ma rassicurante, ecco.

        1. Beh… io sono quella che ha scritto il pezzo. 🙂 Posso dirlo. E’ da un po’ che osservo i lupi, che li studio e anche se anche questo può sembrare banale, mi vien da dire “viva il lupo!”. E grazie per l’augurio.

        1. Mi sono limitata ad immedesimarmi nel personaggio, Tommaso; è un giocatore incallito che ama il buon gin e non trova stimoli sufficienti per farsi un’esistenza che esuli dal suo vizio primario, ovvero il gioco. E’ normale che abbia un rapporto piuttosto intimo con la dea bendata. 🙂
          Forse hai ragione tu; la parola banale non rende quel che intendevo dire. Tu che proponi?

  2. Penso che davvero se chiudessimo gli occhi , e mettessimo un “fermo” alla volontà , almeno a quella che i desideri non possono tacere, forse il mondo potrebbe anche andare meglio.
    E che l’uomo , spesso , quando si muove fa danni .
    E che la fortuna c’è.
    non è il caos.
    neanche il caso.
    Obbedisce , come la natura , a delle regole che noi non conosciamo e quindi non rispettiamo.
    Un film non avrebbe potuto finire così, In verità neanche un racconto di quelli che siamo abituati a leggere.
    In effetti , non sono riuscita a pensare : ” E dopo?”
    E dopo nulla .
    va bene così.

    1. Egle, un film non avrebbe successo se finisse così, perché mancano i colpi di scena, le difficoltà insormontabili, le sofferenze del protagonista; la soddisfazione del lieto fine non può esservi se non c’è sofferenza e superamento delle difficoltà, così come non può esserci la curiosità di conoscere il seguito quando le vicende in sè appaiono piatte e rassicuranti. Questo potrebbe essere un pezzo intermedio fra una catastrofe biblica e un evento scatenanate assurdo, ma messo così, è come bere un bicchier d’acqua senza tempertura. E’ che a volte serve la calma piatta per riprendersi dalle tempeste. E’ terapeutico. Specie quando la vita sembra non dare tregua… allora la tregua si può inventarsela. 🙂

        1. Uèèèèllllah!!! Rodixidor, tu non sai che piacere mi fa il tuo bellllissimo complimento or, ora! E’ così rotondo che mi vien voglia di entrarci dentro e farmici un abbraccio tutt’attorno. Ne avevo proprio bisogno!! Perché di momento particolarmente cupo trattasi, questo, Rodixidor! Grazie! E ti ho già detto che mi ha fatto molto piacere il tuo complimento? Sì, beh, fa niente… te lo ripeto. 🙂

  3. Enzo ha detto:

    La storia è originale e ben scritta, vale soprattutto per la metafora perchè così ognuno di noi ci vede una parte della sua vita. Io credo che le dee siano capricciose e difficilmente si innamorino del loro protetto, la mia mi ha lasciato da un po’.

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