Soliloquio per dirimere pretese estreme

La mia specialità è il tuffo a pesce rosso; mi viene bene e mi stampo i tatuaggi d’argento sulle squame perchè il riverbero stordisca le nebbie e le confonda con se stesse; poi lascio scorrere il guizzo a raso d’acqua perchè risulti più coreografico.
Stende le pinne ad ala, dice, e si pavoneggia come un pesce palla; io invece muovo le onde e lascio che siano loro a condurmi; sto lineare, come una riga bianca di filo infinito, certamente comica e delimitante, nella mia saccenza da bolla a piombo, o in risalita.
Sacrifico volentieri le certezze altrui sugli altari delle mie supponenze e in tal modo non capisco mai se l’errore mio più grande è quello di non sapermi biasimare a sufficienza, specie quando mi rendo conto della mia balordaggine cosmica.
Me l’appiccico con base a feltro qui sul torace, la liscio e la stiro con il palmo delle mani, compiacendomi dell’ampiezza polmonare che riesco a raggiungere. Potrei stare mesi in apnea, che nemmeno un guru rasta.
Spengo la lampada di sale, che ho gli ioni che mi girano anche da soli, smetto lo zen e sputacchio un po’ di spread, così, giusto per tenermi al passo con ciò che meno mi interessa.
Mi so fare coscienziosa se mi pare e addirittura mi so applicare con dovizia e dedizione; solo poi cado nella placida contemplazione delle mutande sbagliate e mi sorprendo a criticarne l’elastico lasso.
Strappo smorfie stirate e chiudo il chiavistello delle trappole perpetrate, dei diari scippati e delle fiducie mal sortite e malamente troncate, di netto, con margini coesi e taglienti, come i fili di carta.
Vedo… hmmm, no, lascio.
Ma quanto mi fanno ridere i gendarmi della buona creanza!

Soliloquio per dirimere pretese estreme

Penelope io mica l’ho mai capita, ecco.

Penelope se ne stava lì a tessere e disfare e aspettava; aspettava lui. Aspettava che tornasse e invece arrivò un altro, uno con il suo stesso nome, con la sua faccia vecchia, con il suo titolo di re e la spada per farsi rispettare; ma non era l’uomo che lei aspettava, l’uomo che aveva salutato tanti anni prima, no, era un altro. E mi chiedo: ma allora, che ha aspettato a fare Penelope? Lei, che invece aveva passato la vita, giorno dopo giorno, notte dopo notte, lì, a rimanere sempre la stessa, mentre lui era passato attraverso la Vita e attraverso la Morte, e aveva vissuto, ed era diventato un altro.

Penelope io mica l’ho mai capita, ecco.