All’alba dei nuovi giorni…

All’alba dei nuovi giorni mi parte la contemplazione… quasi mistica… ho detto quasi. Nel triangolo fra sole che sorge, orizzonte che si alza e fondovalle oscuro, ci trovo la migratoria dei sentimenti; si vanno a nascondere, perché quelli escono e si sentono sicuri solo di notte. Fanno bene; non c’è certezza nelle manifestazioni troppo limpide, dove tutto è accecato da ciò che si crede di poter vedere e le ombre non hanno modo di aggrapparsi alle cose.

La notte invece lascia spazio all’invisibile, che è molto. A dirla tutta, l’invisibile potrebbe essere tutto, meno quel poco che la luce permette di vedere. Che poi non tutto quel che si vede, necessariamente esiste, come non tutto quel che non si vede, non esiste. Ed è più facile vedere tutto di notte, proprio perché ci vedo poco, di notte. Però sento, annuso, intuisco… ecco sì, intuisco. La notte sviluppa l’intuito, l’olfatto, l’udito…. per questo l’eterna notte non mi spaventa, anzi!

A me piacciono le civette nane, fra le altre… perché poi ci sono anche quelle capogrosso, quelle delle nevi… i gufi… i gufi sono speciali. Anche le civette lo sono. Mangiano i ghiri, ma mica solo i ghiri! A me non piacciono i ghiri, voglio dire che non li trovo di mio gradimento, come pasto… però li trovo di buona compagnia nei boschi. Loro amano l’autunno, ne son certa. Son sonnacchiosi d’indole mica per niente! Come me… anch’io amo l’autunno.

Penso che quando arriverà l’ultimo autunno mi piacerà la luce che mi regalerà, mi piacerà sempre, fino alla fine. E come ogni autunno, lo ringrazierò.

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All’alba dei nuovi giorni…