Artigianatod’interni

Avrei preso ago e filo e mi sarei messa a cucire l’anima seguendo un modello ritagliato sulla forma di certi tronchi d’albero, di quelli che s’intrecciano eterni l’uno all’altro, per scorrersi da vicino la linfa e per farsi compagnia anche dentro alle tempeste più violente. Avrei seguito il disegno dell’arco del sole, come esempio di perfezione.
Mi sarei messa quel ditale d’oro di cui si narra nelle fiabe, provandolo sulla punta di tutte le emozioni, prima, e avrei cominciato a cantare, intrecciando il filo melodico in silenzio, come fanno i ragni al crepuscolo, quando imbandiscono le loro tovaglie traforate e poi quelle, al mattino, riluciono sotto i raggi del sole cariche di gemme di rugiada.
Mi sarei seduta da qualche parte in riva al mare nella notte, chiacchierando con gli dei dell’acqua, perchè il tessuto fosse leggero come le schiume, per vestirlo come si veste l’aria di luce e Luna, liscia, quando il riverbero è di preziosa perla.
Mi sarei cucita tutto da sola, punto dopo punto, modellando gli orli come le frange di certi petali viola, quelli che tremano anche quando l’aria è ferma e sono vivi di colore anche quando appassiscono un po’.
Mi sarei piegata i lembi di uno strascico troppo lungo, ma non li avrei tagliati, solo raccolti sulle braccia, a farne una stola, o una grande sciarpa, che mi sarebbe servita per avvolgermi il cuore, quando avrebbe fatto molto freddo.
E avrei cucito dei coralli lungo i fianchi e vicino al cuore, perchè avesse il senso delle onde lente o impetuose e perchè le sapesse assecondare, e non mi facesse  tremare e piegare per quelle cose del Mondo che sono sempre troppo grandi e troppo forti.

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Artigianatod’interni

Senonsaiquantevoltenonlosonemmenoio

Senti un po’, lo sai tu quante volte mi son ritrovata a dormire sotto gli alberi,io? Tu lo sai quanti respiri ho trattenuto ascoltando il battito di un’ala o il rompersi di un ramo o il fruscìo fra le foglie? Lo sai quante volte ho guardato il cielo e ho provato a capire il volo del gheppio mentre attacca l’astore? Lo sai quante volte ho fissato la corteccia di un albero caduto, in parte decomposto, per capirne la specie dal colore delle fibre sfatte? Lo sai quante volte ho pensato che il microcosmo è la meraviglia che mi fa godere del macrocosmo, guardando il muoversi lento ed alternato delle antenne di un cerambicide? Lo sai quante volte, pensando a tutto questo, vivendo tutto questo avrei voluto che tu lo sentissi un po’ come lo sento io, che tu lo vivessi un po’ come lo vivo io? Nello stesso momento, magari, per amarlo insieme? E lo sai quanta paura ho avuto quando ero sul punto di raccontarti tutto, di dirti come il Mondo mi torna dentro, della sua spirale che mi assorbe, di come mi porta via lontano ogni volta che mi lascio raggiungere? Le sai queste cose? Lo sai quante volte? No? Nemmeno io.

Senonsaiquantevoltenonlosonemmenoio

AlmiocarissimoAmorecheamopurnonessendoinnamorata

Mi invento una lettera d’Amore, perchè Massimo Botturi mi disse che se non si è innamorati si può comunque essere innamorati dell’Amore. E allora io scrivo al mio amore… per l’Amore.

Fa così:

Mio carissimo Amore,

lo so, non mi conosci, ma non fa niente, io mi sto per presentare: sono Io, Stileminimo, mi vedi? Hai presente? Son quella che non sa dire niente, ma proprio niente quando osserva il Mondo con gli occhi aperti, mentre vede quasi tutto, anche troppo, anche quello che non c’è nel Mondo, quando li chiude. Sono una diversamentevedente; mi ami lo stesso?.

Io son quella che quando vede il Mondo se ne sta lì a pensarlo e non sa interrogarlo, proprio non sa che dire. Mio carissimo Amore, se davvero sei quello che penso, perchè non mi insegni a fare le domande giuste, a guardare con gli occhi grandi?

Perchè non mi insegni a vedere, fino a capirci qualcosa, perlomeno, o perlopiù; fammici vedere almeno l’orizzonte in questi miei pensieri che sanno di sacchi di sabbia e pesano, perchè non sanno dove andare.

Mio carissimo Amore, se mi senti come io ti sento, dovresti perlomeno abbassare un po’ il volume, che mi confondi le idee con tutto il tuo ciarlare.

Mio carissimo Amore, smettila di sorridere quando ascolti le mie parole, che lo so che non son tanto sagge e savie, ma non è un buon motivo per farmelo capire ridendone sotto i baffi, pofferbacco!! Come dici? I tuoi non sono baffi? Fa niente; tanto prima di conoscerci te li puoi sempre far crescere, così, per farmi un regalo di coerenza e per farti poi dire che mi piacevi di più senza.

Mio carissimo Amore, lo so, son volubile, ma questo è niente; di me non sai il peggio, non sai che per lo più sono addirittura indecente.

Mio carissimo Amore, se mi ami come io ti amo, siamo a posto: tu al tuo, io al mio.

Mio carissimo Amore, non chiederti niente, che altriementi son certa che non verrai mai da me, ma certo cercherai un altro amore, una altro posto. Sii ignaro, che è meglio.

E così l’affranco e la spedisco.

AlmiocarissimoAmorecheamopurnonessendoinnamorata